Altro che "the most wonderful time of the year": il Natale (in famiglia) può essere uno strazio
E spesso è per il contatto ravvicinato con la famiglia (di origine).
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Se a molte persone piace l'atmosfera delle feste di Natale ad altrettante si gela il sangue nelle vene al solo pensiero. Il motivo è semplice: un altro anno si appresta a finire, c'è la nostalgia di tempi, spazi e persone che non ci sono più (le vacanze acuiscono il sentimento di solitudine e le assenze) e c'è la famiglia. Con tutto ciò che comporta. Ed è facile sentire, chiacchierando random, che ad alcune persone non va giù dover tornare nella città di origine o in generale di dover trascorrere più tempo del solito in famiglia per le feste di Natale. E infatti molte persone scelgono di passare le feste con la famiglia di elezione.
A volte perché il Natale ci mette di fronte al rapporto con la nostra famiglia, sia essa vicina, geograficamente distante o banalmente emotivamente o fisicamente assente. Altre volte perché il periodo si presta ad accentuare eventuali disfunzioni familiari. E mentre tutto attorno a noi brilla e scintilla, c'è chi sperimenta solitudine, la sensazione di essere fuori posto e che si chiede come affrontare questi giorni intensi.
la solitudine delle feste di natale
Ci sono persone che non possono trascorrere il Natale in compagnia della loro famiglia "di sangue" per i motivi più diversi: distanza geografica, conflitti mai risolti, impegni di lavoro. E persone che hanno perso i legami a cui tenevano di più e quindi, nonostante l'abbraccio di altre, nuove, persone, avvertono comunque un grande vuoto emotivo. Ci sono però persone che vorrebbero passare delle serene e gioiose giornate di festa in famiglia, per Natale, ma vivono lo stress di vedere emergere le tensioni tra le discussioni politiche e i confronti dei rispettivi successi. È il fratello o la sorella con cui siamo in conflitto da anni, il genitore che è sempre lì a dire che non hai ancora figli o nemmeno un partner, parenti con cui c'è una guerra silenziosa in corso. E mentre noi vorremmo solo fuggire verso la casa dei nostri amici, sappiamo che invece dobbiamo stare lì, con il sorriso finto, perché altrimenti c'è chi se la prende. Il Natale, nella sua dimensione di raccoglimento, va a cristallizzare tutte le sofferenze e i non detti e riesce a riaprire voragini di insicurezze o traumi infantili e adolescenziali.
Poi per alcune persone c'è anche la necessità di mantenere le apparenze a qualunque costo, a volte al prezzo di una vera e propria somatizzazione che rende indigesto non solo il cibo, ma tutto il Natale. E si tratta sempre di bombe a orologeria: si tenta di nascondere il disagio fino a quando l'alcol arrivava a disinibire gran parte dei commensali. Compreso chi cova rabbia da decenni.
sei in famiglia eppure non puoi essere te stess*
In questa natalizia cornice, sfogarsi, piangere, sollevare questioni o tentare di aprire vecchie ferite per guarirle non è nemmeno una ipotesi. Da una parte, tra regali, addobbi e i parenti tutti attorno, l
cosa si nasconde dietro il disagio che proviamo a natale
Perché, famiglia o non famiglia, le vacanze di Natale non rendono ci tutte e tutti indistintamente felici? C'è chi pensa sia colpa anche degli "acquisti comparativi”. E non stiamo parlando di regali veri e propri. Noi paragoniamo le nostre vite a un'immagine irrealistica che ci costruiamo sulla base delle rappresentazioni scintillanti e perfette che i media (e i social) ci propinano. Confrontiamo le nostre vacanze con quelle degli altri. Altri che sono influencer con le case perfette e il Natale perfetto o conoscenti che si fanno i selfie dalle Maldive. Non solo: lo stress è fisiologicamente maggiore. Ci sono semplicemente più cose nella lista delle cose da fare. Più incontri, regali da comprare, pasti da pianificare, preparare e mangiare. Aggiungiamo a ciò che tendiamo a bere più alcol (e sappiamo cosa succede o può succedere) e mangiamo in modo meno sano. E di più.
Il cosiddetto Christmas blues quindi abbraccia fortissimo lo stress di dover vedere la famiglia con cui non andiamo d'accordissimo, il che può causarci ansia e preoccupazione già diverse settimane prima.
In conclusione, da non sottovalutare: siamo nell'era del consumismo. La perdita del significato religioso del Natale potrebbe spiegare il crescente numero di persone colpite da depressione o ansia in vista delle feste. Si parla praticamente soltanto di soldi e capacità di spesa, di oggetti, di regali e di come si è trascorso l'anno da una prospettiva di challenge: tra obiettivi di business raggiunti, relazioni che vanno a gonfie vele e successi vari ed eventuali. C'è una evidente perdita di significato della festa in sé e un vero e proprio divario tra ciò che la società propone e le esigenze emotve, fisiologiche, dell'individuo in vista della fine dell'anno. Per Natale è difficile uscire dal materialismo, ovvio, ma più entriamo nel vortice del Natale come "festa dei regali" a contatto forzato con la famiglia e più è inevitabile sentire il vuoto. Banalmente perché è l'occasione che è stata snatura. E che siamo credenti o meno, accusiamo il colpo. Non esiste ovviamente una ricetta magica per affrontare in allegria le feste di Natale ma iniziare a indagare sui nostri personali fattori di ansia è di aiuto per tenerli a bada.
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