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La ricerca della verità e i suoi mezzi Aggiornato alle 4 minuti di lettura

La morte di Giovanna Pedretti: la recensione era fake?

La morte di Giovanna Pedretti: la recensione era fake?
Giovanna Pedretti, la ristoratrice che aveva controbattuto alla recensione omofoba e abilista del suo ristorante, è stata trovata morta ed è probabile che si tratti di un gesto volontario. Selvaggia Lucarelli e Lorenzio Biagiarelli, che sul web si erano occupati di dimostrare come il commento e la sua risposta fossero stati un falso con l’intento di pubblicizzare il locale, esprimono la loro opinione dopo la tragedia. 
di Maya Artusi Moro

È morta Giovanna Pedretti, la ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano nota per essersi eretta in difesa dei suoi clienti disabili e omosessuali, contro i quali qualcuno aveva scritto sul web una recensione irrispettosa ed offensiva. Il suo corpo è stato trovato nel fiume Lambro e l’ipotesi degli inquirenti suggerirebbe un suicidio. Secondo la giornalista Selvaggia Lucarelli, però, il commento omofobo e abilista sarebbe stato una montatura della donna per portare pubblicità al proprio locale; si sarebbe dunque tolta la vita perché incapace di gestire le conseguenze di una verità che stava venendo a galla. Scopriamo i dietro le quinte della vicenda. 

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La recensione omofoba: “Mi hanno messo di fianco a dei gay” 

Qualche tempo fa, Giovanna Pedretti aveva pubblicato sui propri social la recensione, risalente all'estate precedente, di un cliente della pizzeria Le Vignole, recante queste considerazioni offensive nei confronti di una coppia omosessuale e di un giovane disabile: "Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay. Non mi sono accorto subito perché sono stati composti, e il ragazzo in carrozzina mangiava con difficoltà. Mi spiaceva ma non mi sono sentito a mio agio", alla quale la proprietaria avrebbe così risposto: "Il nostro locale è aperto a tutti e i requisiti che chiediamo ai nostri ospiti sono l'educazione e il rispetto verso ognuno. Le sue parole di disprezzo verso ospiti che non mi sembra vi abbiano importunato mi sembrano una cattiveria gratuita e alquanto sgradevole. A fronte di queste bassezze umane e di pessimo gusto... credo che il nostro locale non faccia per lei.”

Giovanna Pedretti allontana il cliente 

Nel suo ristorante, infatti, i clienti non vengono selezionati in base all’orientamento sessuale o alla disabilità. In chiusa, la proprietaria avrebbe infine invitato il cliente a non ritornare “a meno che non ritrovi in sé i requisiti umani che nel suo atteggiamento sono mancati". Incidente che, tuttavia, si sarebbe verificato e che avrebbe portato tanto all’esclusione dell’individuo dal locale quanto alla divulgazione online di quello scambio.

La calorosa approvazione di Alessandra Locatelli 

Immediatamente la vicenda si era guadagnata una certa attenzione mediatica, a coronamento della quale arriva addirittura una dichiarazione della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ringrazia la ristoratrice per non essere rimasta in silenzio “davanti ad un atteggiamento spregevole e vile”. Al tempo stesso ci sono, però, dettagli sospetti che polarizzano l’attenzione di alcuni curiosi sul web. La recensione, infatti, sarebbe stata cancellata da internet e l’unica prova della sua esistenza si sarebbe trovata proprio nelle mani di Giovanna, che ne aveva catturato uno screenshot.  

Lorenzio Biagiarelli a caccia della verità: il volto della cucina compie un'indagine giornalistica
Lorenzio Biagiarelli a caccia della verità: il volto della cucina compie un'indagine giornalistica  (getty images)

Sorgono i primi dubbi: l’indagine di Lorenzo Biagiarelli 

Il primo a sollevare perplessità è stato Lorenzo Biagiarelli, influencer e cuoco del programma televisivo È sempre mezzogiorno di Antonella Clerici e compagno della giornalista Selvaggia Lucarelli: i font del testo pubblicato non corrispondono infatti a quelli generalmente usati da Google per le reviews online. Altre incongruenze da spianare, come il fatto che, stando alla foto, la recensione risalirebbe solamente qualche giorno prima: sembra improbabile che l’autore sia ritornato al locale dopo così poco tempo dalla sua dichiarata intenzione a non rimetterci piede, per esserne prontamente sbattuto fuori. L’uomo decide di prendere la questione nelle proprie mani e telefona alla titolare della pizzeria, riportando poi al pubblico i contenuti della conversazione lunga 6 minuti avvenuta tra loro. Stando alla ricostruzione, la donna avrebbe messo alla porta l’uomo dopo averlo riconosciuto, ma ben otto mesi dopo la pubblicazione del commento e della risposta – testi che non aveva postato sui social all’epoca per “non abbassarsi al suo livello”. Inoltre, prima di caricare lo screenshot su Facebook, si sarebbe dedicata a modificare l’immagine, ingrandendo le scritte per renderle più visibili. La richiesta dell’influencer di poter vedere la foto l’originale cade nel vuoto: Giovanna l’ha cancellata, così dice, perché aveva troppo poco spazio sul telefono. 

Giovanna Pedretti nella sua pizzeria Le Vignole a Sant'Angelo Lodigiano
Giovanna Pedretti nella sua pizzeria "Le Vignole" a Sant'Angelo Lodigiano  (facebook di giovanna pedretti)

Altre difficoltà in arrivo: l’intervista di Giovanna al Tg3 

Le difficoltà per la ristoratrice continuano: intervistata dagli inviati dei telegiornali qualche giorno dopo, la donna appare in difficoltà a rispondere a tutte le domande. Non si attendeva, dopotutto, tutta questa attenzione: “Non vorrei essere caduta in una trappola”. 

Lorenzo Biagiarelli: responsabilità diretta? 

Sono in molti ad imputare a chef Biagiarelli la colpa della morte di Giovanna: “Spero farai una riflessione su chi ti abbia autorizzato a chiamare quella donna, su quanto persone ‘normali’, pur se sbagliano, possano reggere il peso di uno shitstorm scatenato da persone che hanno i tuoi numeri e quelli della tua compagna. Di fronte a una vita spezzata, interrogatevi, interroghiamoci", recita un commento, riferendosi alla “gogna mediatica” che l’uomo, insieme alla compagna Selvaggia Lucarelli, avrebbe scatenato con i suoi post. L’influencer si mostra rammaricato, manifestando dispiacere e spiegando che i suoi pensieri vanno alla famiglia di Giovanna. Non rinuncia, tuttavia, all’opportunità di sigillare la dichiarazione con la richiesta di “riflettere sulle conseguenze del tentativo di ristabilire la verità. Se si dovesse temere sempre questo epilogo a questo punto dovremmo chiudere tutto, giornali e social.”  

Gogna mediatica e le sue conseguenze 

A definire la pressione mediatica che avrebbe afflitto la proprietaria del ristorante interviene invece la fidanzata giornalista, che scrive: “Per la cronaca, la gogna di cui qualcuno sta parlando, è stata: un servizio di un tg, un post sui social, una storia su Instagram. La signora non è stata “sommersa” da insulti.” Al contrario, Lorenzo sarebbe oggetto di continui messaggi d’odio “di una tale violenza e quantità che effettivamente, anche a una persona non troppo fragile, potrebbero fare pensare a un gesto estremo.” Ma questo non lo dissuade dal continuare “a cercare la verità nelle cose.” 

La giornalista Selvaggia Lucarelli: Non è stata una gogna mediatica per Giovanna
La giornalista Selvaggia Lucarelli: "Non è stata una gogna mediatica per Giovanna"  (getty images)

In difesa del giornalismo 

Selvaggia ha dedicato su Twitter un altro post alla questione: “Trovo interessante che in questa triste vicenda ci siano tre protagonisti,” scrive: “a) una persona che purtroppo ha pensato di inventare una storia sfruttando gay e disabili per finire sui giornali. b) i giornali che non hanno verificato la veridicità di uno screen così falso da essere pure ingenuo e hanno spammato su tutte le home la signora con lodi e interviste, dandole una popolarità enorme e spropositata in poche ore. c) una persona che per amor di verità fa un asciutto debunking e spiega che la storia è falsa. Trovo interessante che purtroppo la persona (di cui non sappiamo nulla) si suicidi e qualcuno ritenga responsabile la c).”

Anche Charlotte Matteini, giornalista politica che si occupa di lavoro e giovani, si è spesa sulla faccenda: in difesa della pratica giornalistica di debunking e di verifica dei fatti scrive: “Non comprendo minimamente chi addossa la colpa di questa morte a chi ha provocato a verificare una notizia che non era una notizia e che non avrebbe proprio dovuto finire sui giornali. (...) Cosa dovremmo fare esattamente quando ci troviamo di fronte a una notizia incongruente? Ignorarla? Non fare fact-checking perché altrimenti qualcuno potrebbe rimanerci male? I giornalisti vanno bene quando si possono usare come cassa di risonanza e se invece provano a verificare e a fare il proprio lavoro sono dei mostri? Il problema è chi vi confeziona notizie false per acchiappare i like, non chi verifica e cerca di restituire dignità a questa professione.”