Attualità 2 minuti di lettura

Il governo Meloni approva un decreto che coinvolge le associazioni pro-vita nei consultori: le polemiche

La nuova legge che coinvolge le associazioni pro-vita nei consultori 

La nuova legge, secondo le opposizioni, mina la libertà delle donne.

Nel disegno di legge per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l'emendamento presentato dal deputato Lorenzo Malagola di Fratelli d’Italia affronta tematiche inerenti alla sanità. In particolare, l'emendamento ha l'obiettivo di garantire libero accesso ai consultori alle organizzazioni contro l'aborto, comunemente definite pro-vita o pro-life. 

Legge 194: in Italia le donne sono davvero libere di abortire?

Il nuovo disegno di legge sui consultori

Il testo del disegno di legge approvato dal governo Meloni afferma che le Regioni possono "avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità". Il che significa far entrare nei consultori le associazioni pro-vita, o pro-life, che notoriamente si schierano contro il diritto all'aborto per le donne. Immediatamente si sono sollevate le proteste da parte delle opposizioni, in particolare M5S e PD.

Cosa cambia per i consultori

Questo emendamento è stato proposto nonostante la legge 194/78 consenta già ai consultori di collaborare con associazioni volontarie come quelle pro-vita. L'obiettivo, quindi, secondo le opposizioni sarebbe unicamente fornire un finanziamento pubblico a queste realtà - in quanto le proposte del decreto legge attingerebbero ai fondi stanziati dal Pnrr - che propongono leggi antiabortiste. Ad esempio, l'organizzazione Pro Vita & Famiglia aveva depositato due proposte di legge per imporre alle donne di ascoltare il battito cardiaco e vedere un’ecografia del feto prima di abortire.

L'emendamento su consultori e pro-vita 

La risposta di Pro Vita & Famiglia

Dopo la diffusione della notizia, è arrivata la risposta di Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha affermato come non abbiano alcuna intenzione di entrare nei consultori: "Non abbiamo nessuna intenzione di entrare nei consultori, perché il nostro ambito di azione è la sensibilizzazione pubblica e l'influenza politica con campagne nazionali. Ciò non toglie l'urgenza di riportare i consultori al ruolo per cui furono pensati dalla Legge 194, cioè luoghi dove le donne possano essere aiutate a trovare alternative concrete all'aborto rimuovendo quelle situazioni di disagio socio-economico o di solitudine e abbandono che rendono l'autodeterminazione un vuoto slogan politico".

Le critiche dell'opposizione

Tra le critiche più aspre all'emendamento sono arrivate le parole di Elly Schlein, che l'ha definito un "pesante attacco alle donne": "Mi ricordo una lettera durante la campagna elettorale di Giorgia Meloni che diceva 'non preoccupatevi che non toccheremo il diritto all'aborto'. Un diritto che pochi giorni fa è stato definito dal Parlamento europeo come un diritto fondamentale e noi siamo molto contenti di questo passaggio. Evidentemente Giorgia Meloni pensa il contrario. Non ci stupisce ma fa impressione". Fa eco il M5S con una nota congiunta: "Viviamo in un Paese in cui il diritto all'aborto, all'interruzione di gravidanza è già sotto attacco, in cui è già difficile accedere alla pratica, in cui le donne devono viaggiare fuori provincia o addirittura fuori regione per riuscire ad abortire. E mentre altri Paesi inseriscono la tutela del diritto all'interruzione di gravidanza in Costituzione, l'Italia sceglie di fare un ulteriore passo indietro. 

L'Unione Europea difende il diritto all'aborto

Nonostante il governo Meloni abbia appoggiato il disegno di legge per coinvolgere le associazioni pro-vita nei consultori, un segnale diverso è arrivato dall'Unione Europea. Lo scorso 11 aprile il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento dell'aborto come diritto fondamentale con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni. La mozione richiede la modifica dell'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, affermando il diritto all'autonomia decisionale sul proprio corpo e all'accesso libero all'aborto sicuro e legale.