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ci vediamo lì Aggiornato il: 3 minuti di lettura

La felicità è nascosta nel "terzo posto": che cos'è il third place e come ritrovarlo

La felicità è nascosta nel terzo posto: che cos'è il third place e come ritrovarlo
Il Third Place è uno spazio separato dai due ambienti sociali abituali: casa ("primo posto") e posto di lavoro ("secondo posto"). 
A causa di molti fattori abbiamo perso il terzo posto. Ma dobbiamo ritrovarlo.
di Eugenia Nicolosi

Cinquant'anni fa i terzi posti erano ovunque. Le persone andavano al bar sotto casa e non guardavano i loro cellulari ma chiacchieravano con le altre persone circa le ultime notizie, sulle cose che succedevano in città, di cinema o perfino di questioni personali. Oggi la maggior parte di noi ha perso il proprio "terzo posto" nel mondo.

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il significato di third place

L’idea del terzo posto è frutto della mente di due sociologi americani, Ramon Oldenburg e Dennis Brissett, che definirono per primi il concetto nel 1982: il third place è uno spazio pubblico di riferimento perché è lì che la comunità di quartiere interagisce, si incontra e si confronta. Questi luoghi aiutano le comunità e i gruppi a costruire e mantenere un senso di coesione. Pensiamo alle taverne di una Parigi settecentesca: è lì che si scatenarono le idee rivoluzionarie. Oppure, più pop: pensiamo al Central Perk della sitcom Friends o al Luke's Diner in Una mamma per amica. Spesso è da lì che si snoda la trama degli episodi. I nostri luoghi di ritrovo preferiti sono sempre stati una parte importante del quotidiano di ciascuno e probabilmente tutti abbiamo in mente uno spazio che potremmo chiamare "terzo posto". La differenza è che oggi non interagiamo più con gli estranei, con altre persone che vivono nei paraggi e che ogni giorno - o quantomeno spesso - incrociamo in quel posto e che se non avessimo cambiato stile di vita e se non avessimo la dipendenza da tecnologia probabilmente sarebbero nostre amiche. 

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Esempi di terzi luoghi però possono essere anche diversi dai bar: includono chiese, centri comunitari, biblioteche, palestre, parchi o anche teatri e cinema. Nel suo libro The Great Good Place (1989) l'ideatore del concetto Ramon Oldenburg sostiene che il terzo posto è fonamentale per la società civile, per la democrazia, per l'impegno civico e per la creazione di sentimenti di senso di appartenenza. E ancora Oldenburg spiega che il terzo posto è una sorta di ancora: è dove ti rilassi in pubblico, dove incontri volti familiari e fai nuove conoscenze. Una terra neutra dove si incontrano persone che hanno poco o nessun obbligo di essere lì, quindi sono gioiose.

perché si sta bene nel terzo posto

Stando ai teorici, i third places non attribuiscono alcuna importanza allo status di un individuo in una società: lo status socioeconomico non conta, consentendo un senso di comunanza tra gli avventori. Anche perché non esistono prerequisiti o requisiti che impediscano l'accettazione o la partecipazione alle attività del terzo posto. Di conseguenza la conversazione giocosa e felice è l'obiettivo principale dell'attività nei terzi posti, sebbene non sia obbligatorio che sia l'unica attività. I terzi posti sono aperti e facilmente accessibili a chi li occupa e devono provvedere ai desideri di chi li attraversa, quindi tutti gli occupanti sentono che i loro bisogni sono soddisfatti.

Il terzo posto di solito ospita una serie di clienti abituali che contribuiscono a dare allo spazio il suo tono e aiutano a creare l'atmosfera e le caratteristiche principali. Anche i / le clienti abituali dei terzi posti attirano nuova gente ​​e anche involontariamente, esprimono il calore necessario a far sentire a casa anche l'ultima persona arrivata in uno spazio che esteticamente è tipicamente accogliente, oppure elegante ma mai snob. i terzi posti hanno infatti una natura spontanea, in cui conversazioni leggere e battute non sono solo comuni, ma molto apprezzate. Come una casa lontano da casa.

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La teoria: ai millennials manca il terzo posto (ecco perché sono depressi)

Mentre le generazioni piuù adulte hanno vissuto in pieno l'esperienza del terzo posto e quelle più giovani hanno trovato già bello e pronto un "terzo posto digitale" e non riescono nemmeno a immaginare di connettersi tra loro per caso in un bar, i millennial hanno tutto da perdere. Le sitcom e i film con cui sono cresciuti hanno raccontato i terzi posti come spazi in cui succede tutto, in cui si sta bene e ci si sente coccolati (a cominciare con il Peach Pit di Beverly Hills 90210). Ma poi nella vità  reale questo non succede. Non ai Millennials. E a loro i social media, le chat online, le app di appuntamenti e altre piattaforme di connessione non possono bastare. 

Inoltre le conseguenze e i benefici di Internet vanno di pari passo. Per molte persone i social media sono l'unico modo - o uno dei pochi - con cui trovare un senso di comunità e sentirsi partecipi. E questo è meraviglioso, ma sono una soluzione temporanea a una più ampia crisi di isolamento sociale. Deve essere la società a essere inclusiva, non offrire uno spazio alternativo e digitale e promuovere un senso di comunità, connessione e partecipazione accessibile a tutte le persone. Soluzioni? Sempre la stessa: per ritrovare un senso di comunità basta posare il telefono e iniziare a chiacchierare con chi è seduto o seduta di fronte a noi. Ecco come nasce, spontaneamente, un terzo posto.