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Quando la casa è nel caos la società colpevolizza la donna che la abita: lo stress delle donne davanti al disordine

Quando la casa è nel caos la società colpevolizza la donna che la abita: lo stress delle donne davanti al disordine
(getty)
Le donne sperimentano livelli di stress più alti quando la casa è in disordine, rispetto agli uomini.
Lo confermano ricerche dell’Università della California, ma è un problema culturale.
di Eugenia Nicolosi

Le donne sperimentano livelli di stress più elevati in ambienti domestici disordinati rispetto agli uomini. Lo confermano ricerche dell’Università della California, secondo cui l’esposizione al caos domestico genera in loro una reazione fisiologica più marcata. Il fenomeno non si spiega con una maggiore sensibilità "biologica" all’ordine e alla pulizia (che non esiste).

Il dolore delle donne non è normale: impariamo ad ascoltarlo!

Alla base infatti ci sono fattori culturali radicati: in molte società lo stato della casa è ancora considerato un indicatore diretto delle capacità della donna che vi abita. Questo legame, tramandato per generazioni, trasforma il disordine in un segnale sociale di fallimento, attribuendo alla donna una responsabilità che dovrebbe essere condivisa ma non lo è-

lo studio dell'UCLA sui livelli di stress

Nemmeno troppo curiosamente quando una casa è nel caos si tende a chiedersi "cosa fa tizia", perché non la ordina, anche quando in quella casa abitano altre persone. E "tizia", dopo "tizia", dopo "tizia" imparano da millenni che la responsabilità dell'ordine o del disordine di uno spazio domestico è solo loro. Infatti, le donne- globalmente - sperimentano livelli di stress molto più alti degli uomini quando la loro casa è nel caos o comunque davanti al disordine.

E non è soltanto un’impressione. Ecco cosa dice esattamente la ricerca dell’Università della California (UCLA, per la precisione): Uno studio condotto da un gruppo di ricercatrici ha messo in luce come lo stato dell’ambiente domestico possa influenzare i livelli di stress, e che tale impatto varia sensibilmente tra donne e uomini. Le partecipanti che descrivevano una casa disordinata, specialmente in presenza di lavori incompleti o aree caotiche, mostravano un recupero più lento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, rispetto a donne che percepivano il proprio ambiente come rilassante e riposante.

Questo effetto non era affatto presente negli uomini dello studio. In sostanza, più uomini trascurano il disordine senza che questo alteri il loro equilibrio psicofisico, ma nelle donne la mancata sistemazione è un fattore che mantiene vivo lo stress durante la giornata. Le ricercatrici collegano questo fenomeno anche a un condizionamento culturale: le donne sono socialmente incentivate a “vedere” il disordine e ad assumersi la responsabilità della cura della casa, anche quando non è unicamente opera loro.

entrando in una casa disordinata diamo la colpa alla donna che la abita

Questo risultato fornisce un fondamento empirico a quanto scritto: il disordine domestico, per molte donne, non è solo una questione estetica, ma un elemento che mantiene attivo uno stato di tensione psicofisiologica per tutto il giorno e che lo stesso contesto non fa emergere con la stessa intensità negli uomini.

Fin da bambine, molte donne ricevono un messaggio implicito e talvolta pure esplicito secondo cui l’ordine domestico è un riflesso della loro competenza, della loro cura, perfino del loro valore personale. Un soggiorno in disordine diventa la prova, agli occhi del mondo (e spesso ai propri), di una mancanza

In molte culture, comprese quelle occidentali, lo stato in cui versa una casa viene ancora associato alla figura femminile che la abita. Se un ospite entra e trova il soggiorno disordinato, la responsabilità viene attribuita quasi automaticamente alla donna, indipendentemente dal fatto che condivida quello spazio con altre persone. Questa pressione invisibile non si limita a generare fastidio: crea un cortocircuito emotivo in cui il disordine diventa non solo un ostacolo pratico, ma un attacco diretto alla propria identità.

Non si tratta quindi di dire che “le donne odiano il disordine più degli uomini”, ma di riconoscere che vivono il caos domestico in un contesto di aspettative ingiuste. Un uomo può permettersi una scrivania invasa da fogli senza che questo diventi un marchio sulla sua reputazione; una donna, in situazioni simili, rischia invece di sentirsi, e di essere vista, come trascurata o incapace di gestire la propria vita.

smettere di essere parte del problema

C’è anche un aspetto meno discusso: il disordine come specchio dell’interiorità. Alcuni psicologi sostengono che un ambiente caotico possa riflettere periodi di stress, depressione o sovraccarico emotivo. Ma qui si apre un paradosso: proprio nei momenti in cui una persona avrebbe bisogno di comprensione, una donna rischia invece di ricevere giudizi più severi. È come se l’ambiente domestico, anziché essere un rifugio, diventasse un tribunale.

Cambiare questa dinamica richiede più di una “campagna per l’ordine condiviso”. Serve scardinare l’idea che la cura della casa sia un compito prevalentemente femminile e che il suo stato rifletta il valore morale di chi la abita. Significa riconsiderare le abitudini quotidiane, ridistribuire in modo equo i compiti e, soprattutto, sospendere il giudizio frettoloso sul disordine altrui. Forse il primo passo è proprio smettere di vedere una casa in disordine come un segnale di pigrizia o incompetenza, e iniziare a leggerla come un ambiente vivo, imperfetto, che racconta la realtà di chi ci vive. Un soggiorno caotico può essere la traccia di una giornata piena, di un progetto creativo in corso, o semplicemente il risultato naturale di una vita che non si ferma a spolverare ogni sera. Il vero disordine da combattere non è quello degli oggetti sparsi sul tavolo, ma quello delle idee preconfezionate e violente su chi debba occuparsi di una casa.