42 giorni per valutare il suicidio assistito: l’Emilia-Romagna fa da pioniere tra le regioni
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La Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha recentemente introdotto una normativa pionieristica in Italia, definendo un limite di tempo di 42 giorni entro il quale le richieste di suicidio assistito devono essere valutate. Questa decisione segna un passo avanti significativo nel dibattito sulla morte assistita nel nostro Paese, ancora molto indietro a livello legislativo sull’argomento.
Il suicidio assistito in Italia
In Italia, il suicidio assistito è riconosciuto come un diritto, ma la sua pratica non è sempre garantita a causa della mancanza di una legge che ne regoli in modo uniforme l'accesso. Nel Veneto, ad esempio, è stato compiuto un tentativo per stabilire un itinere legislativo coerente, ma il progetto è stato bocciato lo scorso gennaio per un solo voto mancante, evidenziando la complessità e la sensibilità della questione.
L’Emilia-Romagna capofila
L’Emilia-Romagna ha ora stabilito un percorso chiaro per i suoi cittadini che desiderano accedere alla pratica della morte assistita (procedura consente a una persona di procedere con l'autosomministrazione di un farmaco letale, in conformità con i requisiti stabiliti dalla sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019). La differenza con l’eutanasia risiede proprio nel fatto che è il paziente stesso ad erogarsi la sostanza, autonomamente. La regione, guidata da Stefano Bonaccini, è la seconda in Italia a introdurre tale strumento e a stabilire le modalità di formazione della Commissione incaricata di valutare le richieste di suicidio assistito, ma la prima a definire un limite temporale entro il quale le richieste devono essere esaminate. Sono 42 giorni, trascorsi i quali, il richiedente dovrò avere una risposta chiara sul proprio destino.
Come funziona il suicidio assistito?
Ma come funziona concretamente questo processo? La richiesta di suicidio medicalmente assistito deve essere inviata alla Direzione sanitaria di un’Azienda regionale, corredata dalla documentazione sanitaria necessaria. La persona deve manifestare e documentare la propria volontà in forma scritta o attraverso una videoregistrazione ed altri mezzi di comunicazione, in base alle sue possibilità psicofisiche. Successivamente, la direzione sanitaria trasmette la richiesta alla Commissione di valutazione di Area Vasta entro tre giorni dal suo ricevimento. Dopo un massimo di 42 giorni, la richiesta sarà esaminata da una commissione di medici, specialisti e un comitato etico. In questo modo, in poco più di un mese, il richiedente avrà una risposta sul proprio suicidio assistito.
Perché la richiesta potrebbe essere negata?
Ci sono varie ragioni, tra cui la mancata corrispondenza con la serie di requisiti richiesti dalla sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019, ovver:
- La capacità di autodeterminarsi,
- L'afflizione da una patologia irreversibile
- La sofferenza fisica o psicologica insopportabile
- La dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.
La decisione dell'Emilia-Romagna di introdurre questa normativa apre un importante dibattito sulla morte assistita in Italia, sollevando questioni etiche, legali e umanitarie che richiedono una profonda riflessione da parte della società e delle istituzioni.
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