L'estetica del bullismo, "Me and the boy traumatize me": ma dire che lui era brutto non ti renderà migliore (anzi)
Ma è davvero così?
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Questo hashtag raccoglie una serie di contenuti vendicativi: #meandtheboywhotraumatizedme ("io e il ragazzo che mi ha traumatizzata") contenuti che veicolano, cioè, un paragone esclusivamente sul piano estetico della persona - di solito una ragazza - che si mostra nella sua migliore forma mentre reagisce alla bruttezza del tizio che non l'ha voluta o con cui ha vissuto una relazione che (oggi) considera traumatizzante. La foto di lui viene scelta con cura affinché appaia trasandato, spettinato, strano. Insomma non un belvedere.
Questo trend serve a rammendare un cuore ferito? No: serve a farsi dire dai followers "sei bellissima e lui è un cesso". Ma non ci stavano i followers con questo tizio, ci stava la ragazza che oggi fa bodyshaming spietato. E nessuna rassicurazione sulla "bellezza della bulla" la renderà meno bulla né tantomeno ricucirà la sua autostima o il suo cuore spezzato: la sensazione di gratificazione che ci arriva dai social dura quanto un ghiacciolo sotto il sole.
l'estetica della vendetta e del cyberbullismo
C’è quindi questa nuova tendenza sui social che sta suscitando reazioni contrastanti e discussioni infuocate, soprattutto su TikTok: ragazze che, sotto l’hashtag #meandtheboywhotraumatizedme, pubblicano accostate le foto di loro stesse sorridenti e ritoccate qb per sembrare modelle con quella del presunto ragazzo che in passato ha causato loro sofferenza sentimentale. Come detto lui è mostrato nella peggiore delle luci.
La didascalia è tagliente quanto semplice - “Io e il ragazzo che mi ha traumatizzata” - e il messaggio è chiaro. Eppure, basta uno sguardo più attento per cogliere che si tratta di qualcosa di più profondo e meno vendicativo. Non si tratta di umiliazione fine a sé stessa, che già è una forma di violenza, ma di usare la scusa del trauma per fare bullismo. Ed è vergognoso su più livelli.
Ok: queste ragazze si percepiscono come "sopravvissute" al dolore, al rifiuto, talvolta al disprezzo e alla manipolazione (nemmeno nei reparti di psichiatria parlano di narcisismo patologico quanto noi sui social). Ed è meraviglioso che le stesse ragazze si sentano rifiorite. Ma chi guarda questi contenuti non vede una "bellissima ragazza che si è emancipata dal tizio bruttarello", vede cyberbullismo.
se i ruoli fossero invertiti chiameremmo la polizia del femminismo
E se i ruoli fossero invertiti, se fossero i ragazzi a scegliere foto in cui le ex sono venute particolarmente male per postarle sui social e farsi dire dai followers quanto erano cesse, quanto sono meglio loro? Ci sarebbe una levata di scudi da parte della comunità intera. Anche perché guai, a dire che una ragazza è brutta: significa mortificare tutte le risorse, le ore e le energie che sin da quando era bambina ha impiegato per aderire ai canoni di bellezza socialmente imposti. Cosa che molti uomini e ragazzi non fanno: gli uomini possono essere brutti eccome, la loro posizione apicale nella gerarchia sociale consente loro di continuare a credere di avere l'imbarazzo della scelta. E si lasciano andare sul piano estetico mentre non imparano dai loro errori e infatti rimangono soli.
Forse questo squilibrio di potere a monte rende l’esposizione dell’ex non tanto una vendetta quanto una denuncia ironica di un sistema che tollera maschi trasandati e punisce donne imperfette. Forse è un modo per dire: “Guarda chi mi ha fatto sentire inadeguata, indegna, sbagliata. Guarda chi ha avuto il potere di farmi piangere”. Ma d'altro canto resta una forma di bullismo, suffragato dal bisogno compulsivo di mostrarsi sui social, di performare ogni aspetto della propria esistenza, di non saltare nemmeno un trend.
Quando si trasforma il dolore in contenuto virale, il rischio è che il messaggio si perda e resti solo il fetore della gogna. L’odio, qualunque sia la forma in cui si presenta, non si cura certamente con altro odio. E sì, sappiamo che il dolore talvolta, chiede di essere visto. Ma dietro ogni “io e il ragazzo che mi ha traumatizzata” c’è una storia più profonda e complessa di quanto la foto di un ex possa raccontare: quella di una ragazza che ha bisogno che degli estranei le dicano quanto è bella.
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