I lati oscuri del "glow up" che tutte vorrebbero: soldi, botox e filtri social
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Quando Lindsay Lohan ha pubblicato le sue foto di ritorno sulle scene, molte persone - tutte - hanno parlato di un vero e proprio glow up. L’attrice, un tempo simbolo delle difficoltà di crescere sotto i riflettori, è apparsa radiosa, ringiovanita e "sana": segno di una trasformazione che è andata oltre l’estetica, come se avesse abbracciato un percorso di crescita personale che si riflette sul volto. Ma è così?
Sarebbe un esempio positivo di vero glow up e di come, inteso correttamente, esso rappresenti una rinascita. Ma, come spesso accade, la narrativa del glow up ha anche un lato oscuro, alimentato da pressioni sociali e aspettative irrealistiche che non tutti possono permettersi di soddisfare.
Il fascino (e il messaggio) del glow up
Nella sua natura, il glow up racconta una storia di miglioramento e speranza. È una metafora visiva e concreta di come le persone possano trasformarsi, non solo esteriormente ma anche interiormente. E, chiaro: non c’è nulla di sbagliato nel voler migliorare, prendersi cura di sé e celebrare il proprio percorso. Anzi, per molte persone, il glow up può rappresentare un momento di emancipazione e di rinnovata cura. Le fotografie e i video che spopolano sui social di tutto il mondo, stanno documentando infatti trasformazioni spettacolari – su Instagram, TikTok e YouTube – di creators di ogni età che diffondono questi contenuti "inspirational" mostrando il lato fascinoso del glow up ma anche consigli pratici e, senza accorgersene, alimentando diktat estetici. Come tutto ciò che riguarda l'aspetto esteriore e la condivisione social, anche la questione del glow up, se non gestita con equilibrio, può diventare tossica.
Molti contenuti sul glow up si concentrano infatti sull’aspetto esteriore: pelle perfetta e più chiara e luminosa possibile, capelli impeccabili e allisciati, fisici asciutti e longilinei. Canoni, l'abbiamo detto centinaia di volte, sempre uguali, sempre "eurocentrici".
Questo crea un’inevitabile associazione tra miglioramento personale e aderenza a standard estetici che per la maggior parte delle persone sono irrealistici. Esistono forme del corpo, colori della pelle, texture dei capelli che qui invece vengono cancellate nel nome di un presunto "glow up". E qui risiede il problema: il glow up si trasforma in una misura di bellezza che alimenta il senso di inadeguatezza in chi non riesce a raggiungere quegli obiettivi (o semplicemente non ha le risorse economiche per farlo). Anche perché, nella maggioranza dei casi, i video delle trasformazioni "shock" di creators e influencer, sono dei fake.
Ma c'è una questione di privilegi: economici ed estetici
Pur con tutti i filtri messi a disposizione dei social o dai programmi di editing, alcune persone non possono materialmente accedere agli standard di bellezza che si celano dietro i finti "glow up" spirituali e personali. Le trasformazioni spettacolari vere come quella di Lindsay Lohan richiedono denaro per trattamenti estetici, cure dermatologiche, abbonamenti in palestra, consulenze nutrizionali e prodotti di lusso. Non tutti possono permetterselo, e ciò crea una discrepanza tra chi ha le risorse per un glow up da copertina e chi deve affrontare sfide quotidiane ben più concrete e, ancora, chi si sottopone a trattamenti "low cost" spesso pericolosi e il cui risultato evidenzia ancora di più la mancanza del privilegio economico.
Ma c'è anche un privilegio estetico, alla base del glow up che "riesce". La società tende a favorire chi già parte da un determinato livello di "bellezza" percepita. Il glow up di una persona con tratti considerati universalmente attraenti sarà celebrato mentre quello di qualcuno che non rientra negli standard estetici dominanti rischia di essere ignorato, non riconosciuto o schernito.
Le piattaforme social amplificano tutto ciò in una costante challenge a chi è più bella e più luminosa. La sensazione è che il glow up sia un ennesimo obbligo esercitato dall'esterno che può risultare devastante, specialmente per le persone più giovani che sono spinte a confrontarsi con immagini che non riflettono la realtà ma che stanno diventando una "realtà".
Il glow up autentico è quello che inizia dall'interno
Il glow up dovrebbe tornare a rappresentare il buon esito di un percorso personale. Non tutti i glow up devono essere spettacolari o visibili: anche piccole vittorie, come dormire meglio, alimentarsi in modo più sano, liberarsi delle proprie relazioni tossiche o imparare a dire di no, sono delle trasformazioni che inevitabilmente impattano, in positivo, sull'aspetto esteriore. Perché la nostra società riesce a trasformare ogni cosa in una corsa per raggiungere un modello imposto dall'esterno?
Le foto di Lindsay Lohan ci ricordano che il glow up si ottiene quando la rivoluzione parte dallì'interno. E proprio perché l'attrice parte da uno spazio di innegabile privilegio economico ed estetico, vale la pena notare che solo quando ha lavorato su di sé ha ottenuto questo effetto: i soldi li aveva anche due anni fa, anche tre anni fa. E allora conviene prendere con le pinze questa dilagante narrazione del miglioramento estetico affinché non finisca per alimente la già diffusa ossessione per gli standard irrealistici.
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