I tre insegnamenti che mancano alla scuola italiana secondo Matteo Saudino, alias BarbaSophia: ecologia, affettività e "conosci te stesso"
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Ci raggiunge al Book Pride con una delle sue iconiche t-shirt e ci racconta quale delle tante catch-phrases filosofiche vorrebbe tornasse sulla bocca di tutti. Matteo Saudino — per moltissimi semplicemente BarbaSophia — ha fatto della filosofia un atto di resistenza e della scuola un campo di battaglia per la democrazia e l’emancipazione.
Chi è Matteo Saudino, alias BarbaSophia, insegnante e divulgatore della filosofia dell'oggi
Laureato in filosofia politica a Torino, ha attraversato per più di un decennio le aule dei licei piemontesi da vero “nomade del pensiero”, insegnando in contesti diversi, tra scuole tradizionali e sperimentali. Una lunga gavetta che ha contribuito a costruire uno sguardo lucido e radicale sulla scuola italiana, vissuta sempre con passione e spirito critico.
La svolta arriva nel 2015, quasi per gioco, quando carica su YouTube una lezione su Pitagora. È l’inizio di BarbaSophia, un progetto di divulgazione che negli anni si trasforma in un punto di riferimento nazionale per chi cerca strumenti per pensare, capire e – perché no – dissentire. Oggi Saudino è autore di libri, podcast, spettacoli teatrali, manuali scolastici. Le sue riflessioni attraversano i grandi nomi della filosofia – da Socrate a Hegel – per arrivare dritte al cuore dei temi più urgenti del nostro presente: pace, giustizia sociale, diritti umani, scuola pubblica. In questa intervista gli abbiamo chiesto di parlarci proprio di scuola, del ruolo della filosofia nella società e di cosa significa oggi, in un Paese attraversato da disuguaglianze e derive autoritarie, formare le coscienze — e farlo ogni giorno, tra i banchi.
Quali sono, secondo te, le tre materie che mancano oggi nella scuola italiana?
"La prima, fondamentale, è l’educazione alla consapevolezza di sé"
Risponde Saudino: "La scuola non dovrebbe insegnarti un lavoro, ma aiutarti a conoscerti. A capire chi sei, come funzioni, cosa ti muove. E solo da lì, da quella conoscenza profonda, possono nascere le competenze e le scelte — anche professionali — che farai nella vita. Questo è quello che mi piacerebbe venisse insegnato.
"La seconda è ovviamente l’educazione affettiva ed emotiva"
Ci trova più che d'accordo: "La scuola è ancora troppo improntata su una struttura logico-razionale, cartesiana: tutto è incasellato in unità di tempo, spazio, disciplina. Ciò non significa che gli studenti vadano bene in queste materie logico-razionali, anzi, ma il modello resta quello. C’è poco spazio per ciò che non si misura. Serve un’educazione che vada anche oltre l’esprit de géométrie, per dirla con Pascal, e ci porti a coltivare l’esprit de finesse, il cuore delle ragioni che la ragione non coglie. E invece educare le emozioni, coltivare la sensibilità, dovrebbe essere una dimensione centrale."
"La terza è l’educazione ecologica"
"Che non è semplicemente parlare di ambiente," specifica: "ma capire che siamo parte della natura. Non qualcosa di separato. E allora mi viene in mente Spinoza, Deus sive Natura: Dio, ovvero la Natura. Manca un’educazione che ci insegni a stare in armonia con ciò che ci circonda, perché quella natura siamo anche noi."
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