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“Oggi ritorno padrona della mia esistenza”: Laura Santi ha il via al suicidio assistito per la sua sclerosi multipla

Laura Santi ottiene il suicidio assistito per la sclerosi multipla: un passo storico per l'Italia
Laura Santi ottiene il suicidio assistito per la sclerosi multipla: un passo storico per l'Italia  (lorenzo ceva valla )
Laura Santi, cinquantenne di Perugia e affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla, è la nona persona in Italia a ottenere il via libera al suicidio assistito: "La migliore cura che potessi trovare."
di Maya Artusi Moro

Laura Santi, cinquantenne di Perugia affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla, ha ottenuto il via libera per accedere al suicidio assistito, diventando la nona persona in Italia a raggiungere questo traguardo. Dopo una lunga battaglia legale e personale, supportata dall'Associazione Luca Coscioni, Laura ha finalmente trovato nella libertà di scelta la sua migliore "cura palliativa".

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Laura Santi ottiene il suicidio assistito per la sclerosi multipla: un passo storico per l'Italia

Laura è la nona persona in Italia a ricevere l’autorizzazione per accedere al suicidio assistito. La decisione è stata presa dalla commissione medica dell’Asl Umbria 1, che ha certificato il rispetto dei quattro criteri stabiliti dalla Corte Costituzionale: capacità decisionale, patologia irreversibile, sofferenze intollerabili e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

Secondo la donna, questo documento è molto più di un’autorizzazione: "Un pezzo di carta che ti dice di poter morire e ti dà la libertà di tornare padrona della tua esistenza".

Il percorso verso il suicidio assistito di Laura

La strada di Laura è stata lunga e irta di ostacoli. Nonostante il progressivo peggioramento delle sue condizioni, la burocrazia e le resistenze culturali hanno reso necessario un ricorso all’Asl e il supporto costante dell’Associazione Luca Coscioni.

"Ho vissuto peggioramenti che mi hanno portato al rispetto del ‘quarto criterio’", spiega, riferendosi alla necessità di dipendere da trattamenti di sostegno vitale. "Con Filomena Gallo e l’associazione, abbiamo fatto diffide e denunce, abbiamo insistito, e finalmente il comitato etico regionale e la mia Asl hanno dato parere favorevole".

Quali sono i criteri per il suicidio assistito in Italia?

La sentenza della Corte Costituzionale stabilisce condizioni precise per accedere al suicidio assistito in Italia. I quattro criteri fondamentali sono:

  1. "Capacità di decisioni libere e consapevoli": il malato deve essere pienamente lucido.
  2. "Patologia irreversibile": la malattia non deve avere possibilità di guarigione.
  3. "Sofferenze intollerabili": fisiche o psicologiche, ritenute insopportabili dal paziente.
  4. "Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale": come nutrizione artificiale o ventilazione meccanica.

La specificità del caso di Laura risiede proprio nel rispetto di quest’ultimo criterio, spesso non applicabile alle forme avanzate di "sclerosi multipla". Tuttavia, la sua condizione di grave immobilità e dipendenza ha portato al riconoscimento di questo requisito.

Suicidio assistto significa “tornare padroni della propria esistenza”

"Non sono più padrona di nulla. Non mi appartengono il mio corpo, i miei arti, il mio intestino. Ma oggi sono tornata padrona della mia esistenza", afferma Laura. Per lei, la possibilità di decidere quando e come porre fine alla propria vita non è solo una questione di dignità, ma un atto di riconquista del controllo sulla propria esistenza.

"Il senso non è decidere ora di morire, ma avere in mano il timone della propria vita, anche quando la malattia ti soffoca in una routine svuotata", prosegue. Una libertà che, per lei, rappresenta "la migliore palliativa esistente".

La battaglia in Italia per legalizzare il suicidio assistito ha un obiettivo: "Farci sentire più liberi"

Il percorso di Laura non è solo una vittoria personale, ma una tappa importante nella battaglia per la libertà di scelta in Italia. "Questi giorni sono belli non solo per me, ma per la libertà di tutti", afferma. Tuttavia, sottolinea che il suo caso non rappresenta ancora una giurisprudenza valida per tutti. "Spero che questa mia vittoria apra un varco come precedente giuridico, perché ancora non esiste una legge erga omnes".

L’obiettivo, secondo Laura, è di eliminare clandestinità e disperazione per i malati: "Se tutto questo diventasse legge, i malati non si sentirebbero più in trappola, ma liberi di scegliere".

Chi è Laura Santi?

Nata a Perugia nel 1974, Laura Santi è una giornalista e un’attivista per i diritti civili. La sua lotta contro la "sclerosi multipla" e per il diritto al suicidio assistito è il simbolo di una battaglia più ampia per l’autodeterminazione e la libertà individuale.