Fuga dei social e declino degli influencer: siamo alla fine di un fenomeno (di cui forse non c'era bisogno)
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Siamo alla fine del fenomeno degli influencer? Probabilmente sì, almeno di una certa idea di "influencer" anche perché sulle ultime battute erano persone senza né arte né parte che lavavano i pavimenti, parlavano delle loro vicende personali, mangiavano o al massimo piangevano.
Ma questo declino si spiega anche guardando altri fattori. Intanto la fuga dai social: tra febbraio e maggio 2026 Meta aveva perso 20 milioni di utenti attivi giornalieri. Sì, in tre mesi.
Intanto i bot hanno iniziato a sostituire le persone umane, l’intelligenza artificiale sta invadendo feed, chat e profili. E già che ci siamo, secondo chi legge i grandi transiti astrologici come segnali culturali, i pianeti avevano anche previsto tutto ciò.
I social media stanno davvero perdendo utenti?
Il numero da cui partire è questo: a dicembre 2025 Meta dichiarava 3,58 miliardi di Family daily active people, cioè utenti attivi ogni giorno sui suoi social (Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp) e a marzo 2026 erano venti milioni in meno (per carità, sempre 3,56 miliardi). Non è il crollo dell’impero romano, anche perché Meta resta gigantesca e cresce ma è una crepa: mentre l’azienda continua a fare soldi, una parte degli utenti ha mollato.
Nello stesso trimestre, infatti, le impression pubblicitarie sono aumentate del 19 per cento e il prezzo medio degli annunci del 12 per cento: meno persone rispetto al trimestre precedente, ma più pubblicità addosso a quelle che restano. Morning Consult (un'american business intelligence company) ha rilevato che il 28 per cento degli utenti social statunitensi pubblica meno rispetto all’anno precedente, contro il 21 per cento che pubblica di più. Tra i Gen Z, solo il 18 per cento dice di postare ogni giorno mentre il 74 per cento usa i social ogni giorno soprattutto per intrattenersi e appena il 31 per cento per pubblicare. Ancora più interessante: oltre la metà degli adulti, il 52 per cento, dice che i contenuti visti sui social sono ripetitivi e stancanti.
Sappiamo benissimo di una spinta, guidata soprattutto da Gen Z e boomer, verso detox digitale, dumbphone, bar e ristoranti phone-free. E che il 7 per cento dei 18-29enni non usa più alcun social, come anche il 12 per cento degli over 65. Numeri nemmeno troppo piccoli, onestamente.
Creator economy: perché sempre meno influencer guadagnano
Dentro questa stanchezza c’è il declino della promessa che ha retto l’era influencer: puoi diventare famoso, monetizzare te stesso, trasformare la tua vita in lavoro e il tuo lavoro in stile di vita. Solo che la promessa non funziona e secondo il Creator Earnings Report 2025, più della metà dei creator guadagna meno di 15 mila dollari l’anno, pur dentro una creator economy stimata in crescita enorme.
La fama resta possibile, ma solo quella. E poi è distribuita come certe eredità: moltissimo a pochi, briciole agli altri e in mezzo una folla che lavora gratis per allenare l’algoritmo. Poi ci sono i bot, cioè il punto in cui il discorso diventa distopico senza bisogno di inventarsi nulla.
Secondo il 2025 Imperva Bad Bot Report, il traffico automatizzato ha superato quello umano, arrivando al 51 per cento del traffico internet complessivo, i bot malevoli rappresentano il 37 per cento, in aumento rispetto al 2023. Significa che una parte crescente della rete non è fatta di persone che parlano con persone ma di macchine o insiemi di dati che sembrano persone.
Il futuro degli influencer non è quello che immaginavamo
Chi interpreta i movimenti planetari aveva predetto il declino della fuffa, in sostanza. Nettuno è entrato in Ariete nel 2025, transito che gli astrologi leggono come passaggio da una lunga stagione di dissoluzione, idealizzazione, spiritualità diffusa, immagine e illusione collettiva a una fase più legata a identità e autenticità.
Questo si è tradotto prestissimo in qualcosa di concreto in Cina, dove è dal 25 ottobre 2025 esiste una normativa rigorosa che impone agli influencer di possedere una laurea o qualifiche professionali certificate per trattare argomenti considerati sensibili come sanità, diritto, finanza ed educazione sui social. La regola mira a contrastare la disinformazione, con verifiche gestite dalle piattaforme.
Anche altrove il movimento sembra simile: la Francia ha approvato una legge specifica sugli influencer, con obblighi di trasparenza e divieti su alcuni prodotti o pratiche, dalla chirurgia estetica a certe promozioni finanziarie, con sanzioni che possono arrivare a due anni di carcere e 300 mila euro di multa. Possiamo dire "finalmente"?
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