Giudizi da ottimo a gravemente insufficiente: nuova inversione di marcia nelle pagelle della scuola primaria
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Nell’orizzonte giudizi scolastici si frena ancora una volta e si inverte la marcia: il nuovo emendamento del governo, inserito nel disegno di legge sulla revisione del voto in comportamento che il Senato analizzerà in settimana, spazza via la riforma di poco più di tre anni fa che aveva abolito i voti numerici, sostituendoli con giudizi descrittivi rappresentativi del livello di acquisizione degli argomenti raggiunto dagli alunni (base, intermedio, avanzato). Tornano i giudizi sintetici, i classici "ottimo, distinto, insufficiente" di trent’anni fa.
Il Ddl sul voto in condotta: a scuola tornano "ottimo, distinto e insufficiente"
Questa è la decisione presa da Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito: dall’anno prossimo, le pagelle della scuola elementare dovranno riportare le valutazioni sintetiche in scala: ottimo, distinto, buono/discreto, sufficiente, non sufficiente e, nuova aggiunta al momento ancora da confermare, gravemente insufficiente. Il Ddl, che per altro prevede un inasprimento delle norme per valutare la condotta dei bambini, dovrà essere soppesato in settimana dalla Commissione del Senato per ottenere l’approvazione ufficiale. L’obiettivo annunciato da Carmela Bucalo, relatrice dell’emendamento, è “andare incontro alle famiglie disorientate” dall’attuale sistema, meno intuitivo, perché “hanno bisogno di chiarezza e immediatezza”.
Voti numerici, giudizi sintetici e valutazioni descrittive: le differenze
Nel corso degli ultimi 50 anni, le pagelle degli studenti di scuola primaria sono cambiate dieci volte, al passo con le diverse riforme scolastiche e le differenti visioni pedagogiche annesse. Prima i voti numerici da 1 a 10, poi i giudizi sintetici degli anni 70, poi di nuovo i numeri reintrodotti dalla riforma Gelmini, infine i giudizi descrittivi di Azzolina. Quest’ultimo sistema, avviato nel 2020, si basava sul principio che le valutazioni non dovessero rappresentare lo studente nella sua totalità, andando, specialmente in giovane età, a minarne l’autostima, ma semplicemente identificassero il livello di apprendimento raggiunto in un determinato argomento: "in via di acquisizione", "livello base", "intermedio" o "avanzato". Per imparare ad segnalare esattamente a quale punto del processo di apprendimento si trovasse il bambino, le scuole si sono sottoposte ad un immenso lavoro, la complessiva ridefinizione degli obiettivi e degli strumenti di verifica nei percorsi formativi e preparazione degli insegnanti, in genere molto favorevoli, alla nuova metodologia.
Una riforma osteggiata dalle scuole e dagli insegnanti
Le pesanti ruote di questo processo hanno da poco iniziato a girare dopo il primo assestamento e già vengono già interrotte senza una verifica dei risultati ottenuti in così poco tempo e senza che ci sia stata una discussione pubblica sul tema. La decisione, infatti, è già osteggiata da molti maestri, insegnanti, genitori e pedagoghi, che la ritengono inefficace e addirittura deleteria.
La pedagogia rifiuta la marcia indietro
Secondo Cristiano Corsini, docente di Pedagogia all’Università d Roma 3, la valutazione sintetica si basa esclusivamente sui due poli di fallimento e successo, scoraggiando l’apprendimento, anziché utilizzare gli errori come strumento per imparare, come riescono a fare i giudizi descrittivi. Daniel Novara, pedagogista, lo definisce come “un sistema di valutazione punitivo”. E ancora Dario Ines, docente di Pedagogia all’Università di Bolzano, lancia una domanda provocatoria: gli insegnanti devono sentirsi giudici o allenatori? Devono giudicare gli alunni o aiutarli ad arrivare alla prestazione massima? “Quando si vince, si vince in due. Ma è un processo lungo, che implica un cambio di mentalità: molti insegnanti vedono il voto anche come uno strumento di controllo. Inoltre, dare una valutazione è molto più impegnativo che assegnare un voto”. Con questo cambiamento, in sostanza, si perderà il significato della parola stessa "valutazione", che vuol dire proprio "dare valore", valorizzare ciascun bambino nel suo diverso percorso di apprendimento, senza farli sentire fragili, non capaci e inadatti.
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