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"comparanoia" Aggiornato il: 3 minuti di lettura

La "generazione paranoia" che mette tutto a confronto, pure le vacanze estive

Kendall Jenner e Bella Hadid
Kendall Jenner e Bella Hadid   (getty)
Le vacanze estive degli altri sono più belle delle nostre?
Se la risposta è sempre "sì", è questione di paranoia da confronto 
di Eugenia Nicolosi

Fare paragoni con gli altri è un istinto che l'essere umano si porta dietro dalla preistoria. Ma se c'è un momento dell'anno in cui il paragone si trasforma in paranoia è quello in cui tutti sembrano fare vacanze estive migliori (perché sono tutti più ricchi, più di successo, più liberi). Ma è tutto nella testa di chi pensa, scrolla i social ed entra in paranoia mettendo le vite degli altri a confronto con la propria. Nei Paesi anglofoni c'è pure un termine che indica questo stato d'animo: conparanoid, da "confrontation" e "paranoid", la paranoia da confronto. 

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generazione paranoia

L’estate è un periodo che mette particolarmente in crisi le persone di alcune generazioni (soprattutto millennial e gen z). Sono loro, infatti, che soffrono maggiormente il confronto perché sono loro che maggiormente si mettono a paragone con gli altri (altri non meglio identificati: dall'amica di infanzia all'eretidiera che vive dall'altro lato del mondo). E perché proprio l'estate? Perché è il monento in cui si fa il bilancio dell'anno appena trascorso, soprattutto è il momento in cui si gode dei frutti del lavoro svolto spendendoli - i frutti - in vacanze estive più o meno lunghe, più o meno esotiche, più o meno mondane. E chi, come millennial e gen z - più degli altri, ma non solo loro - soffre, lo fa anche a causa dei social e della normalizzazione dello scrolling infinito. È facile pensare che c'è gente che si gode la vita più di chi sta guardando i social che è evidentemente bloccata, o bloccato, in città per lavoro o perché non può permettersi una vacanza come quella. E se da una parte è sia facile cadere nel meccanismo e guardare per ore le vite che le altre persone condividono sui social, è difficile rendersi conto del meccanismo interno che si innesca in chi osserva. Cioè noi. 

le vacanze estive al centro del confronto eterno: quello del successo

Alla base di tutto c'è la tossicità della cultura del successo che rovina le vite e pure le vacanze a chi le ha e ovviamente a chi non le ha, perché magari non ha nemmeno un lavoro da cui prendere delle vacanze. E si aprono due ordini di problemi: il primo è la cultura stessa che spinge al successo attraverso invenzioni come quella della meritocrazia, il secondo è quello legato alla innata spinta a paragonarci con il resto del mondo senza la lucidità di capire che ciascuno è un universo a parte. Una spinta come dicevamo atavica dell'essere umano che i social network hanno solleticato e rinvigorito fino all'estremo.

Il confronto sociale è un impulso primordiale. Anche gli animali si confrontano con gli altri in relazione al cibo o alle dinamiche di accoppiamento. E sappiamo che lo stress di percepirsi come inferiori fa rilasciare al nostro organismo il cortisolo, oltre che la sensazione di minaccia che nella preistoria e nel regno animale era ed è funzionale al ritiro in sicurezza. I nostri cervelli non hanno cambiato modo di funzionare, è solo che oggi il confronto sociale è più urgente di quello legato alla ricerca del cibo o del rituale di accoppiamento perché ancora oggi l'essere umano può sopravvivere alla perdita di un pasto o di un partner ma continua a non essere in grado di sopravvivere davanti all'attacco di un nemico più grosso (quindi superiore, di cui ci si percepisce inferiori). 

Nella società contemporanea il "superiore" è quello o quella che ha più successo e il successo si misura sulla base di come vengono spesi i soldi e su quanti soldi vengono spesi. Le vacanze estive, in tal senso, sono per forza un metro di paragone.

Paris Hilton
Paris Hilton  (instagram)

tutta colpa dei social? non esattamente, però...

Uno dei modi consigliati da Psychology Today per smettere di soffrire di paranoia da confronto è chiaramente smettere di fare scrolling. Abbandonare la dinamica normalizzata di aprire i social e affidarsi all'algoritmo però è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto quando si è abituate a un flusso costante di immagini e informazioni. L’uso dei social media è però ampiamente associato all'aumento di depressione e ansia, e sempre sul portale di Psicologia si legge che basta una pausa per rendersi conto che si hanno molte meno paranoie. Il legame scientifico tra social media e salute mentale mette in luce come passare anche poco tempo sui social innesca una minore autostima, una salute mentale peggiore e una maggiore vergogna per il proprio corpo o i propri risultati di natura sociale, relazionale o lavorativa. Chi ha abbandonato Instagram e Facebook infatti sperimenta immediatamente un aumento della soddisfazione di vita e delle emozioni positive. Gli utenti abituali dei social d'altro canto sono naturalmente indotti a paragonarsi con gli altri e nemmeno se ne rendono conto, ma è questo costante paragone che porta a rimuginare e rimuginare, covando sentimenti negativi e paranoici. 

Il periodo delle vacanze estive solleva, in aggiunta, l'istinto a fare un confronto con un quotidiano instagrammabile che però non esiste nella realtà (sono vacanze, non la vita vera) e di cui non si sa quasi niente. Il primo passo per affrontare l'ansia da paragone quindi è banalmente riconoscere che esiste. Disagio e invidia non provengono dal nulla, né sono causati da ciò che altre persone stanno facendo: si tratta di meccanismi autonomi e primordiali del cervello che, quello sì per la propria sicurezza, occorre imparare a gestire.