La percezione (falsa) del tempo libero delle donne: non è vero che hanno "meno passioni", è vero che non possono coltivarle
Premettendo che un hobby non è semplicemente un passatempo rilassante ma una vera e propria attività che richiede un certo impegno di tempo, fatica e perché no anche denaro, c'è un grosso equivoco attorno al modo in cui le donne impiegano il loro tempo libero, ammesso che ne abbiano abbastanza da scegliere come impiegarlo.
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La realtà è che le donne hanno tanti hobby quanti ne hanno gli uomini, in linea astratta. Ma hanno meno tempo libero, meno energie e spesso meno riconoscimento sociale per le passioni che decidono di coltivare. Ovviamente parliamo di donne che sono anche madri e mogli o conviventi, in particolare.
la percezione che le donne abbiano meno hobby
Perché sono spesso immerse in un lavoro incessante e invisibile: la gestione della casa, i figli, l’emotional labor che regge, semplifica e determina l'umore delle persone interne alla famiglia o alla sfera professionale. Non è che non abbiano desideri o interessi personali, è che il tempo per coltivarli viene spesso eroso da compiti considerati “prioritari” perché se non le fanno loro, alcune cose, non le fa nessuno. O almeno, questo è il principio di partenza.
E quando un hobby è percepito come femminile – cucito, cucina, arte, organizzazione sociale – il mondo esterno tende a sminuirlo: “Sì, bello, ma è solo un passatempo, vero?”. Altro che fantacalcio.
La verità è che le persone che si socializzano come donne, così come quelle che si socializzano come uomini, coltivano la stessa quantità di hobby. Analizzando i dati forniti da vari spazi (da Grupon a SocialandTech) scopriamo piuttosto delle differenze di preferenza: i videogiochi sono più popolari tra i maschi, mentre gli hobby creativi e lo yoga tendono ad essere più diffusi tra le femmine, anche se esistono molte eccezioni e sovrapposizioni.
La musica è apprezzata da tutte le identità ma con una maggiore diffusione tra le ragazze rispetto ai ragazzi per quanto riguarda l'ascolto di musica. I passatempi creativi sono risultati più in voga tra le ragazze, come dimostra la loro maggiore partecipazione ai corsi di disegno o attività manuali, così come le attività fisiche.
le madri che sono costrette a rinunciare
Leggere un libro, andare al cinema, guardare una serie, portare il gatto o il cane dal veterinario e a passeggiare non sono hobby: sono modi di rilassarsi le prime, cose che si devono fare per forza, le seconde. Le donne che hanno responsabilità familiari e scelgono di investire tempo ed energia in passioni personali vengono percepite come trasgressive, colpevoli o persino irresponsabili.
Il fenomeno è amplificato quando l’hobby in questione è “femminile” per tradizione: cucito, cucina creativa, cura dell'estetica in casa, non vengono quasi mai considerati veri hobby, ma meri accessori di un ruolo imposto. È una forma subdola di discriminazione culturale: mentre l’uomo può ritagliarsi il tempo libero senza sensi di colpa, la donna è costretta a dotarsi di una giustificazione preventiva, come se l’atto stesso di esistere al di fuori della famiglia fosse un peccato.
il diritto di coltivare e praticare attività per il proprio piacere
Così si spiega la percezione – errata – che le donne abbiano meno hobby: il problema non è la mancanza di interessi, ma la mancanza di riconoscimento. Nel senso: si tratta di una società che, di fatto, assegna alle donne l’impegno costante e nega loro il diritto di divertirsi senza essere comunque produttive.
Poi c’è la questione dei pregiudizi: alcune passioni considerate stereotipicamente femminili vengono scambiate per doveri quotidiani e viceversa. Se una donna fa la spesa con cura o prepara dolci per la famiglia, non sta coltivando un interesse personale, ma semplicemente “adempie ai suoi compiti”. E al contrario, "le piace cucinare" quindi non le peserà farlo ogni giorno, varie volte al giorno, tutti i giorni. Ed ecco perché le donne single sono le più felici.
Non sorprende dunque che si diffonda la percezione di una quantità inferiore di donne che praticano hobby rispetto agli uominii. Il problema non è però la percezione delle altre persone, ma quella delle donne stesse rispetto al loro ruolo. Forse imparare a rivendicare il diritto a dedicarsi a qualcosa che non sia "lavoro" (quello vero, pagato, quello domestico e di cura, non pagato ma imposto) potrebbe essere un buon inizio. D'altro canto non si ricevono premi per essersi dimenticate di essere persone.