Nuove misure per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne
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La tragedia di Giulia Tramontano
Tutta Italia ha assistito con apprensione alla ricerca di Giulia quando ne è stata denunciata la scomparsa, per poi apprendere l'orrore della verità solo pochi giorni dopo: la giovane incinta al settimo mese è stata uccisa dal suo compagno e padre del bambino che portava in grembo. Un femminicidio efferato che ha sconvolto l'intero Paese; sempre maggiori dettagli emergono su questo caso, andando a delineare una situazione sconvolgente e inaccettabile. Chiamati a intervenire, prima la ministra Roccella e poi il ministro Piantedosi hanno manifestato la volontà di lavorare perché una tragedia come quella di Giulia Tramontano non possa mai più ripetersi.
La ministra Roccella: "Una scia di sangue che dobbiamo interrompere”
La ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Eugenia Roccella è intervenuta al TG1, commentando il caso di Giulia Tramontano: "Il suo caso è stato molto impressionante per la giovane età, ma anche perché era incinta di sette mesi e il suo bambino doveva nascere da lì a poco", ha dichiarato la ministra, per poi informare che il governo ha "rifinanziato, aumentandole di un terzo, le risorse per il piano antiviolenza, le case rifugio" e "il reddito di libertà, che sono le risorse a disposizione delle donne che non possono andare via di casa perché non hanno autonomia economica, e una nuova iniziativa, il microcredito di libertà".
Il ministro Piantedosi: pene più severe, prevenzione e informazione
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha rilasciato un'intervista a La Stampa nella quale ha approfondito l'argomento, dichiarando che "con i colleghi di governo, in particolare con i ministri Nordio e Roccella, stiamo lavorando a una ipotesi di intervento normativo da portare all’attenzione di uno dei prossimi Consigli dei ministri". L'obiettivo è "evitare che la violenza o addirittura l’omicidio sia commesso. Le pene severe servono, sono necessarie ma non riportano in vita la vittima e non esauriscono il problema", continua il ministro. "Per quanto di competenza del Viminale, stiamo ipotizzando un rafforzamento delle misure di prevenzione personali a partire dall’ammonimento nei confronti degli autori delle condotte violente e di informazione alle vittime", perché "è importante comunicare alle donne vittime di abusi la presenza dei centri antiviolenza che operano sul territorio, mettendole in contatto con queste strutture". Per quanto riguarda gli uomini violenti, sarà previsto anche il "potenziamento dell’uso del braccialetto elettronico", mentre il lavoro più duro dovrà essere svolto nell'ambito della prevenzione a livello socio-culturale: "Lo strumento per contrastare il fenomeno non può essere limitato alla repressione del reato, ma deve essere agganciato a un progetto culturale, che comporti l’assunzione di una responsabilità collettiva e multidisciplinare per prevenirlo e contrastarlo. Si deve affermare compiutamente il rispetto della vita umana e della altrui libertà affinché in nessun modo la donna possa essere trattata come un oggetto, una proprietà, uno strumento".
Le misure principali del disegno di legge
Tra le misure principali previste dal disegno di legge, che potrà ancora subire delle modifiche, vi sono:
- Intensificazione dell'uso del braccialetto elettronico, che diventerebbe automatico nei casi di reati legati alla violenza di genere.
- Ampliamento dei reati per i quali è previsto l'ammonimento.
- Obbligo di tenere la distanza minima di 500 metri in caso di divieto ad avvicinarsi alla vittima
- Introduzione della misura della sorveglianza speciale anche per i reati di tentato omicidio, revenge porn, e la deformazione permanente dell'aspetto.
- Condanne più severe per i recidivi.
- Magistrati specializzati e dedicati alla materia.
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