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"La tua amica non mi piace" e il resto: i campanelli d'allarme a cui fare attenzione

La tua amica non mi piace e il resto: i campanelli d'allarme a cui fare attenzione
Ci sono dei segnali rivelatori per capire se il ragazzo - o l'uomo - che frequentiamo è violento.
Non è "solo" il femminicidio: la violenza di genere è una piramide di comportamenti che sì, sono campanelli d'allarme.
di Eugenia Nicolosi

Non tutti gli uomini sono violenti, ma tutte le donne hanno sperimentato una qualche forma di violenza di genere. Sarebbe bello dire che gli uomini capaci di compiere un femminicidio hanno delle caratteristiche inequivocabili, ma non è così.

Esistono uomini che mantengono comportamenti violentissimi e che non uccideranno mai e, allo stesso modo, esistono "bravi ragazzi" che diventano autori di femminicidio. La verità è che finché non si compie il gesto non c'è certezza. Allora dove sta la discriminante? Che un "bravo ragazzo" non controlla la sua partner, non indaga sulle sue amicizie, non è geloso dei suoi successi, non la obbliga a parlare se lei non vuole (e tanto, tanto altro). La confusione si crea perché molti comportamenti che la nostra società ha normalizzato come "maschili" prevedono abusi, soprusi e aggressioni (verbali, psicologiche).

E allora basta che un uomo non ci prenda a pugni, che sorrida o che faccia bei regali o che ci prepari dei biscotti (per rimanere in tema con il femminicidio di Giulia Cecchettin) per decretarlo un "bravo" ragazzo / uomo. 

Video - Sessismo e musica
i campanelli d'allarme

E dunque, dobbiamo essere noi donne, per prime, a non farci stare bene quei comportamenti "normalizzati" (niente a fatto "normali") che possono essere perfettamente, anzi, campanelli d'allarme che ci aiutano a riconoscere un violento (che quindi è anche un potenziale femminicida). Perché, appunto, la violenza di genere è una piramide. E se ne sei vittima, chiama il numero verde 1522 (è attivo 24 ore su 24).

prima del femminicidio: controllo, battute, gelosie

La violenza di genere origina dalla convinzione che uomini e donne non sono uguali e che i primi abbiano più diritti. Sì: anche se la Costituzione dice che siamo tutte e tutti uguali, la cultura è rimasta un po' più indietro e ancora - anche se non lo dicono ad alta voce - molti uomini e molte donne credono che i ruoli sociali siano diversi a seconda del sesso biologico. Partendo da qui, il femminicidio - e altre violenze - si generano quando le donne escono dal perimetro che gli uomini hanno assegnato loro. Che vuol dire "uscire dal perimetro"? Senza esagerare: si esce dal perimetro anche quando non ci si occupa della casa e della cucina, quando esterniamo opinioni diverse, quando prendiamo l'iniziativa, quando veniamo promosse sul lavoro e superiamo, per potere o stipendio, il partner. Quando non vogliamo figli, quando li lasciamo.

i nove campanelli d'allarme

indifferenza ("ma dai, non ho fatto/detto niente di male"), ricatto ("se non mi ascolti telefono a tua madre e la faccio preoccupare"), umiliazione ("zitta tu, che ne devi capire", "sei una cretina, incapace"), manipolazione ("a lavoro ti sfruttano, evita di tornarci. io ho abbastanza soldi per tutti e due"), gelosia ("i tuoi amici in realtà sono innamorati di te"), controllo ("fammi vedere il tuo telefono", "mi devi dire sempre dove vai e con chi"), intrusione ("mi costringi a parlare con la tua famiglia/le tue amiche", "ma come non vuoi figli? E che donna sei?"), isolamento ("hai amici schifosi", "solo io ci tengo a te"), intimidazione ("se non mi rispondi al telefono vengo e ti ammazzo", "se vai a ballare ti rovino la serata").

D.i.Re - donne in rete contro la violenza (che gestisce molti dei centri antiviolenza in Italia) ha segnalato questi come nove segni di allerta precisi

iniziamo sin da piccole

Le cose che diciamo alle bambine e ai bambini sono rivelatrici: “Non piangere come una femminuccia”, “Non alzare la voce, non sei mica un maschiaccio”, “Se ti infastidisce devi essere contenta, vuol dire che gli piaci”, “Le brave bambine sono sempre gentili”, “Se non sorridi sei poco femminile”, “Si vede che è un maschio, così piccolo già cerca di imporsi”, “Se continui a chiedere le bambole, mio caro, ti porto dallo psicologo”. Ma è come la storia della rana nella pentola: la rana viene messa nella pentola quando l'acqua è fredda, poi si accende il fuoco ma l'acqua scalda lentamente e la rana si abitua piacevolmente al calore finché non inizia a bollire. E la rana muore. 

A cura di Valentina Crigna, psicologa
A cura di Valentina Crigna, psicologa 

Abituando le bambine, sin da piccole, alla cultura maschilista per cui loro sono "meno" e devono servire e sopportare i maschietti (per qualunque falsa ragione): sono immaturi, scemi, incapaci, pigri) abituiamo le donne di domani a subire col sorriso critiche, gelosie, insulti, pressioni e intimidazioni costanti. Azioni che molti uomini e ragazzi fanno col sorriso. Nemmeno si rendono conto di mettere in atto dei meccanismi violenti.

"che mangiamo stasera?"  

Pensiamo a delle frasi violente che abbiamo tutte, più o meno, normalizzato: "Devo farla io la spesa" (dove sta scritto che la devono fare le donne?), "che mangiamo stasera?" (dove sta scritto che devono cucinare le donne?), "non è troppo corta quella gonna?" (ma gli andava bene all'inizio della storia, giusto?) e l'evergreen, "per chi ti stai truccando così?" (perché noi donne ci facciamo belle solo per compiacere un maschio?).

non è un gesto romantico: è stalking

Soprattutto, quando un ragazzo / uomo viene lasciato ha l'abitudine di presentarsi e ripresentarsi sotto casa della ex o di tempestarla di telefonate e messaggi per "chiarire". Un enorme e rumororosissimo campanello d'allarme è proprio questo: quando lui non accetta la tua decisione di porre fine alla storia.

Gli uomini - molti, troppi - chiedono con facilità "ultimi appuntamenti per chiarire", citofonano e telefonano all'infinito per ottenere una risposta per stanchezza (ma a loro interessa il risultato, non che tu sia felice di sentirli) perché l'unica cultura che conoscono è quella del possesso. Una parte di loro non accetterà mai che sono stati lasciati. Ed è in quella parte che nascono pensieri che li convincono che vita natural durante tu li vorrai, o penserai a loro, e che quando li lasci in realtà è per stimolarli a fare gesti romantici. Perché ai maschi viene insegnato che quando diciamo "no" è solo per spronarli a fare di più. Ebbene: quelli che spesso intendiamo come gesti di cura, di richiesta di dialogo, di volontà di chiarire sono in realtà elementi del reato di stalking.

Nessuno "nasce maschilista": la parola a un maschio

Una riflessione necessaria in questo quadro è quella che fanno gli uomini, Luigi Cariollo, per l'esattezza: politico e attivista. Non dobbiamo dire a “lei” di rifiutare un ultimo appuntamento: dobbiamo dire a “lui” di non chiedere appuntamenti. Non dobbiamo dire a “lei” di smettere di fidarsi: dobbiamo dire a “lui” di smetterla di fare tentativi e rispettare la fine di una relazione. Non dobbiamo dire a “lei” di imparare a proteggersi: dobbiamo dire a “lui” di imparare a controllarsi. Non dobbiamo dire a “lei” di stare attenta al proprio abbigliamento: dobbiamo dire a “lui” che deve stare attento a come la guarda. Non dobbiamo dire a “lei” di non bere e di non fare uso di droghe: dobbiamo dire a “lui” che è da schifosi presumere che la perdita di lucidità sia sinonimo di consenso.

Non dobbiamo dire a “lei” di evitare di strusciarsi in pubblico: dobbiamo dire a “lui” di imparare che un SI non è per sempre e non si estende automaticamente da “uno” a “tutti”. Insomma, dobbiamo piantarla di parlare a LEI e iniziare a mettere sulla scena LUI: perché rivolgerci alle ragazze/donne significa continuare a scaricare sulle vittime il tema della violenza e dell’abuso. Ancora peggio: significa dare per scontato il fatto che il maschio sia violento, possessivo e abusante. E rassegnarvisi. Significa legittimare come “naturale” una maschilità tossica che invece è tutta “culturale”.

Nessuno nasce maschilista: lo diventa (e può essere CHIUNQUE di noi) quando realizza che il contesto, la cultura, il resto del mondo autorizza questa propensione all’abuso. Ogni volta che parliamo a “lei” continuiamo a mandare a “lui” il messaggio che noi accettiamo che “lui” sia tossico, che noi addirittura ci aspettiamo che lui lo sia: in pratica gli confermiamo costantemente che per essere maschio “lui” DEVE essere un violento.