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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Come (non) rovinare le vacanze agli altri con l'ossessione di renderle perfette

Come (non) rovinare le vacanze agli altri con l'ossessione di renderle perfette
Sono da incolpare i social media anche per l'ossessione di pianificare le vacanze perfette? 
Un po' si, ma soprattutto sono da incolpare le persone che mentono e le trappole per turisti.
di Eugenia Nicolosi

Abbiamo intercettato un editoriale del magazine americano Vox a tema vacanze: il titolo è Stop trying to have the perfect vacation. You’re ruining everyone else’s (smettila di tentare di pianificare la vacanza perfetta, stai rovinando quella degli altri). E ci siamo chieste: pianificare la vacanza perché sia "perfetta" non sta diventando un lavoro? E da cosa dipende? Dai social (come sempre)?

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E ancora: abbiamo scoperto che tantissime persone mentono rispetto a come sono andate realmente le loro vacanze. In tal senso, alimentano un sistema per cui la ricerca della perfezione delle vacanze è diventata pervasiva.

l'ossessione di dover pianificare le vacanze perfette

È diventato noioso incolpare i social media per qualsiasi deriva culturale o psicologica. Ma la verità è che le persone, qui in occidente e nei Paesi occidentalizzati, non riescono a uscire dal loop delle aspettative create dalle vite "instagrammabili" e dall'inclinazione a riprodurle. La regina delle domande da porsi sarebbe "perché continuiamo a partecipare a questa ridicola competizione?", ma non è questo il luogo: la pressione impercettiibile - perché normalizzata - di dover rendere ogni cosa perfetta si alimenta ogni volta che vengono aperti i social e si osservano le vite altrui o, in questo caso, le vacanze altrui. A questo si aggiunga la facilità con cui si può prenotare un viaggio, breve o lungo, vicino o lontano: internet e le sue risorse infinite - anche del ventaglio di prezzi - consentono praticamente a chiunque abbia un minimo di dimistichezza col web di organizzare una vacanza saltando le agenzie di viaggio, le guide approfondite o purtroppo anche i consigli delle persone del luogo in cui si andrà.

Sommando le cose si arriva al punto in cui si pianifica un viaggio in Thailandia avendo visto tutto su TikTok, sapendo già dove si deve dormire e mangiare per partecipare in tempo al tour dei templi, ma pure a che ora si fa l'escursione alle rovine per non perdere la foto al tramonto della spiaggia tropicale. Vengono costruiti i desideri e appiattite le esigenze sulla base della voglia di avere quello che si è visto sui social, per poi pubblicare a propria volta le stesse foto, scattate nello stesso punto. Il che, chiaramente, al turismo in generale non fa bene: non si esplora più, non si "vaga" più per un posto con lo scopo di conoscerlo e conoscerne realmente la cutura, non si "viaggia": si fa turismo.

gli imprevisti in vacanza capitano (aka: pianificare non basta)

Una scena del film Sapore di mare
Una scena del film "Sapore di mare"  (instagram)

Premesso che pianificare ossessivamente una vacanza annienta lo scopo stesso di una vacanza (le vacanze servono a destressarsi, non a stressarsi di più) gli imprevisti capitano. Le delusioni, che sono già inevitabili nel quotidiano, tendono a verificarsi quanto più si è programmato. Più si ha chiaro un progetto, più la vita coglie di sopresa (anche con cose positive, ma pur sempre di sorpresa). Il primo passo per non tradire l'intento della vacanza dovrebbe essere evitare possibili delusioni e le delusioni si evitano evitando di cadere nella trappola della "vacanza perfetta", organizzata millimetricamente. Naturalmente questo non significa andare all'arrembaggio in un posto che non si conosce, significa prendere le distanze dalle aspettative (basate sulle vacanze altrui) e prendere fiato dalla propria ossessione di pianificare: i posti si conoscono davvero quando si entra nel quotidiano delle persone che li abitano, non schedulando gite e visite guidate nei posti in cui le persone residenti non vanno mai. Come gestire le aspettative, senza tasformarsi in persone pessimiste: mantenendo una mente aperta, del resto si viaggia per questo e non per fare vedere ai followers che si è viaggiato. 

sentire la pressione di impressionare

Oggi più persone viaggiano perché possono e, come anticipato, la diffusione a tappeto delle "raccomandazioni di viaggio" da parte di influencer (?) si va a sommare a un sistema capitalista che mantiene basse le valute di alcuni Paesi perché le persone delle nazioni più ricche possano andare lì e "sperperare", gentrificare, contribuire alla creazione di città i cui centri pedonali sono tutti uguali. Così che sia la strada principale di Madrid o di Los Angles si trovano gli stessi brand di vestiti e make up, gli stessi fast food e le stesse caffetterie. Nei Paesi non - del tutto - occidentalizzati si creano dei sistemi di trappole per turisti: giri in elefante e visita alle rovine compresi. Ed ecco che si iniziano a vedere meglio i contorni delle "vacanze perfette" e tutte repliche le une delle altre. 

L'ossessione di pianificare le giornate di vacanza quindi dove va a infrangersi? Tra posti che sui social sembrano vuoti ma in realtà sono affollatissimi (Portofino, Santorini, Venezia) e tra ristoranti che spacciano all'estero l'equivalente dei cappuccini all'ora di pranzo che si vedono a Roma. Ma sembra in realtà che chiunque parta solo per fare video e foto da postare per mostrare a estranei la propria vacanza, più che per stare in vacanza e godersela. Il che dovrebbe essere "la" priorità di chi appunto va in vacanza, pure se si tratta di farla a cento metri da casa. 

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(instagram)

E poi la perfezione è sopravvalutata, oltre che soggettiva: chi pianifica ossessivamente la vacanza di solito lo fa secondo un proprio canone, coinvolgendo le altre persone in levatacce, corse contro il tempo e selfie per dimostrare che tutto è perfetto. Ma mentono sapendo di mentire: lo sappiamo da uno studiio. In sostanza due terzi delle persone mentono su quanto sono state belle le loro vacanze. Le bugie più comuni includono: magnificazione delle condizioni meteorologiche, qualità degli alloggi, quantità di visite effettuate, acool consumato e soldi spesi. Il che è comunque continuare a "forzare" una perfezione che non c'è e ad alimentare la cultura super tossica delle vacanze perfette come obiettivo facile da raggiungere.

Secondo lo studio, le persone mentono per impressionare gli altri: i loro genitori (31%), i colleghi (23%) e gli amici (14%). C'è quindi molto imbarazzo rispetto a come sono andate davvero le vacanze (imperfette, perché la perfezione non esiste) e quindi si dicono bugie. Un enorme 52 per cento ha rivelato anche che anche se avesse fatto un viaggio orribile non lo avrebbero raccontato. Forse si può e si deve smettere.