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Non siamo mai stati così soli (e infelici): nell'illusione dell'iperconnessione digitale siamo rimasti senza amici

Siamo diventati una società pericolosamente solitaria: il 55 per cento degli italiani e delle italiane non ha amici.
Ecco cosa ci ha restituito l'illusione dell'iperconnessione.

C’è un dato che, a leggerlo, fa un po’ stringere lo stomaco: il 55 per cento degli italiani e delle italiane non ha amici. Non “pochi” amici, non “amici lontani”. Nessun amico. Lo riporta uno studio citato da The Vision, che aggiunge un dettaglio inquietante: non è una questione generazionale. Infatti tra i/le giovani sotto i 50 anni, il 34 per cento rientra in questa categoria, e perfino tra gli over 55 la percentuale è alta, intorno al 21 per cento. E non si tratta di un’eccezione statistica.

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mai così vicini eppure mai così lontani

È più di un terzo degli italiani, delle italiane, a non avere neanche parenti stretti con cui passare il tempo o contare nei momenti difficili. In altre parole, tanti vivono in una bolla privata, dove l’unico rumore è quello della propria voce o della televisione accesa in sottofondo. Secondo l’ultimo sondaggio ASviS, fatto tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, circa il 52 per cento delle persone percepisce un senso di esclusione sociale. Nel frattempo, il livello di felicità è sceso dal 55% per cento al 48 per cento in un anno. E quelli che si dichiarano infelici sono saliti dal 25 per cento al 32 per cento.

Questi numeri non vanno letti con toni catastrofici, ma richiedono una presa di coscienza chiara e senza polemiche: abbiamo davanti una società in cui più della metà delle persone non ha amici reali, aumenta la percezione di esclusione e cala il benessere psicologico. Non serve demonizzare il presente ma osservarlo con lucidità. Una chiave di lettura — senza proclami, ma con una nota critica — riguarda ovviamente i social media.

Tutto è iniziato dai mesi di lockdown ma non nascondiamoci dietro un dito. Quella distanza fisica forzata è un ricordo ormai di cinque anni fa. Sono le piattaforme digitali, nate per connetterci, che usiamo male, cioè come surrogato di relazioni concrete. E non perché per la nostra salute il Governo ci vieta di vedere persone. Ci siamo abituate, abituati, a scorrere schermi, non a stringere mani. E siamo noi che alimentiamo una specie di allucinante “solitudine condivisa” in cui l'apparente vicinanza non fa che gonfiare un immenso vuoto affettivo

Eccolo il paradosso più amaro: viviamo nell’epoca della connessione permanente. Abbiamo chat che esplodono di messaggi, gruppi su WhatsApp che sembrano mercati di paese, notifiche che ci inseguono anche mentre cuciniamo la pasta. Se guardi il numero di “contatti” sui social, potresti pensare che siamo la generazione più popolare di sempre.

il peso del silenzio reale dietro conversazioni virtuali

E invece, dietro a quel brusio digitale, c’è un silenzio reale. La verità è che gran parte di queste relazioni sono leggere come polvere: scroll, reaction, un “come va?” buttato lì e mai seguito da un incontro vero. È un po’ come vivere in un condominio con cento persone, ma non sapere il nome di nessuno. Ci sentiamo circondati/e, eppure — dati alla mano — siamo soli come mai prima. Non serve alzare il dito accusatore, ma ignorare il ruolo dei social sarebbe ipocrita. Sono spazi che sono nati per avvicinarci e, in parte, lo hanno fatto. Ma hanno anche reso facile sostituire la profondità con la rapidità.

Si cresce imparando a “tenere viva una conversazione” con un cuoricino a un post, non con una chiacchierata di due ore al bar. È la solitudine 2.0: condivisa, connessa, ma pur sempre solitudine. E allora? Il punto è semplice: possiamo avere mille connessioni online, ma senza un caffè preso insieme, una passeggiata, una risata stonata davanti a una pizza bruciata, il concetto di “amicizia” rimane un’icona sullo schermo. Forse non si tratta di fare grandi rivoluzioni sociali, ma piccoli gesti concreti. Inviare un messaggio per proporre un incontro, non solo per commentare una foto. Riprendere l’abitudine di bussare alla porta di qualcuno, anche senza un motivo preciso. Passare tempo con una persona cara, un incontro dal vivo, restituire spessore umano ai nostri legami. Evidentemente ci serve.