C'è una ragione dietro l'amore per l'autunno (ed è scientifica)
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A ciascuno la sua bolla (soprattutto social), è vero. Ma è anche vero che tutte conosciamo qualcuno che prova per l'autunno un amore incondizionato, quasi insensato, legato a come si sente in questa stagione. Qualcuno che gioisce perché ne intercetta gli odori (e l'arrivo) già alla fine di agosto. Persone che dicono serenamente che l'autunno è il loro momento dell'anno preferito: non il Natale, non la primavera, non l'estate. L'autunno. Una stagione purtroppo sempre più corta perché strizzata tra il caldo soffocante delle estati italiane in piena crisi climatica e gli inverni - non più tanto freddi ma piovosi - che sembrano primavere. L'autunno in fin dei conti sta per diventare uno stato d'animo, visto quanto poco dura. E lo scrivo con rammarico perché rientro nella folta schiera di persone che vivrebbero sempre in autunno.
la ragione scientifica
Abbiamo "imparato" che l'autunno porta novità, che è un nuovo inizio e che ci si ritrova con gli amichetti e le amichette quando eravamo bambine e la stagione coincideva con il rientro a scuola. Abbiamo interiorizzato e automatizzato quel sentimento ed è per questo che anche se la maggior parte di noi non ha le stesse lunghe vacanze estive che avevamo da piccole, viviamo l'attesa dell'autunno con la stessa trepidazione di allora. Intervistata dall'Huffington Post, la professoressa di Sociologia alla Dartmouth University Kathryn Lively ha spiegato che molte di noi sono state condizionate ad amare l'autunno quando erano piccole: "associamo l’autunno al ritorno a scuola, al nuovo materiale scolastico, al vedere gli amici. Il che per moltissime di noi era emozionante. E anche da adulte allora rispondiamo a questo modello: un modello che abbiamo sperimentato ogni anno per circa 18 anni”. E che ormai va in automatico, a maggior ragione se l'inizio della scuola portava con sé ansia e angoscia: ora che non ci andiamo più restano quelle sensazioni di nuovo e di riconciliazione con la vita di città senza la pressione in vista dell'interrogazione e del compito in classe.
Siamo insomma socialmente condizionate a vivere l'autunno con motivazione per via del fatto che per il primo ventennio della nostra esistenza ha coinciso con una motivazione imposta. Si tratta di scorciatoie mentali, di "bias" in qualche modo positivi che in molte persone arrivano a ribaltare l'oggettività con cui leggono anche i cambiamenti naturali: l’aria frizzante e più fredda (quando c'era), le giornate che si accorciano, le foglie che ingialliscono, le prime pioggie non sono, oggettivamente, predittori di una bella stagione. Eppure per molte persone l'autunno è la migliore stagione. E per loro pioggia, arietta fresca, giornate corte e foglie che cadono non sono che i primi meravigliosi accenni di qualcosa che attendevano dall'anno precedente. O meglio: che sono socialmente condizionate, addestrate, ad attendere con un senso di promessa ed eccitazione.
L'autunno è un punto di riferimento temporale
Esistono ricerche che approfondiscono il concetto di punti di riferimento temporali: proprio come i punti di riferimento fisici che aiutano a strutturare una visione complessiva dello spazio per orientarsi, quelli temporali aiutano le persone a strutturare una visione complessiva - quindi organizzata - del tempo. Parliamo per esempio di compleanni e altre date significative che diventano piccoli alert che nel corso dell'anno segnano la nostra percezione del tempo. Qualcosa che ci aiuta a non sentirci totalmente in balia del caos, a definire il nostro tempo sulla base di indicatori più o meno universali. E in tal senso la ricerrca ritene che questi punti di riferimento abbiano delle reali implicazioni per l’identità e la motivazione di ciascuno. Infatti i punti di riferimento temporali dividono la vita in fasi mentali distinte, permettendoci di mettere da parte le esperienze negative del passato e di guardare verso una nuova prospettiva.
Un altro studio ha dimostrato che, proprio come l’inizio del nuovo anno il primo gennaio, l'autunno si promuove come indicatore di un nuovo inizio: da questa idea, coltivata spesso sul piano inconscio, nasce quel senso di produttività che sostituisce la vita lenta estiva. Qualcosa che per alcuni tipi di personalità può essere un potente motivatore per portare a termine progetti, idearne di nuovi e anche per sentirsi più equilibrate, più "dentro le cose".
il fresco tira sù il morale
E a seconda di dove si abita, non è da sottovalutare l’impatto delle temperature più fresche sul morale e sulla voglia di fare. Esistono diverse ricerche in dimostrazione del fatto che il caldo - eccessivo che viviamo in Italia da qualche estate a questa parte - rende difficile anche prendere decisioni, lavorare, nuoversi. D'altra parte invece il clima più fresco ci aiuta a pensare in modo più chiaro. E quindi è anche questione di chimica se con l'arrivo dell'autunno le persone si sentono più lucide, più energiche e più felici.
Ma le fasi di transizione, quelle stagionali comprese, spingono le persone anche a provare un senso di nostalgia. E le emozioni ci fanno bene anche quando le percepiamo come negative perché anche se non sembra possono ridurre la solitudine e aiutarci a consolidare le connessioni sociali. Quindi anche dicendo "arrivederci" all'estate, che di per sé può essere fastidioso, si ottiene una ripercussione in qualche modo arricchente per la nostra sfera emotiva. È un processo leggermente subdolo, perché per quanto atterri su di noi in modo positivo deve prima passare da sensazioni non sempre piacevoli, però funziona.
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