Coniugare amore e lavoro è un sogno realizzabile o una missione impossibile?
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Che sia in una startup, una pasticceria vegana, un progetto artistico o un canale YouTube, lavorare in coppia è diventato per molti non solo un modo per condividere la vita, ma anche per disegnarsela. Niente più ufficio, dinamiche tossiche o agende incompatibili: solo due persone affiatate che vogliono condividere la vita e fanno ogni giorno quello che hanno scelto di fare. Ma sotto questa immagine da sogno - spesso alimentata dai post Instagram di coppie influencer (coppie che viaggiano, che cucinano, che fanno yoga, che hanno figli, che vanno a vivere all’estero e chi più ne ha più ne metta) - si nasconde una realtà più complessa. E a tratti faticosa. Veniamo dunque alla domanda cruciale: unire vita e lavoro è una buona idea? La risposta è dipende. Ci sono diversi fattori che possono influire nella buona riuscita di un progetto imprenditoriale comune, per esempio come funziona la coppia, quanto i suoi componenti sono in grado di restare uniti anche quando sono in disaccordo, come si confrontano e quanto sono disposti a fondere le proprie vite.
Cos'è la copreneurship
Unire vita privata e professionale significa fondere due mondi che, per quanto connessi, funzionano con regole diverse. L’amore richiede empatia, spazio, ascolto. Il lavoro, invece, pretende risultati, chiarezza, efficienza. Riuscire a farli convivere senza far saltare tutto in aria è una questione di equilibrio. E no, non si tratta solo di avere una buona comunicazione. Servono struttura, confini, intelligenza emotiva, e soprattutto una buona dose di consapevolezza su come ognuno dei due gestisce lo stress, i conflitti, il potere. Perché se il progetto di coppia dovesse fallire, l’amore sopravviverebbe? E, viceversa, se invece arrivasse un certo grado di successo, la relazione riuscirebbe ancora a coltivare la propria intimità?
Il fenomeno oggi ha un nome: si chiama copreneurship (dalla fusione dei termini couple e entrepreneurship, cioè coppia e imprenditorialità) e secondo varie ricerche, è in crescita costante. E sembra riscuotere parecchio successo: il meccanismo non è ancora stato ampiamente analizzato, ma secondo lo studio Better Together. Copreneurship and New Venture Survival le imprese fondate da coppie avrebbero maggiori probabilità di sopravvivere rispetto ad altre, grazie ad una serie di meccanismi che si rivelano essere un vantaggio. Secondo le autrici Jennifer L. Woolley e Jo-Ellen Pozner, le ragioni risiedono principalmente nell’affinità di valori personali e professionali, nella comunicazione profonda, sincera, autentica, nella capacità di supportarsi reciprocamente, nonché nella capacità di suddividere i compiti che finisce per rispecchiarsi anche nell’organizzazione domestica.
Anche uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology ha osservato che quando entrambi i partner vivono lo stesso tipo di stress (ad esempio la pressione per una scadenza, o una difficoltà economica), si sentono più vicini, mentre quando solo uno dei due è sotto stress, è alto il rischio di corto circuito.
Esistono dunque dei vantaggi nel lavorare in coppia. Innanzitutto, una fiducia granitica nel partner, che collega o collaboratore potrebbe mai conquistare. Inoltre, in un’impresa di coppia le decisioni vengono prese rapidamente, senza passaggi burocratici o gerarchici, e attraverso una comunicazione diretta e senza filtri (senza timore di perdere il posto, di pestare i piedi a qualcuno, di generare conflitti). Infine, si gode di un grande supporto emotivo: se la giornata va male, chi ti ama può capirti meglio di chiunque altro.
Aggirare le insidie
Tutto bellissimo? Fino ad un certo punto. Perché lavoro e amore funzionano solo se si sanno gestire bene i conflitti. Se il progetto imprenditoriale va male, ci si troverà entrambi senza lavoro, frustrati e possibili recriminazioni. Se invece andasse bene e uno dei due partner crescesse più dell’altro dal punto di vista professionale? Potrebbero nascere confronti, invidie, dinamiche pericolose di risentimento. Inoltre, non dimentichiamo l’alto pericolo di perdere gli spazi individuali: quando i principali comparti della vita sono condivisi, cosa resta privato, di unicamente nostro? Infine, esiste il rischio di non sapere più dove finisce il lavoro e inizia la relazione intima. Chi ha voglia di parlare di lavoro a letto? Una gita al mare, una passeggiata di piacere, un aperitivo saranno ancora possibili senza menzionare gli affari?
Una delle regole fondamentali del fondere business e vita di coppia è quella di non portarsi il lavoro a casa ogni sera. Salvo urgenze, niente ‘talk aziendali’ a cena o nei momenti dedicati alla famiglia, e soprattutto niente argomenti professionali a letto. Darsi degli orari da rispettare può aiutare molto. Anche dividere i ruoli è utile: lo si può fare in base alle naturali inclinazioni, alle competenze, alle soft skills, l’importante è che i task quotidiani non si sovrappongano. Ognuno deve operare nel suo settore di competenza come in un vero team aziendale. In questo modo si minimizza la competizione e la conflittualità. Fra l’altro, un progetto professionale di coppia funziona certamente meglio se i talenti sono complementari, non identici.
Al di là del lavoro, è importante inoltre curare la propria identità personale, ovvero coltivare degli hobby separati, delle amicizie non comuni, fare delle attività in solitaria. Quando si passa la maggior parte del tempo insieme riuscire a creare degli spazi privati non è solo necessario, è assolutamente sano. Infine, pur essendo una pratica difficile da affrontare è bene non rimandare la formulazione di una exit strategy, un piano di uscita nel caso l’avventura imprenditoriale dovesse fallire o la relazione dovesse naufragare. Cosa si fa se uno dei due aspetti va a rotoli? Parlarne sin dal principio evita drammi alla fine.
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