Sante sì, Papesse mai: perché le donne possono fondare Ordini ma non scalare le gerarchie
Prima che diventasse religione ufficiale dell'impero romano, il Cristianesimo permetteva alle donne di essere sacerdotesse e predicatrici: con l'ufficializzazione sono nate le regole. E le regole le hanno fatte i maschi.
Sappiamo che Papa Francesco ha conferito più di una poltrona "di potere" alle donne all’interno della Chiesa: non ha spalancato le porte del potere gerarchico, ovvio, ma ha lasciato che alcune nomine venissero concesse a laiche e religiose. Al netto di queste eccezioni, però, le donne possono soltanto fondare ordini religiosi ma mai accedere ad alcun ruolo di potere, nemmeno quelle che poi vengono beatificate e santificate. Il perché é nella storia della Chiesa.
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Le nomine di Papa Francesco tra Curia e organismi vaticani
Come detto si tratta di significativi ma pur sempre piccoli passi verso una maggiore inclusione delle donne nei processi decisionali della Chiesa: Papa Francesco ha per esempio nominato Suor Nathalie Becquart al ruolo di Sottosegretaria del Sinodo dei Vescovi, cioè lei è la prima donna con diritto di voto in un Sinodo dei Vescovi.
Ma ci sono state anche Francesca Di Giovanni, sottosegretaria per il Settore multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato (anche lei la prima donna a ricoprire un incarico dirigenziale nella Segreteria di Stato). Barbara Jatta Ruolo: dal 2017 la prima direttrice donna dei Musei Vaticani.
La Segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale che, dal 2021, è Sister Alessandra Smerilli. Raffaella Petrini è Segretaria generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano: la donna con il ruolo più alto all’interno dell’apparato amministrativo dello Stato Vaticano. Infine Suor Nuria Calduch-Benages è la prima Segretaria della Pontificia Commissione Biblica. Francesco ha anche nominato sette donne, sia laiche che religiose, come membri dei dicasteri per i Vescovi, con potere consultivo su chi sarà nominato vescovo: Maria Lia Zervino (Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche) suor Yvonne Reungoat (ex superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice) suor Raffaella Petrini (citata sopra) e altre figure femminili accademiche o provenienti da ordini religiosi.
l'eslcusione sistemica delle donne dai ruoli di potere
Dalla nomina di suor Nathalie Becquart fino alla scelta di donne, anche laiche, in ruoli di consulenza e guida di dicasteri vaticani, si potrebbe avere l’impressione che la Chiesa stia finalmente iniziando a scalfire la sua corazza maschile. Ma la realtà è che l'istituzione è abbastanza immobile: le donne, nella Chiesa cattolica, possono essere sante, mistiche, fondatrici, consigliere o "esperte" ma non potranno mai essere prete, vescove, cardinalesse (non sappiamo nemmeno come declinare al femminile questi termini). E men che meno Papesse.
Per capire perché oggi le donne non hanno accesso alla gerarchia ecclesiastica, bisogna guardare indietro, molto indietro. Nelle prime comunità cristiane, nei secoli immediatamente successivi alla morte di Gesù, le donne avevano ruoli di rilievo: alcune erano diaconesse, altre presiedevano comunità domestiche, altre ancora venivano citate nelle lettere di Paolo come “collaboratrici nell’annuncio del Vangelo”. Non era una Chiesa egualitaria – è abbastanza anacronistico anche solo pensarlo – ma neppure rigidamente maschilista come è oggi, come sarebbe diventata nei secoli dei secoli.
La vera esclusione sistematica delle donne dal potere ecclesiale inizia con la progressiva istituzionalizzazione della Chiesa. Quando, cioè, il cristianesimo smette di essere una religione perseguitata e diventa religione ufficiale dell’Impero romano (nel quarto secolo) e si struttura secondo modelli amministrativi e giuridici romani, che erano profondamente patriarcali.
Le funzioni religiose cominciano a essere definite in termini di autorità e controllo e vengono date esclusivamente agli uomini. Le donne restano presenti – mistiche, monache, missionarie – ma progressivamente vengono spinte fuori dai centri decisionali, dalle stanze dei bottoni. Nel Medioevo l’esclusione si cristallizza definitivamente: il sacerdozio è maschile, di conseguenza il potere gerarchico anche. Le donne possono aspirare alla santità, non al governo. Possono fondare ordini religiosi, ma devono essere approvate da autorità maschili, possono influenzare – a volte anche in modo potente – ma mai comandare ufficialmente.
L’argomento teologico si consolida attorno all’esempio dei dodici apostoli, tutti uomini, interpretato come volontà esplicita e permanente di Cristo e, nei secoli successivi, anche il diritto canonico rafforza questa distinzione rendendola immodificabile secondo la dottrina ufficiale.
Così, mentre il mondo cambiava – e con esso le società, le politiche, perfino le monarchie – la struttura della Chiesa rimaneva saldamente ancorata a un modello gerarchico maschile, ritenuto parte essenziale del disegno divino.
Nel frattempo le donne hanno continuato a fare:, riuscendo ad avere ruoli determinanti nella storia del cattolicesimo. Da Caterina da Siena a Teresa d’Avila, da Chiara d’Assisi a Teresa di Calcutta, le donne hanno ispirato e fondato ordini religiosi, guidato comunità, influito su Papi e sovrani, ma restando sempre ai margini della struttura di comando della Chiesa.
non una cultura ma una scelta, anzi, una decisione
La Chiesa non interpreta l'esclusione femminile come un limite culturale del tempo con cui fare i conti, ma ancora oggi la abbraccia come "intenzione divina". Giovanni Paolo II lo ha ribadito nel 1994 in maniera abbastanza definitiva con un editoriale lunghissimo che possiamo riassumere così: "La Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne". Punto. Poi, sia Wojtyła che Bergoglio che perfino Ratzinger hanno parlato dell’importanza delle donne come “colonne” della Chiesa. Ma la gerarchia sacramentale – che è ovviamente anche quella del potere – resta saldamente maschile. E non c’è contraddizione, come non c'è contraddizione nel patriarcato: le donne vengono lusingate per la loro importanza nella tenuta della macchina sociale ma persuase a restare fuori dai posti di potere. Autorevoli, ma non “autorità”.
In tal senso, proprio per questo la santità è considerata un ambito “femminile” ma il potere sacramentale un ambito “maschile”. La promessa di una santità - proprio come la cultura che celebra la mestizia femminile fuori dalla Chiesa - invita le donne di Chiesa a restare remissive, a lavorare in silenzio.
Fuori dalle mura vaticane: le altre Chiese
Le chiese protestanti storiche – quella anglicana e luterana – ordinano donne da decenni. Molte sono vescove, alcune anche primate delle loro comunità. La Chiesa Anglicana prevede che le donne possono diventare preti (pretesse?) dal 1970 in alcune province e vescove in molte altre. La Chiesa d'Inghilterra ha ordinato la sua prima donna vescova nel 2015: celebrano l’eucaristia, predicano e amministrano i sacramenti. La Chiesa Episcopale (Stati Uniti) che è parte della Comunione Anglicana prevede che le donne siano ordinate dal 1976 e la prima donna vescova primate è stata Katharine Jefferts Schori (2006–2015). Nei meandri delle Chiese Luterane è pure permessa l’ordinazione femminile: parliamo della Chiesa Evangelica in Germania (EKD), della Chiesa Luterana Svedese e della Chiesa Evangelica Luterana in America (ELCA). Le donne possono celebrare la Cena del Signore, battezzare, officiare matrimoni e funerali.
La Chiesa Metodista Unita ordina donne pastore da decenni. Come vediamo nei film o nelle serie Tv d'oltreoceano le donne possono predicare, celebrare l'eucarestia e amministrare tutti i sacramenti. E anche in Africa e Asia si trovano donne vescove metodiste. In molte chiese riformate e presbiteriane le donne possono essere pastore e celebrare la messa (o funzione equivalente: parlare di "messa" a volte è fuorviante). Infine ci sono le Chiese Battiste, dove le pratiche variano molto tra loro: in molte chiese battiste progressiste le donne possono predicare e amministrare i sacramenti ma in quelle più conservatrici sono escluse dal ministero pastorale.