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Aggiornato il: 5 minuti di lettura

It bags: le borse più iconiche di sempre e le più glam del 2024

Fendi
Fendi  (getty images)

Leggendarie, dannatamente costose e immediatamente riconoscibili: da Chanel a Hermés, da Gucci a Fendi, da Prada a Dior, ci sono borse che travalicano il loro status di ordinario accessorio fashion, per trasformarsi in un oggetto del desiderio estraneo a micro e macro, trend alieno al passare del tempo

di Arianna Chirico

Items evergreen, le it bags sono oggetti di culto le cui storie sono intrinsecamente connesse a epoche e celebrità: spesso fiori all’occhiello delle maison, vantano natali illustri e portano il nome di attrici e modelle, che le hanno rese aliene al passare del tempo. Riconosciuto il loro valore ex-temporaneo, i brand ne hanno perfezionato il design, presentando di stagione in stagione versioni rivisitate delle borse più iconiche, giocando con pattern, texture, pellami e palette cromatiche, che hanno contribuito ad accrescere la loro fama internazionale. Esclusività, fattura impeccabile e denotazione di status sono i parametri che elevano un semplice accessorio a una dimensione che si spinge oltre il mito: dalla Chanel 2.55, realizzata dalla stessa Coco, alla Jackie di Gucci, che durante gli anni ‘60 elevò la maison a simbolo internazionale della Dolce Vita, fino alla trama intrecciata delle borse di Bottega Veneta, cifra stilistica della maison, tra le wishlist di tutte le fashion icon del XXI secolo.

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Chanel 2.55

Seguendo un ordine puramente cronologico, la prima it bag della storia coincide con la nascita dell’intramontabile Chanel 2.55, che deve il nome alla data d’inizio del suo progetto, il 2 febbraio del 1955. Il primo modello fu un’idea di Coco Chanel, che desiderava creare una borsa che liberasse le mani delle donne, che si inserivano in una società più dinamica e attiva. Nacque così la prima tracolla al femminile, pratica e passepartout, realizzata in lana trapuntata, ispirata alle coperte delle corse dei cavalli che Coco frequentava. Oggi il modello più desiderato è quello in pelle nera con l'interno bordeaux, presumibilmente la stessa tonalità delle uniformi che la stilista indossava durante la sua infanzia. La chiusura era semplice ed essenziale, caratterizzata da un girello rettangolare, che cambiò solo nel 2005 quando Karl Lagerfeld, alla direzione creativa della maison, la sostituì con il logo della doppia C.

Chanel
Chanel   (getty images)

25 centimetri di Louis Vuitton per Audrey Hepburn

La riconoscibilissima Speedy di Louis Vuitton è stata la prima borsa iconica della maison, nata per venire incontro a una nuova esigenza: creare un accessorio tanto capiente quanto maneggevole per i primi viaggi in auto e le lunghe tratte in treno. Così negli anni ‘30, il borsone Keepall divenne un bauletto. Ancora una volta però, è un'icona a trasformare una borsa in un successo internazionale. Audrey Hepburn chiese esplicitamente a Louis Vuitton di realizzare un modello che si adattasse meglio alla sua corporatura e che invece di 30 fosse di soli 25 centimetri. Nacque così la Speedy 25, la borsa a bauletto più famosa della storia.

Speedy Louis Vuitton
Speedy Louis Vuitton  (getty images)

L'esclusività Hermès

Tra i grandi classici pregni di storia, che col tempo si sono trasformati in items desiderabilissimi e introvabili, fino a diventare oggetto di casus studi per l’hype raggiunto, si rintracciano le borse firmate Hermès, principalmente la Birkin e la Kelly. La risonanza culturale che gravita su questi due modelli è internazionale, tanto da rendere il processo d’acquisto tortuoso e spesso impossibile. Per mantenere alto il livello di esclusività e desiderabilità, oltre ai prezzi elevatissimi che trasformano queste borse in veri e propri investimenti della vita, la maison ha pensato di concedere solo a pochi e fidelizzati customer l’accesso a uno dei due modelli, ovviamente solo dopo lunghe e intrepide attese. Ma che cos’hanno di così iconico queste borse? Sicuramente la loro particolare esclusività le rende più desiderabili agli occhi del mondo, ma riuscire ad averle, permette di elevare, iconograficamente, il proprio status a livelli imparagonabili.

Kelly Hermès
Kelly Hermès  (getty images)

La Kelly originariamente nacque con il nome di sac à courroie, per indicare la borsa da sella per le battute di caccia. Creata nell'800, solo nel 1956 diventò un pezzo cult del guardaroba femminile, quando la principessa Grace Kelly, neo moglie del Principe Ranieri di Monaco, la indossò per nascondere la gravidanza della primogenita Carolina. Le foto della Principessa fecero il giro del mondo, tanto da elevare la fama della borsa, che nel 1977 fu rinominata Kelly, come omaggio a Grace di Monaco. Una storia diversa per la Birkin, che nacque dall'incontro in aereo tra Jane Birkin e Jean-Louis Dumas, allora chairman del gruppo Hermès. Seduti vicini per il volo Parigi-Londra, l’attrice gli confessò di non trovare una borsa adatta a contenere tutte le sue cose, “più grande della Kelly e più piccola del bagaglio di Serge ( Serge Gainsbourg, il marito)". Come accade nel miglior film francese, Hermès rispose alla sua esigenza creando un modello multiscomparto di 40 centimetri con due manici e una patella. Nacque così la borsa Birkin. 

Birkin Hermès
Birkin Hermès  (getty images)

Gucci Jackie 1961 per Jackie Kennedy Onassis

Negli anni ‘60, Gucci creò la hobo bag, una borsa a “sacco” con chiusura a pistone, che in breve tempo fu denominata con il nome Jackie, per l’hype che le era stato dato da Jackie Kennedy. Travolta da un’ondata di gossip per le sue imminenti nozze con Aristoteles Onassis, l’ex first lady fu immortalata spesso con questa borsa, che era da lei tanto apprezzata. Così la maison, per onorarla, le diede il suo nome. Dopo diversi interventi di restyling, operati prima da Alessandro Michele, quando riportò in auge la Jackie 1961, e poi da Sabato De Sarno, attualmente alla direzione creativa della maison, questo modello è oggi ancora in vetta alla classifica delle borse più amate dalle celeb. In una serie di innovative declinazioni di colore e materiali utilizzati, le nuove Jackie si sposano ai gusti delle nuove generazioni in un inno al passato che guarda al futuro. Se ne avete ereditata una tenetevela stretta, questa it bag dal design storico è un pezzo timeless che difficilmente smetteremo di venerare. 

Jackie 1961
Jackie 1961  (getty images)

Il mito di Lady Diana

Lady Diana ha dato il suo nome a una delle it-bag per eccellenza, la Lady Dior. Nata nel 1994 come Chouchou, venne ribattezzata Lady Dior, perché sfoggiata dalla principessa del Galles, che con la sua innata classe in grado di elevare qualsiasi cosa indossasse, la rese per sempre leggendaria. Il primo modello visto su Diana fu un dono di Bernadette Chirac, fatto in occasione della sua visita a Parigi nel 1995, per l'inaugurazione della retrospettiva su Paul Cézanne al Grand Palais. Il regalo fu indubbiamente gradito: compatta, con le impunture cannage, i charm e il manico ad arco, da subito fu apprezzata dalla principessa, che ne ordinò decine di tutti i colori.

Lady Diana
Lady Diana  (getty images)

Lady D rese famose altre due borse: la shopping bag con i manici in bamboo firmata Gucci, che è stata riportata in voga negli ultimi anni proprio come Gucci Diana; e la Tod’s D bag, rivisitata da Walter Chiapponi per la collezione FW 22/23.

La Saddle sexy bag di Dior

Alla direzione creativa della maison, John Galliano ideò la Saddle bag per la SS 2000, una creazione ispirata alla silhouette di una sella, che esprime il sense of glamour dei primi anni 2000. Rumors moda dichiarano che sia stata una fotografia di Helmut Newton del 1976 intitolata “Saddle I, Paris” a ispirare lo stilista: una modella a quattro zampe che indossa calzoncini, stivali da equitazione, un reggiseno push-up e una sella con tanto di staffe, appoggiata sulla schiena. Questa teoria non è mai stata confermata da Dior, anche se la maison non si è mai sottratta alle connotazioni sexy della sella: basta guardare la campagna pubblicitaria di Nick Knight del 2000, con due modelle appassionatamente avvinghiate, per averne la prova. Vivendo i suoi alti e bassi, la Saddle Dior non è mai passata di moda, soprattutto nelle versioni vintage più eccentriche e kitsch.

Saddle bag
Saddle bag  (getty images)

It is a Baguette!

In occasione della Fashion Week di New York per la presentazione delle collezioni SS23, Fendi aveva celebrato, con uno show tutto newyorkese, i 25 anni della borsa più iconica della maison, la Baguette.

Attraverso la costante capacità di rinnovamento, la Baguette vive i suoi anni rimanendo sempre iconica: tra limited edition e nuove skin, paillettes, specchietti, frange, crochet, colori e nuove collaborazioni, la sua fama non si appresta ad abbandonare il podio delle borse più amate dalla sua nascita. Tra le più cercate tra il vintage, deve il suo successo anche a Carrie Bradshaw, protagonista della serie tv Sex & the City, che durante un episodio pronunciò la celebre frase: “This is not a bag, it is a baguette!”

Baguette Fendi
Baguette Fendi  (getty images)

Le borse della borghesia milanese sono Prada

Tra le più iconiche della maison, la tote Galleria di Prada, nata nel 2007 come omaggio alla storia della prima boutique in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, dove il nonno di Miuccia divenne famoso per la proposta di accessori in pelle Saffiano.Questa borsa, elegante e austera, è caratterizzata da una struttura trapezoidale, dotata di chiusura a cerniera e manici arrotondati che ricordano le borse usate dai medici negli anni 50.

Iconici anche gli accessori in nylon, reso celebre dalla maison, che elevò un tessuto tecnico a texture di lusso. Emblema di una donna indipendente e libera, il nylon si declinò su zaini e borse dal design sempre diverso, oggi riproposti con i modelli Re-Edition.

Prada Galleria
Prada Galleria  (getty images)

L'intreccio del quiet luxury

Annoverate tra le it bag degli ultimi decenni, nonché oggetto del desiderio della gen Z, le borse firmate Bottega Veneta travalicano le differenze di genere e si sposano ai gusti di un pubblico eterogeneo. 

Jodie Bottega Veneta
Jodie Bottega Veneta  (getty images)

Liberandosi dei loghi che il quiet luxury denigra come la peste bubbonica, la cifra stilistica della maison si riconosce in un intreccio di pelle così peculiare che non ha bisogno di sottotitoli. La trama di pelle viene realizzata seguendo un preciso schema, impossibile da lavorare a macchina e che richiede inevitabilmente la mano dell'uomo. L'intreccio, in questo caso, vale più di un logo, soprattutto grazie al suo immenso valore artigianale. Da un direttore creativo all’altro, da una Jodie a una Sardine Bag, gli items firmati Bottega sono tra i più iconici del XXI secolo.