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Perché le battute degli uomini etero non fanno ridere (e il motivo è più profondo di quanto pensi)

Perché le battute degli uomini etero non fanno ridere (e il motivo è più profondo di quanto pensi)
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Non si evolvono e non accettano critiche: gli uomini etero non fanno più ridere e troppo spesso fanno battute orrende.
Il problema è che qualcuno, qualcuna, che ride lo troveranno sempre. 
di Eugenia Nicolosi

La premessa è che chi scrive ha amici maschi etero che fanno ridere e che questo editoriale si basa su studi tematici su larga scala fatti all'estero. Ma pare che dilaghi un tipo di "umorismo" (sì, è tra virgolette) maschile che sembra vivere in una bolla temporale alternativa.

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Le battute, in pieno stile Bagaglino, girano sempre attorno agli stessi assi: la partner descritta come una rottura di scatole, l’amico preso in giro con allusioni omosessuali, la quotidianità di milioni di persone ridotta a cliché. E non è per farne (solo) una questione di gusto, è proprio un tema di aggiornamento software.

Le battute sulla moglie "rompiscatole": un cliché senza contesto sociale

Per molto tempo ai maschi etero non è stato chiesto di affinarsi e affinare davvero il proprio linguaggio, nemmeno quello comico. Per come stavano messe le cose a loro bastava esistere e dovevano solo scegliere chi eleggere a partner, aspettandosi somma gratitudine da parte di donne che per convenzioni sociali o proprio leggi, non avevano altre risorse per sopravvivere che sposare un maschio etero

L’ironia o comunque un surrogato di essa, serviva più a loro che a far ridere davvero e siccome il gruppo di simili rideva, voleva dire che tutto funzionava.

Il problema emerge oggi che sempre più raramente, per fortuna, i maschi etero sono il centro del mondo e sempre più raramente sono necessari alla sopravvivenza (giusto i capi, giusto per i leccapiedi e le leccapiedi che rideranno sempre a battute che non fanno ridere).

La pantomima della moglie rompica****, per esempio è un modello narrativo che presuppone un mondo in cui la relazione, da parte del maschio etero, è tolleranza. E diciamo che è più una circostanza penosa che ironica. Infatti quel tipo di battuta, venendo a mancare il contesto sociale che imponeva ai maschi di ammogliarsi (sennò poveracci, anche su di loro cascate di stigmi e battute omofobe), resta tristemente vuota.

Lo stesso vale per le battute sugli amici fr***. Probabilmente per anni hanno funzionato come test di complicità e purtroppo ancora oggi funzionano per stabilire un livello base di mascolinità per i componenti della gang. Oggi non scandalizzano e non sorprendono e soprattutto nella maggior parte dei casi c'è un (vero) gay a quel tavolo o in quello spogliatoio che penserà solo che il battutaro è fermo all'84.

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(getty)

Il repertorio insomma è rimasto fermo. E succede quando un linguaggio non è costretto a evolversi, allora si auto-cita all'infinito: le battute di molti uomini etero oggi sono identiche a quelle dei loro padri e dei loro nonni. 

Il punto sociale, più che comico, è che una parte dell’umorismo maschile etero di gruppo non nasce nemmeno per essere brillante, per far ridere, nasce e si manifesta per tenere in piedi una gerarchia, un’identità e un patto di riconoscimento reciproco. Per questo spesso, fuori dalla loro cerchia non fa ridere.

Perché non fanno ridere e perché continuano lo stesso

Il problema di una certa (non) comicità maschile non è la cattiveria, magari lo fosse. È proprio la arretratezza. Sono battute che nascono dentro un ordine sociale preciso: un mondo in cui la virilità va confermata di continuo, l’intimità va sabotata prima che diventi imbarazzante perché tra amici non si parla assolutamente di sentimenti e il gruppo maschile deve restare il tribunale che decide cosa è normale e cosa no. Per questo fuori da lì non funzionano come non funzionano le conversazioni, i maschi etero infatti spesso sono pure incapaci di chiacchierare.

Perché allora alcune donne ridono lo stesso? Non perché sia davvero divertente, non lo è quasi mai. Spesso perché la risata femminile, socialmente, ha anche altre funzioni. Può essere diplomazia (ahinoi) o può essere flirt. Può essere il piccolo tributo richiesto per non sentirsi dire "eh ma non ridi mai" e per non dover aprire una discussione su quanto quella battuta fosse patetica.

C’è anche un’altra dinamica: per secoli alle donne è stato insegnato che far sentire spiritoso un uomo è una forma di competenza sociale. Non devi per forza ammirarlo davvero, basta restituirgli l’impressione di essere brillante. È una vecchia tecnologia relazionale. Alcune la usano per convenienza, altre per abitudine, altre ancora perché in certi ambienti la compiacenza resta la moneta più spendibile.

ci estingueremo per colpa degli uomini che non si evolvono?

Il risultato, però, è che queste che ridono vanno con le dita negli occhi a tutte le altre. Una battuta mediocre riceve comunque premio, quindi non evolve. Se gli amici ridono, se al tavolo parte il riflesso automatico, se qualcuna annuisce, allora la battuta funziona. Ma funziona dove? Dentro un sistema chiuso e traboccante di pressioni sociali che opprimono tutti e tutte. 

Perché non se ne preoccupano? Perché dovrebbero farlo? Se gli dici che quella battuta è idiota o imbarazzante, lui sente solo una critica e la prende sul personale. E darà la colpa a chi "non lo capisce" o l'ha con lui, nella grande congiura contro i maschi etero pilotata dall'ideologia gender. Ma non difende la battuta in sé, difende il suo diritto a rimanere uguale a sé stesso. Per l'eternità. Poi si domandano perché sono tutti single