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Mancanza di rispetto, denuncia sociale o sono solo capelli?: l'estetica del disordine lanciata dal "depression hair trend"

Per l'ennesima volta voliamo basso tra scetticismo e sensibilità: il “Depression Hair trend” lanciato (involontariamente?) da Prada non è "solo" un costume ma una finestra sull’inquietudine estetica del nostro tempo

La maison di moda Prada — sotto la regia di Miuccia Prada e Raf Simons — ha osato sollevare un sipario sull’inquietudine estetica del nostro tempo: alla Milano Fashion Week, il loro show ha proposto per l’autunno-inverno 2025/2026 una cifra stilistica che ha fatto discutere: modelle con chiome spettinate, dall’aria trasandata, voluttuosamente trascurata, battezzata, tra ironia e provocazione, come “depression hair” o “bedhead chic”.

"Il mio ex è un narcisista" e altri rischi dell'autodiagnosi sui social

Sta qui la sottile ambiguità dell’operazione: perché da un lato, la scelta – orchestrata da Guido Palau e la make-up artist Lynsey Alexander – di capelli perfettamente imperfetti, ottenuti con backcombing, volume trasandato e un tocco di elettricità statica, è un’aperta sfida alla perfezione immacolata, un invito a riconoscere la bellezza intrinseca del disordine. Dall'altro è una prova di quanto in testa a una modella sta bene qualsiasi pettinatura. Pure quelle che le donne normali ottengono dimenticando la spazzola per un mese.

“My culture is not your costume”

In altre parole, un gesto contro l’estasi dei ritocchi social e del "clean-girl aesthetic", in favore di una fragilità poetica, autentica, e testurizzata. Eppure non sono mancate le reazioni taglienti: commentatori e commentatrici in preda all'indignazione hanno accusato Prada di trivializzare la depressione, una malattia che non può essere "indossata" come un accessorio alla moda. Ironia, sarcasmo e sdegno si sono mescolati sui social, in particolare ovviamente su TikTok e X, nel tentativo di diffondere la convinzione che l’estetica della stanchezza emotiva sia irrispettosa o addirittura pericolosa.

Ciononostante, chi legge tra le pieghe della provocazione saprà apprezzare l’intento di Prada come un interrogativo silenzioso: Cosa significa essere aesthetic oggi? Anzi: significa ancora qualcosa? Ma dando la parola al brand: "Cosa significa femminilità oggi? Come può essere definita?", si legge sul sito. "La sfilata Prada Autunno/Inverno 2025 di Miuccia Prada e Raf Simons è un'indagine su questi concetti, un esercizio di per sé volto a porre domande e stimolare il dibattito sulla nostra percezione collettiva della tipicità della femminilità, sulle nozioni di bellezza e su come queste percezioni possano cambiare costantemente". Ok.

Una modella di Prada al Prada Fall/Winter 2025-2026 show 

Ma è ancora necessario addobbarsi di una grazia levigata o possiamo trovare fascino davvero nella disarmonia, nel caos, nel disordine? È indubbio che il brand parli di un modo alternativo per dirci che non tutto dev’essere ordinato, simmetrico e perfetto per trasmettere bellezza. Ma è anche vero che a "indossare" chiome "depresse", spettinate ad hoc, sono comunque corpi che rientrano perfettamente nel canone di bellezza dominante anzi, lo determinano loro: le modelle.

il doveroso rispetto vs l'estetica di restituzione

La sensibilità ci impone di ribadire un punto fermo: la depressione è una realtà dolorosa che merita rispetto, non banalizzazione. E in questo Prada non ha sostituito il dolore con un abito, ma ha piuttosto usato l’estetica per evocare una tensione. Il rischio, però, è che tra chi ridacchia e chi insorge, il significato venga travisato. Per difenderci dalle critiche più spicce, quelle dei/delle benpensanti che vedono in ogni gesto provocatorio una colpa morale, conviene ricordare che la moda è linguaggio, a volte fumoso, sempre critico. Non è pietismo: è arte che cammina.

La moda non cura, non pretende di farlo, ma può aprire uno specchio, a patto di non trasformare la sofferenza in costume di carnevale. Infine, una riflessione lieve: sì, la moda resta moda, un gioco serio e trasgressivo, dove più che glorificare il disagio, si può usarlo per riflettere. L’eccezione non distrugge la regola, anzi: la mette in dubbio, la rinvigorisce. In sintesi: Prada ha lanciato con raffinata provocazione il trende dei depression hair facendone una metafora di disagio mascherata da tendenza. Non condanniamo l’estetica, ma teniamo alta l’attenzione.