Fuggire sì ma dove: non in campagna. La verità dietro la " fuga" dalle grandi città
Ma le persone lo fanno davvero, lasciano davvero le grandi città per ritrovarsi in piccoli e pittoreschi borghi?
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Tra le idee che Hollywood propaganda ma in cui non crede c’è quella che vede le piccole città come nettamente preferibili alle metropoli. E non solo nelle trite e ritrite commedie di Natale: film dopo film, il cinema pop ripropone la convinzione che nelle grandi città si vive male e che prima o poi, l'eroe o l'eroina, sceglierà di traslocare in un posto con 32 abitanti e un solo bar. Chiaramente spesso è Tutta colpa dell'amore, come il titolo di un film del 2002 che appunto celebra il personaggio di Reese Witherspoon proprio perché sceglie di lasciare la grande città per un piccolo centro in Alabama. Ma nella vita vera?
I giovani in Italia vanno via dalle grandi città per trasferirsi nelle zone più verdi o, almeno, in centri più piccoli e a misura umana? No. Non ancora. La scelta di allontanarsi dalla città italiane è stata compiuta più durante e immediatamente dopo i lockdown, quando l'emergenza Covid ha messo nel panico milioni di persone. Ma terminata o almeno arginata la pandemia, la gente torna a fare i conti con costi della vita esorbitanti, affitti impossibili da pagare e stress. Vorrebbero andarsene ma non possono.
Leggiamo però sulla rivista Dazed che invece quasi la metà dei giovani londinesi tra i 18 e i 24 anni intendono andarsene dalla capitale britannica entro i prossimi dieci anni. E lo stesso vale per la Cina, dove già tantissimi giovani si stanno trasferendo in aree più verdi, e per gli Stati Uniti, che vedono la generazione Z sognare le grandi pianure e le zone boschive. Pochi giorni fa è uscita una nota dell'agenzia di stampa Adn Kronos: italiani in fuga dalle grandi città, soprattutto a causa del caro affitti, ed è boom di richieste in provincia. Scopriamo che sono soprattutto le città ben collegate e vicine ai grandi capoluoghi a essere favorite. Si registra infatti un +108 per cento della domanda per il comune di Mantova, +50 per cento per Brescia, per Lodi un +43 per cento. Nei dintorni della capitale, è Rieti ad aver attirato l'interesse, con un +144 per cento della domanda nei 12 mesi.
fuggire sì ma dove: a pochi metri dalla metropoli
Allo stesso tempo, è scesa la domanda su Milano, calata in 12 mesi del -15,2 per cento, con un aumento dei prezzi del 10 per cento. Infatti la questione è più che altro di natura economica: Milano, Roma e Napoli, i tre centri coinvolti da uno studio Tecnocasa offrono soluzioni immobiliari insostenibili per molte persone. Almeno a nord Italia. Perché non ci si allontana dai grandi centri del sud: infatti a Palermo la domanda di affitti è del +45 per cento. Allora i giovani e le giovani del Bel Paese scelgono di spostarsi da per trovare la felicità – e la sicurezza di un tetto sulla testa – dove possono. Se devono restare a nord migrano verso piccoli comuni che, in fin dei conti, distano anche poco dai capoluoghi. Non proprio nelle zone rurali o “green”, che significherebbe abbracciare uno stile di vita più rilassato, magari lavorando in smart oppure in part time. Semmai l'idea è di raggiungere la città grande e frenetica solo in occasioni accuratamente selezionate. Se vivono a sud cercano comunque la grande città. Infine, un sondaggio fatto in Italia ci conferma che gli italiani di fatto sognano il piccolo centro: il 74 per cento - quasi 3 persone su 4 - ha detto basta a stress, traffico e routine da capogiro introducendo piccoli-grandi cambiamenti nel proprio stile di vita, si legge su Repubblica. C’è chi ha ripensato piccole abitudini (35 per cento) e chi invece ha apportato modifiche più consistenti (39 per cento) come trasferirsi in un’altra regione o Paese o intraprendere un percorso professionale inaspettato.
Ma non lo fanno. Come dimostrano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano che ci dicono che sebbene quasi tutte le grandi imprese (96 per cento) prevedono lo Smart Working, solo il 14 per cento di chi lavora da remoto ha cambiato casa o ha deciso di farlo scegliendo, nella maggior parte dei casi zone periferiche o piccoli centri.
da nord a sud: non dalla grande città al piccolo centro
Quindi per conlcudere, in Italia stiamo assistendo ancora a migrazioni di giovani che si spostano verso l'estero o dal sud del Paese verso il nord. Complice il divario retributivo e le possibilità, perfino, di trovare sbocchi di carriera che diano seguito ai percorsi di studio faticosamente portati a termine. Secondo uno studio di Istat che ipotizza cambiamenti demografici, nel corso dei prossimi cinquant'anni le aree interne sono destinate a svuotarsi: “sulla base dello scenario di previsione mediano si prevede un calo graduale ma continuo della popolazione residente”, e del sud. Si legge infatti che “L’età media aumenterà costantemente, tra cinquant'anni anni la popolazione del Mezzogiorno sarà significativamente più vecchia del Nord e del Centro”.
i sogni son desideri
E quindi forse conviene diffidare da articoli che raccontano di giovani, soprattutto di Gen Z, che lasciano le grandi città per traslocare in campagna o nei centri piccoli: sono più che altro la restituzione di una volontà, di un desiderio, espressi spesso a mezzo social e per seguire hashtag che vanno di moda. Poi in realtà i giovani italiani restano esattamente dove sono. A meno che non si tenga conto di chi si lascia incoraggiare da bonus e incentivi vari. Come quello promosso dalla Regione Sardegna tra assegni mensili per chi ha almeno un figlio e risiede o si trasferisce in un Comune con meno di 3mila abitanti, il contributo al mutuo della prima casa e il supporto per l'apertura di attività economiche. Ma senza incentivi di questo tipo è difficile che una persona giovane e con una carriera da costruire scelga di andare a vivere lontano da servizi e possibilità di lavoro. E lo scriviamo consapevoli del fatto che è una scelta infelice: se potessero chissà quante persone scapperebbero dalla frenesia delle metropoli, coacervi di disservizi, traffico, inquinamento e bolgia. A fronte, però, di un costo della vita che ha raggiunto livelli da barzelletta. O da film horror. Decidete voi.
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