Mestieri ‘strani’: la storica dei capelli che racconta la storia attraverso le acconciature
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Ogni professione ha le sue vie principali, quelle che conoscono tutti, e poi le stradine laterali, meno affollate ma piene di possibilità. È lì che spesso nascono i percorsi più interessanti: chi ha curiosità e occhio attento può trasformare una passione, un'idea in un lavoro su misura, originale e stimolante. Non occorre cimentarsi in imprese impossibili, basta affinare competenze precise e avere il coraggio di scegliere una nicchia in cui specializzarsi, perché anche da una base comune può nascere qualcosa di straordinario. Rachael Gibson è un esempio perfetto di questo approccio. Inglese, formatasi in fashion design, ha scelto di studiare la storia di un elemento che appartiene al costume ed è capace di raccontare la cultura di un'epoca tanto quanto i vestiti: i capelli. Costruendo un mestiere unico che lei stessa definisce ‘storica dei capelli’, Rachael ha fatto di acconciature, tinture, pettini e strumenti d’epoca dei mezzi per raccontare moda, cultura e autoespressione. Consulente, relatrice e scrittrice, ci ha raccontato il suo percorso e le intuizioni che le hanno permesso di trasformare una passione insolita in una vera carriera.
Cosa fa una Hair Historian
Che significa, in pratica, essere una storica dei capelli?Mentre la moda è da tempo considerata un campo accademico rispettabile e un modo utile per capire le nostre storie condivise, capelli e acconciature sono stati storicamente considerati solo una nota a piè di pagina. Vorrei cambiare questa prospettiva e aiutare le persone a capire l'importante ruolo che capelli e bellezza hanno nella cultura.
Passo molto tempo a fare ricerca attraverso libri, visite a musei e biblioteche, e consultando archivi per trovare documenti che ci raccontano di più sui capelli: dalle vecchie ricette per tinture alle etichette dei prodotti, dagli articoli di giornale fino a casi legali che coinvolgono parrucchieri! Al momento, la maggior parte del mio tempo è dedicata alla ricerca e alla scrittura per il mio primo libro, che uscirà nel 2027. Inoltre, contribuisco a molti servizi editoriali per magazine e riviste, tengo lezioni in gallerie e università, vengo spesso intervistata da TV, radio e studenti interessati alle mie ricerche.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Ho studiato Fashion Design alla Manchester School of Art, ma sono sempre stata più appassionata della parte di studi culturali del corso che non della creazione di abiti. Mi affascinano le scelte delle persone su come si presentano, e la psicologia e la storia dietro le tendenze e le tribù di stile. Successivamente ho fatto un Master in Fashion Journalism, che ha approfondito l’idea di raccontare storie e fare ricerca. Dopo la laurea, ho lavorato per riviste di bellezza e ho ottenuto un lavoro all’Hairdressers Journal, una rivista settimanale di settore per i parrucchieri nel Regno Unito. Fondata negli anni 1880, ci dava accesso a tutti i suoi incredibili archivi, e naturalmente ne sono diventata ossessionata. Ho aperto un account Instagram per condividere alcune delle immagini interessanti che trovavo, e questo mi ha aiutato a costruire una piattaforma e farmi conoscere. Nel tempo ho continuato a perfezionare la mia conoscenza storica dei capelli, e oggi lavoro per una pubblicazione che mi permette di mettere a frutto tutta la mia esperienza.
Quali aspetti del suo lavoro le danno maggiore soddisfazione quotidiana?
La mia più grande soddisfazione è riconoscere che l’hairstyling ci connette al passato in modo tangibile. Un’amica appassionata di ricerche di tesori con il metal detector ha recentemente trovato una forcina romana. Ha detto che è stato emozionante tenerla in mano, perché assomigliava a quelle che usava lei. Per me, questo è il senso del lavoro: connettersi con persone attraverso tempo e spazio ripetendo pratiche consolidate.
Quali sono le epoche più curiose per quanto riguarda acconciature e stili?
I vittoriani sono molto divertenti per chi ama l’hairstyling: è stato un periodo di grande espansione pubblicitaria e sviluppo dei prodotti, e c’è moltissimo materiale che mostra quanto fosse importante la cura dei capelli e quante innovazioni fossero in corso. Anche gli antichi egizi per me sono sempre fonte di fascino; adoro visitare il Petrie Museum a Londra, dove si possono vedere pettini e forcine che riconosco come strumenti che potrei usare oggi. Inoltre, in quanto appassionata di musica alternativa sono anche appassionata alla scena punk e dalla creatività dell’auto-espressione negli anni ’70, insieme allo sviluppo di prodotti come le tinture. C’è qualcosa di incredibilmente stimolante nel vedere persone creare acconciature e colori avant-garde mai visti prima - oggi ci vuole molto per sorprendere qualcuno!
Essere storici dei capelli: tra studio e curiosità
Come raccoglie le informazioni sugli hairstyle storici?
Passo molto tempo in archivi e biblioteche alla ricerca di materiali specifici sui capelli; inoltre, la maggior parte dei musei ha oggetti legati alla cura dei capelli e all’igiene personale, essendo parte integrante della vita quotidiana. Amo l’arte, quindi condivido spesso dipinti sui capelli, tuttavia, fotografie e oggetti fisici rendono la storia più tangibile. Spesso gli artefatti storici sono molto simili agli strumenti che usiamo oggi, il che aiuta davvero a connettersi con il passato.
Da dove conviene partire se si è incuriositi dalla storia dei capelli?
Secondo me è fondamentale tornare offline e visitare musei, biblioteche o archivi pubblici locali. Io uso molto internet nella ricerca, ma c’è una quantità enorme di informazioni errate e immagini AI online che raccontano storie completamente inaccurate. Niente batte foto reali e libri storici che mostrano cosa accadeva davvero. Anche le riviste femminili dei primi del ‘900 offrono spunti affascinanti su tendenze e tecniche, e guardare le pubblicità aiuta a capire cosa fosse disponibile.
Quanto sono utili i social media nella sua professione?
I social sono molto utili: grazie a loro ho costruito il mio profilo e mi hanno messa in contatto con altre persone che fanno ricerche simili nel mondo. Ho creato una comunità preziosa di studiosi in campi simili. Tuttavia, come ho già detto, ci sono molte informazioni sbagliate e immagini AI fuorvianti. I social sono un buon punto di partenza, ma devono essere supportati da libri, oggetti, foto e archivi che costruiscono un quadro più completo e accurato.
Sicuramente il suo lavoro la porta a scoprire aneddoti curiosi.
Mi piace ricordare che la maggior parte di ciò che facciamo con i capelli non è nuova, e che le persone hanno sempre cercato di colorarli, acconciarli e portarli in modi interessanti per motivi simili ai nostri: vanità, auto-espressione, desiderio di mostrare come ci si sente dentro. Uno dei miei esempi preferiti sono le donne veneziane del XVI secolo che decoloravano i capelli stendendosi al sole sui tetti. Indossavano cappelli chiamati ‘solanas’ con dei fori in cima, attraverso cui facevano passare i capelli, come i vecchi cappelli per colpi di sole degli anni ’80. In questo modo proteggevano il viso dal sole e al contempo usavano luce e calore per schiarire i capelli. Per migliorare il processo, usavano un liquido contenente urina di cavallo, che può sembrare sgradevole, ma funzionava chimicamente come l’ammoniaca delle formule commerciali successive.
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