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La Medicina ha iniziato a studiare i corpi delle donne (sì, adesso)

La notizia (buona) è che la Medicina ha iniziato a studiare i corpi delle donne.
Quella cattiva è che gli stereotipi sono duri a morire.

Forse non tutti sanno che le donne hanno più probabilità di ricevere delle diagnosi sbagliate in quasi ogni branca medica. Forse non tutti sanno che le donne nere hanno quasi tre volte più probabilità di morire per complicazioni legate alla gravidanza rispetto alle donne bianche. E per quanto si studino (dicono) i casi, ancora non si riesce a capire il perché tante donne abbiano difficoltà ad allattare. Non è una novità che la Medicina si è orientata più sullo studio dei corpi degli uomini (compresi i trial dei farmaci, spesso dosati in posologia sulla base dei corpi maschili). La novità è che finalmente la Medicina sta studiando i corpi delle donne

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medicina e bias: gli effetti del mancato studio (e ascolto) delle donne

Il primo e più grosso scoglio da superare andando dal medico, se si è donne, è quello di fargli capire che non stiamo inventando niente. Possiamo chiamare lo scoglio "incredulità" rispetto ai sintomi. Gli stereotipi sul genere influenzano il modo in cui i medici trattano le malattie, come conferma uno studio del 2018: i medici spesso considerano gli uomini che accusano dolore cronico come “coraggiosi” o “stoici”, ma non le donne. Le donne che accusano dolore cronico sono “emotive” o “isteriche”. Lo stesso studio ha anche scoperto che i medici erano più propensi a trattare il dolore delle donne come il risultato di una condizione legata alla salute mentale, piuttosto che come una condizione fisica. Un esempio su tutti? "l'endometriosi non esiste: è normale che le mestruazioni ti annientino" (ovviamente non è vero).

Nessuno sostiene che l'endometriosi non sia una malattia reale, o che sia in qualche modo immaginaria, ma in medicina c'è la sensazione generale che la reazione delle donne all'endometriosi sia esagerata, in qualche modo isterica, soprattutto quando i sintomi prevalgono dopo che è stato offerto il trattamento, il che è comune. Anzi è quasi standard. E non vengono trattate in questo modo solo le pazienti con endometriosi. Lo stesso accade con la fibromialgia. 

Un sondaggio del 2018 condotto tra medici e dentisti è arrivato a conclusioni simili: molti di questi operatori sanitari ritengono che le donne esagerino nella descrizione del loro dolore.

Ma non solo problemi di credenza: oggi viviamo con enormi lacune sul piano della ricerca. In passato, molti ricercatori (maschi: il maschile non è "sovraesteso"), credevano che i maschi fossero i migliori soggetti per i test e i trial perché non hanno il ciclo mestruali e non possono rimanere incinti. Ciò significa che ancora oggi la ricerca è parziale e che molti dei farmaci che assumiamo sono pensati, studiati e dosati sulla base dei test fatti sui corpi dei maschi.

studi medici sulle donne? a zero

Medici, scienziati e ricercatori sono stati per lo più uomini, ma anche la maggior parte delle cellule degli animali e degli esseri umani studiate nella scienza medica sono state maschili: la maggior parte dei progressi che abbiamo visto in medicina sono venuti dallo studio della biologia maschile. La dottoressa Janine Austin Clayton, direttrice associata per la ricerca sulla salute delle donne presso il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, ha dichiarato al New York Times che il risultato è: “Sappiamo letteralmente meno su ogni aspetto della biologia femminile rispetto alla biologia maschile".

E non è (solo) una questione politica: esistono delle differenze biologiche tra i maschi e le femmine che possono influenzare anzi che influenzano il modo in cui si sperimentano malattie, farmaci e terapie. La mancanza di inclusività negli studi ha lasciato ai medici una comprensione limitata della salute delle donne (e delle persone intersessuali) e nel frattempo, tale mancanza di consapevolezza di questa disparità non ha fatto altro che alimentare pregiudizi di genere. 

La dottoressa Elliot Reid in "Scrubs", interpretata da Sarah Chalke 

le buone notizie: gli esiti dei nuovi studi medici sulle donne

Come anticipato: la buona notizia è che i ricercatori stanno iniziando a colmare queste lacune. La ricerca sta producendo nuove conoscenze che portano già oggi a diagnosi migliori e trattamenti più mirati, dalle mestruazioni alla menopausa.

Oggi sappiamo per esempio che le donne e le ragazze tendono a sperimentare l'ADHD in modo diversi dopo che per decenni la Scienza ha considerato l’ADHD quasi esclusivamente come un disturbo maschile. E invece. Le ragazze e le donne tendono a esprimere il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) in modo diverso e i loro sintomi hanno più probabilità di essere scambiati per difficoltà emotive o di apprendimento (sempre che qualcuno li noti). È più probabile che siano viste come delle "sognatrici ad occhi aperti" o con la testa tra le nuvole. Ma sono sintomi invalidanti, per quanto grazie agli stereotipi sulle bambine "testa in aria" possono passare inosservati. E lo stesso vale con l'autismo: le donne nello spettro non vengono diagnositcate.

le mestruazioni che rimodellano il cervello e nausee mattutine

Solo circa la metà dell’1 per cento (uno!!!) della ricerca sull’imagng cerebrale o neuroimaging (mappatura della struttura, della funzione o della farmacologia del sistema nervoso.) viene condotta sulle donne. Invece studi emergenti mostrano che il ciclo mestruale incide sul cervello anzi, "rimodella drasticamente le regioni del cervello che governano le emozioni, la memoria, il comportamento e l’efficienza del trasferimento della memoria". Sono studi che non dimostrano più emotività, attenzione agli stereotipi, ma più probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer o la depressione.

E a proposito di emozioni: la nausea in gravidanza potrebbe non essere solo "nausea mattutina". La maggior parte delle persone soffre di nausea mattutina durante la gravidanza, quindi niente di grave, giusto? Sbagliato. Esiste una condizione chiamata iperemesi gravidica (HG) che colpisce circa il 2 per cento delle persone in gravidanza ed è “caratterizzata da nausea e vomito gravi e persistenti che possono essere pericolosi per la vita”.

le donne convivono con diagnosi in ritardo e sbagliate

Quando i medici non prendono sul serio i sintomi di un anzi di una paziente, significa sostanzialmente negare alla persona il suo diritto alla salute. Un’analisi del 2019 condotta in Danimarca, ad esempio, ha rilevato che nel 72 per cento dei casi, le donne hanno aspettato in media più a lungo per una diagnosi rispetto agli uomini. Ma non è solo un tema di ridardo: i medici che non credono alle descrizioni del dolore o dei sintomi delle pazienti non possono alleviarne i sintomi. Dopo decenni così, il risultato è in un sondaggio di Harvard che ha rilevato che solo il 47 per cento delle donne (non incinte) avevano intenzione di farsi vaccinare contro il Covid-19. I pregiudizi di genere infatti possono portare a delle reazioni da parte delle donne che aumentano il rischio di morte (propria e di chi le circonda).