I maschi stanno rimanendo indietro, anche da adulti: tutto ciò che non vorremmo dire (ma dobbiamo)
Ma se questa crisi non fosse una novità, bensì un disagio antico che il patriarcato ha sempre taciuto?
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I giovani uomini sono indietro rispetto alle giovani donne in diversi ambiti: dall’istruzione, all'emotività, all’inserimento lavorativo.
Un recente articolo del New York Times cita dati concreti per scrivere nero su bianco che stiamo assistendo a un’inversione storica delle disuguaglianze di genere, dove il maschile rischia oggi di diventare sinonimo di marginalizzazione (noi crediamo proprio di no). Ma se invece fosse sempre stato così e ci fosse stato proibito dirlo?
maschi che arrancano a scuola, in ufficio e nelle relazioni
I numeri che il NYT tira fuori sono impressionanti. Negli Stati Uniti, le donne costituiscono il 60 per cento dell'utenza universitaria, le ragazze ottengono voti più alti a tutti i livelli dell'istruzione e sono meno inclini all’abbandono scolastico. Sul fronte comportamentale, sono anche meno coinvolte in comportamenti a rischio, come abuso di sostanze o criminalità minorile.
Questa distanza si riflette poi nell’età adulta, dove i giovani uomini mostrano tassi più alti di disoccupazione, isolamento sociale e problemi di salute mentale. Il rischio è, da un lato, ignorare il problema per timore di alimentare retoriche maschiliste. Dall’altro, affrontarlo con semplificazioni reazionarie che colpevolizzano i progressi femminili e femministi o invocano un ritorno a ruoli tradizionali. Nessuna di queste strade è utile.
Al contrario occorre riconoscere le difficoltà specifiche dei ragazzi, senza sminuire le battaglie ancora aperte per l’uguaglianza di genere.
Quindi, cosa sta succedendo ai maschi? Una parte della risposta sta nel cambiamento del mercato del lavoro e dei modelli educativi, che oggi premiano competenze comunicative, autocontrollo, empatia: abilità che, culturalmente, sono state considerate femminili e quindi ignorate e sedate dai maschi. Molti ragazzi crescono senza punti di riferimento solidi, spesso privi di modelli maschili positivi, bombardati da messaggi contrastanti su cosa significhi essere uomini in una società in rapido mutamento. E nel vuoto lasciato da famiglie, scuole e comunità, proliferano influencer reazionari e messaggi tossici: l’educazione invece può (e deve) essere il punto di partenza.
Giovani uomini "in ritardo": e se fosse sempre stato così?
Non è che per caso la cultura sessista ha prima tentato di costruire un mondo a misura di maschio e ora le altre identità si sono adeguate anche a quello, lasciando comunque il maschio indietro?
Per secoli la società ha guardato altrove e, quando costretta, ha manipolato la realtà fino a distorcerla per trarne vantaggio. Mentre le statistiche sull’istruzione, sulla salute mentale e sull’integrazione sociale segnalavano che i giovani uomini erano in difficoltà, una parte consistente del dibattito pubblico ha evitato di parlarne e di chiedersi perché. Perché la cultura sessista, la stessa che storicamente ha danneggiato le donne e le identità marginalizzate, ha reso ciechi, ciechi, anche davanti al disagio maschile.
L’articolo del New York Times sul tema, ("Non è solo una sensazione: i dati mostrano che i giovani uomini sono in ritardo", maggio 2025) conferma il trend e pure l'evidenza: i ragazzi sono in ritardo in molti ambiti chiave, il che è paradossale, visto che letteralmente il mondo è costruito su misura per loro. Le ragazze superano i coetanei maschi a scuola, le donne li superano ovunque possono: occupazione, salute, salute mentale, socialità, autocontrollo, leadership. E se non ancora per quantità, di certo per qualità.
Forse non siamo davanti a un'inversione, ma davanti alla prima vera occasione in cui possiamo dirlo. Forse la fragilità maschile è sempre stata lì, sotto una mitizzazione costruita a forza di manipolazioni, persecuzioni, divieti e norme sociali. Forse non è il maschile che oggi si sta rompendo e sta rimanendo indietro ma è il silenzio sulle difficoltà del maschile che finalmente si incrina, messo in luce da un mondo che non vuole più proteggere i maschi solo perché tali. Ma va bene così: non esistono super eroi, esistono solo persone.
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