Parliamo di Looksmaxxing: tra cura di sé, mascolinità tossica e medicina estetica estrema (e illegale)
Medicina estetica estrema e prodotti di skincare illegali: la "looksmaxxing" nasce nei forum incel, in cui la mascolinità tossica regna
È entrato nel linguaggio dei social ma porta con sé una serie di questioni problematiche: è il termine "looksmaxxing". Oggi compare come hashtag nei video di TikTok, nelle - dichiarate - routine di influencer (uomini) e persino nelle conversazioni tra adolescenti.
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Dietro quella che sembra una semplice evoluzione del concetto di glow up si nasconde un fenomeno più complesso in cui rientrano benessere personale, mascolinità tossica e pressioni sociali. Con ciò (di pessimo) che ne deriva.
Dalle subculture online alla normalizzazione del looksmaxxing
Il looksmaxxing è una tendenza virale sui social media incentrata sulla massimizzazione dell'attrattiva fisica, spesso attraverso un miglioramento estremo di sé, che va dalla cura della pelle ("softmaxxing") a pericolose procedure cosmetiche ("hardmaxxing"). Popolare su TikTok e originario dei forum incel, prevede l'utilizzo di punteggi, la cura della persona e metodi particolarmente "intensi", per usare un eufemismo, come la frantumazione delle ossa per alterare la struttura del viso e migliorarsi e l'uso di integratori o peptidi non regolamentati o direttamente illegali.
Il termine looksmaxxing nasce soprattutto nei forum maschili, spesso quelli legati alla cosiddetta “manosphere”, un ecosistema digitale che include comunità incel e redpill. In questi ambienti, l’aspetto fisico viene trattato come un fattore determinante per il successo sociale e relazionale con le donne (che secondo questi uomini in realtà comanderebbero sul mondo).
Con il tempo, il concetto si è ripulito, diciamo, e diffuso su piattaforme mainstream come TikTok e Instagram. Qui ha perso gran parte del suo contesto originario, cioè ha perso il valore politico che ha nei forum degli incel, assumendo una forma più socialmente accettabile e commerciale: tutorial skincare, consigli fitness, trasformazioni estetiche documentate passo dopo passo.
Un esempio concreto è quello dei video virali intitolati Glow up in 30 days in cui creator mostrano cambiamenti radicali ottenuti attraverso dieta, palestra, skincare e styling. In questi casi niente di male: il looksmaxxing appare come una semplice evoluzione del self-care.
I tre livelli del looksmaxxing: il vero problema e la tossicità del fenomeno
Il fenomeno si articola generalmente in tre livelli, ciascuno con implicazioni diverse: base level, mid level e hard (o extreme) level.
La cura di sé del primo livello, quello base, prevede che il looksmaxxing coincida con pratiche ampiamente accettate: routine di skincare personalizzate, allenamento fisico regolare, alimentazione controllata ma sana e pure miglioramento della postura e una normale cura dello stile personale. Un esempio è quello di studenti universitari che, dopo il lockdown, hanno iniziato a documentare sui social il proprio percorso di miglioramento fisico ed estetico applicando solo "cura", ottenendo benefici anche sul piano dell’autostima.
Nel mid level l’estetica inizia a essere medicalizzata: si entra nel campo dei trattamenti estetici come il filler alle labbra o agli zigomi, il botox preventivo, lo sbiancamento dentale e altri trattamenti dermatologici avanzati. Secondo dati dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), negli ultimi anni si è registrato un aumento di interventi estetici tra i giovani sotto i 30 anni, spesso influenzati da standard visivi diffusi sui social. Quindi non realmente esistenti.
L'ossessione per la perfezione nel livello hard, in cui il looksmaxxing assume una dimensione radicale. La chirurgia estetica multipla, ortodonzia invasiva, analisi ossessiva della simmetria facciale, utilizzo di metriche pseudo-scientifiche (come la "jawline definition"). In alcuni forum, utenti condividono veri e propri piani di ottimizzazione, trattando il corpo e il volto come progetti ingegneristici. Questo approccio può sfociare, e di certo lo fa, in disturbi dell’immagine corporea o in una percezione distorta di sé.
il ruolo dei social nell'ossessione per l'estetica
Le piattaforme digitali amplificano qualsiasi fenomeno, compreso quello dell'attenzione all'estetica, attraverso algoritmi che premiano contenuti visivamente accattivanti. Il risultato in questo caso è una costante esposizione a volti e corpi percepiti come “ideali”. Un caso emblematico riguarda l’uso dei filtri di bellezza: secondo uno studio pubblicato su Body Image Journal, l’utilizzo frequente di filtri può aumentare l’insoddisfazione corporea, soprattutto tra i più giovani.
Inoltre, la narrazione del cambiamento estetico come processo rapido e controllabile, da parte di sedicenti professionisti, può creare aspettative irrealistiche. Video che mostrano trasformazioni in poche settimane raramente evidenziano fattori come genetica, condizioni economiche o interventi non dichiarati.
Va sottolineato che nonostante le origini (incel e redpillati), non tutto il looksmaxxing è negativo. Per molti ragazzi e molti uomini rappresenta un modo per prendersi cura di sé, migliorare la propria salute e acquisire sicurezza. È ovvio d'altro canto che il confine tra cura e ossessione, di questi tempi, si è fatto sottile.
I rischi maggiori sono per esempio lo sviluppo di dismorfia corporea e la dipendenza dalla validazione esterna (like, commenti), in un confronto costante con standard irraggiungibili (perché irrealistici, creati digitalmente) e infine la medicalizzazione precoce dell’aspetto. Un esempio concreto è quello di giovani che, insoddisfatti del proprio aspetto naturale, iniziano precocemente trattamenti estetici, entrando in un ciclo difficile da interrompere.