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Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Addio a Jane Birkin, icona indiscussa e ineffabile

La nota cantante e attrice, ma anche regista, modella, musa e paladina dei diritti civili, diventata un’icona di stile grazie alla sua estetica chic e ribelle, è morta domenica 16 luglio all’età di 76 anni

di Arianna Chirico

Inglese di nascita e francese d’adozione, Jane Birkin, talento poliedrico, ha incantato intere generazioni a partire dagli anni Sessanta, con la sua vita anticonvenzionale e la sua eleganza bohèmien. Il suo stile singolare sposava l'eccentricità inglese con la disinvoltura francese: era pudica e sensuale, casual ed elegante, semplice e ricercata. Protagonista della Swinging London, indossava la minigonna di Mary Quant su gambe lunghissime, senza tacco e trucco. Viveva in jeans e maglietta, ma sapeva come risultare indimenticabile con la sua immagine androgina e sexy.

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Swinging Sixties

Nata nel 1946 a Londra, Jane Birkin sognava di fare l’infermiera o di essere una benefattrice, ma ad appena 17 anni, debuttò nel mondo dello spettacolo, seguendo le orme della madre attrice. Nel 1965, all’età di 19 anni, sposò John Barry, compositore e direttore d’orchestra quattro volte premio Oscar, autore delle colonne sonore di James Bond, di 13 anni più grande di lei, dal quale ebbe la sua prima figlia, Kate, scomparsa tragicamente nel 2013. Il matrimonio però non durò a lungo, infatti i due divorziarono l’anno successivo. Sulla scena londinese degli Swinging Sixties, balzò agli onori delle cronache grazie ad alcune apparizioni in film della controcultura come Blow-Up di Michelangelo Antonioni e Onyricon di Joe Massot. 

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L'amore con Serge Gainsbourg

L’incontro con l’amore più importante della sua vita arrivò però, quando si trasferì in Francia. Sul set del film francese Slogan, incontrò Serge Gainsbourg, co-protagonista della pellicola: “Pensavo che la vita fosse davvero finita, ma quando andai in Francia e incontrai Serge, mi fece sentire benissimo, assolutamente benissimo. Mi ha dato fiducia in me stessa ed è riuscito a cancellare tutto il dolore per quello che era successo prima, e penso che probabilmente ho fatto lo stesso per lui, perché aveva appena superato una storia d'amore con Brigitte Bardot. Quindi, di fatto, eravamo due anime piuttosto infelici che si tiravano su a vicenda".

La loro relazione fu intensa, turbolenta e scandalosamente conturbante: fu una delle coppie più memorabili della storia moderna, folle e irriverente. Il loro amore è raccontato in canzoni, film e numerosissime fotografie, che ritraggono la coppia durante la loro relazione e anche dopo la separazione. Ebbero una figlia, Charlotte, e rimasero insieme fino al 1982, quando Jane sentì di essere intrappolata in una condizione che non le apparteneva più.

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Je t'aime...moi non plus

Il loro primo incontro non decretò subito il colpo di fulmine, anzi Jane lo aveva trovato arrogante e snob, scoprendo poi che non era altro che uno scudo per la sua timidezza. La loro fu una passione decisamente sopra le righe e sempre particolarmente istintivi, si resero più volte protagonisti dei litigi più esilaranti di Parigi, tra torte in faccia e tuffi nella Senna. Una volta al bar Castel, irritata dal compagno che frugava nel suo iconico cestino alla ricerca dei più strani e imbarazzanti oggetti ivi contenuti, Birkin non riuscì a trattenersi e finì per lanciargli una crostata dritta in faccia. Resasi conto della rabbia implacabile di Gainsbourg capì immediatamente che per calmarlo serviva fare un gesto eclatante: così decise di gettarsi nella Senna. Liberi e sensuali amavano trasgredire i codici di quegli anni, liberando la morale e i luoghi comuni con molta leggerezza: il duetto che li vide protagonisti dell’interpretazione provocatoria di Je t'aime...moi non plus del 1969, fu un provocante e audace amplesso musicale, senza precedenti nella storia musicale.  Il singolo, soft-erotico, era stato scritto inizialmente da Serge per la sua precedente compagna, Brigitte Bardot, la cui versione rimase inedita fino al 1986.  La scandalosa hit fu bandita dalla BBC e condannata dal Vaticano, ma il vortice di voci suadenti, dolci e libidinose ne decretò il successo mondiale, designandola colonna sonora della rivoluzione sessuale

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Estetica androgina e singolarmente chic

Il suo stile je ne sais quoi fu libero da ogni pregiudizio, fresco e sfrontato, proprio come lei: frangia scompigliata, occhi da cerbiatta, sorriso irregolare, corpo flessuoso e un naturale sex appeal si coniugavano ad un’eleganza francese che non dimenticava mai le caratteristiche dell’estetica casual inglese, fra jeans a zampa, camicie boyish laissez-faire, t-shirt a righe e minidress dorati, ma anche blazer in velluto e top crochet. Nel suo guardaroba non esistevano le scarpe col tacco, a parte qualche modello di Mary Jane.

"Quando vedo le foto di me nel 1968, con lo sguardo accentuato dall'eyeliner, la bocca esagerata e la frangia, penso che siano orribili", aveva dichiarato Jane nel 2018. "Il mio periodo più interessante è stato quando avevo 40 anni. Ho iniziato a indossare canottiere in cotone scozzese, camicie da uomo di Agnès B su pantaloni tre volte più grandi, abbinate a una sottile cintura di pelle rossa e scarpe da ginnastica senza lacci".

Jane Birkin amava rendere propria ed unica qualsiasi cosa toccasse: il suo item preferito era una borsa di vimini, un cestino acquistato per meno di 10 dollari in un mercatino londinese, che la proiettò tra le inimitabili icone di stile del XX secolo. Lo indossava con qualunque mise, d’estate e d’inverno, con abitini a trapezio o minidress di paillettes.

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Jane Birkin e la Birkin di Hermès

Il suo potentissimo charme però è legato ad una borsa più deluxe, uno dei simboli della moda più faraonica: la Birkin firmata Hermès. Era il 1983, quando su un volo Air France Parigi-Londra, Jean-Louis Dumas, CEO della Maison in quegli anni, si ritrovò seduto accanto a Jane Birkin. Tra loro, iniziò subito una conversazione vivace, fatta di scambi di idee e intuizioni, fino a che l'agenda di Jane non le cadde dalle mani, spargendo ovunque gli appunti: l'attrice gli raccontò di come non riuscisse a trovare una borsa che fosse capiente ma elegante allo stesso tempo e Jean le promise di realizzare un modello per lei che soddisfacesse quelle caratteristiche. In seguito Jane fu invitata in atelier dove era stato creato un prototipo in cartone di questa borsa, alla quale chiese di apportare alcune modifiche, come le tasche più grandi. Così nel 1984, nacque la Birkin, tra le borse più ambite e famose della storia. Nel 2015, però, in seguito a un'indagine della PETA sul presunto trattamento di coccodrilli e alligatori da parte dell'azienda, Jane chiese a Hermès di rimuovere il suo nome dalle sue borse, ma il marchio si attivò immediatamente per riparare all'errore.

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Donna, madre e artista, passata dalla moda alla musica, dal cinema al teatro, Jane Birkin è stata in grado di far sospirare tutto il mondo e tutto quello che si pensa di sapere su di lei, dopo anni di audaci rivelazioni, sa ancora sorprendere, grazie ai suoi diari segreti, scrigno di dettagli intimi, desideri segreti e confessioni senza censura, denominati Munkey Diaries. Prendono il nome da una scimmietta di pezza vinta a una tombola durante l'infanzia da cui non si separava mai, finché non decise di metterla accanto a Serge quando morì: lo avrebbe protetto nell’aldilà: “nei miei sogni, Serge, non l’ho mai lasciato”.