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"Jobs don't have gender" Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Studentessa sa andare in moto da cross, aggiusta i trattori e ama truccarsi: perché ancora ci meravigliamo?

Studentessa sa andare in moto da cross, aggiusta i trattori e ama truccarsi: perché ancora ci meravigliamo?
C’è differenza tra raccontare una storia per normalizzare la realtà e stupirsi quando una giovane donna non si conforma ad uno stereotipo di ragazza, dalla studentessa amante dei gioielli al “maschiaccio” che non gioca con le bambole e preferisce le moto. 
di Maya Artusi Moro

Circola sul web la storia di Beatrice, una delle due studentesse iscritte al corpo della Scuola di Formazione Professionale in meccanica industriale di Zevio (le uniche ragazze a fronte di un corpo studentesco di 59 uomini). Il contrasto tra mani macchiate d’olio per motore e occhi truccati con l’ombretto è ancora qualcosa di tanto sorprendente nel nostro Paese da fare notizia, come se la passione per un lavoro manuale, le moto e i trattori fossero stranamente conciliabili con passatempi che normalmente associamo alla femminilità. Perché accade questo? 

"Non è da maschio": la campagna contro gli stereotipi di genere nel lavoro

Beatrice, studentessa di meccanica industriale 

Beatrice è una normale studentessa, una pendolare: parte alle sei di mattina da Centro di Tregnago, un paesino in provincia di Verona, per arrivare a scuola con lo zaino pieno delle dispense della scuola, che per lei ha la forma di un’officina: a lezione ciò che impara non è tanto teorico, ma piuttosto è come si saldano le lastre o si torniscono le barre: “D’accordo, qualcosa devo imparare. Non troppa storia, però.” Preferisce decisamente perfezionarsi nelle bozze tridimensionali dei pezzi. Ciò che è chiaro, anche dal fatto che nel tempo libero, in cortile, si dedica a smantellare e riassemblare scooter e i Tir di papà, è che le piace sporcarsi le mani: “Non soltanto all’Sfp, ma anche, anzi soprattutto, dentro un capannone. Accadrà già durante l’alternanza scuola-lavoro. Un mese e mezzo al secondo anno, due mesi al terzo anno.” 

Il problema degli stereotipi di genere e delle narrazioni ad essi associate
Il problema degli stereotipi di genere e delle narrazioni ad essi associate  (getty images)

Il futuro in ditta: tecnico specializzato e intermediaria 

Il prospetto lavorativo? Dopo il diploma triennale, Bea si aspetta di ricoprire un ruolo indispensabile in ogni ditta: la figura intermediaria specializzata tra l’ufficio tecnico e il personale ai macchinari, per la quale lo stipendio dovrebbe essere pari a quello dei suoi colleghi uomini: “Interpreterò il disegno che mi sarà affidato e, contemporaneamente, realizzerò il pezzo previsto. Se mai ci saranno delle indicazioni sbagliate, suggerirò delle modifiche prima di avviare la produzione.” Un domani, però, sogna di essere imprenditrice. 

Nel tempo libero? La moto e i trucchi 

La più grande passione di Beatrice sono, da sempre, le moto; infatti il regalo che spera ardentemente di ricevere quest’anno è una KTM 125, una moto da cross, proprio come quella che hanno tutti i suoi amici. Il primo passo è prendere il patentino e poi lanciarsi in sgommate da brivido sulle stradine di campagna nei dintorni del suo paese. Ma, rullo di tamburi, la tuta blu da lavoro non è tutto ciò che la giovane indossa: “Il sabato e la domenica, quando sono a casa, mi trucco e mi ingioiello: anzi, prima o poi modellerò un anello rigorosamente di metallo. Così, in un semplice oggetto, condenserò i miei impegnativi ambienti: casa e scuola.” 

Moto, trattori e motori sono tutti passatempi della giovane studentessa.
Moto, trattori e motori sono tutti passatempi della giovane studentessa.  (getty images)

Il dualismo dello stereotipo: lo stupore è necessario?

Perché una simile storia fa notizia? E soprattutto, perché è condita da dettagli come il fatto che Beatrice, da piccola, non ha mai giocato con le bambole, o che la giovane “ha la stessa dimestichezza dei ragazzi quando maneggia gli attrezzi”, come se essere diversa dalle altre ragazze fosse motivo di vanto? Infine, perché una semplice ragazzina presa a vivere la sua vita viene eletta a "personificazione della parità di genere"? Forse perché farà un lavoro ritenuto tipicamente da uomini, pur essendo una giovane donna, e “avrà la fortuna” di essere pagata allo stesso modo? Ma valorizzare l'operato di una delle poche giovani donne in un settore dominato dalla presenza maschile non dovrebbe coincidere con fare sensazionalismo se questa non si conforma né alla nostra comune idea di teenager - che poi, non c'è niente di male - né al "maschiaccio" che passa la giornata in mezzo ai motori, disprezzando l'universo femminile nella sua interezza.

Stereotipi di genere: non c’è niente di più straordinario che l’ordinario 

Questo caso è un perfetto esempio di come, anche quando si armati delle migliori intenzioni, a volte sia facile scivolare negli stereotipi di genere: la celebrazione di una ragazza che convive con la sua femminilità in un modo un po’ diverso da ciò che ci viene propinato come ‘lo standard’ si trasforma in un nido di ingenuità tendenti al sessismo. Nonostante dare visibilità ad una storia un po’ diversa dalle altre per normalizzarla sia, oltre che purtroppo ancora necessario, anche apprezzabile in senso lato, stupisce che nel farlo ci si sorprenda ancora di piccolezze, come se ogni persona non fosse la somma delle proprie, uniche esperienze e dovesse in qualche modo incasellarsi: se non da una parte, dall'altra.

Nel weekend si trucca e si mette i gioielli: sogna anzi, un giorno, di fondere un anello in acciaio.
Nel weekend si trucca e si mette i gioielli: sogna anzi, un giorno, di fondere un anello in acciaio.  (getty images)

I lavori, i vestiti e i passatempi non hanno genere 

Dovrebbe essere nozione comunemente risaputa, ormai, che l’interesse per le moto ed i motori non esclude necessariamente quello per altri passatempi tradizionalmente più ‘femminili’, tanto quanto l’assenza di questi interessi (come quello per le bambole) non minano l’identità di una donna come tale. Per questa ragione è nata la frase, diffusa soprattutto in ambiente anglosassone: “clothes don’t have gender”: i vestiti non hanno genere, così come gli hobby e perfino i mestieri. Un ragazzo può indossare l’eye-liner senza che questo lo renda omosessuale o meno uomo ed una studentessa può dedicarsi alla meccanica industriale, sia che si diletti con la danza classica o preferisca giocare a calcio, senza che questo intacchi o definisca la sua identità come donna.

Un singolo essere umano non rappresenta un'intera categoria

È fondamentale, infine, ricordarsi che i giovani, gli uomini e le donne di cui queste storie parlano non sono affatto simboli, incarnazioni o rappresentazioni di categorie e concetti più grandi, dalla parità all’intero genere femminile o maschile, ma semplicemente degli esseri umani che vivono piccole vite tanto ordinarie quanto irripetibili.