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Rilassarsi con i traumi e altri problemi: l'abuso di prodotti True Crime può essere una minaccia per la salute mentale

Rilassarsi con i traumi e altri problemi: l'abuso di prodotti True Crime può essere una minaccia per la salute mentale
(getty)
Libri, documentari e ovviamente podcast: le storie vere di assassini o abuser e le inchieste sui processi sono rilassanti per una enorme fascia di pubblico.
Ma a volte è iperconsumo, dannoso per la salute mentale.
di Eugenia Nicolosi

C'era una volta la passione per il programma RAI Un giorno in pretura, poi è arrivata Law and Order. Poi sono esplosi prodotti come Nel sangue di Garlasco di Gianluca Zanella, serie come quelle su Jeffrey Dahmer, Ed Gain o i fratelli Menendez, tutte firmate da Ryan Murphy, documentari e podcast come quelli di Elisa True Crime e Stefano Nazzi.

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C'è chi crede che tutta questa passione per il true crime sia problematica, forse addirittura una "red flag" a cui prestare attenzione: da un lato sappiamo che a consumare il genere sono per lo più donne, dall'altro sappiamo che potrebbero farlo per istinto di sopravvivenza. E se non fosse (solo) questo?

di cosa parliamo quando parliamo di true crime

Nel popolarissimo Mel Robbins Podcast la psicologa ospite dell'autrice Mel Robbins, Thema Bryant, ha posto una domanda - di cui conosce la risposta - al pubblico: "Perché trovate i traumi rilassanti?". Secondo Bryant, chi è cresciuto, cresciuta, in ambienti ad alto stress può inconsciamente associare la calma alla noia, e trovare rassicurante immergersi in narrazioni disturbanti, percepite come più familiari del silenzio e della tranquillità.

Il rischio è che si può finire per confondere la simulazione del pericolo con una forma di autoterapia, che però non guarisce realmente, ma può cronicizzare la paura e perfino coccolare i traumi.

Il genere true crime ha smesso di essere di nicchia e si è tradotto in un iperconsumo di storie criminali analizzate o raccontate dalla prospettiva delle vittime, da quella dei colpevoli, da quelle di giornalisti e giornaliste che hanno seguito i casi o ancora partendo dalle impressioni dell'opinione pubblica.

Il genere narrativo che racconta crimini realmente avvenuti e declinato in podcast, libri, serie tv e documentari investigativi è diventato un fenomeno di massa. Ma pare che questa passione non sia priva di implicazioni sulla salute mentale,

Guardare o ascoltare true crime potrebbe avere effetti negativi sulla salute mentale, specialmente quando il consumo diventa abituale o ossessivo. Lanciarsi dentro fatti di cronaca nera, inchieste e processi penali dopo una lunga giornata di lavoro non è un modo innocuo per rilassarsi: questo tipo di intrattenimento può generare anche ansia, ipervigilanza e paranoia.

rilassarsi con i traumi e altri problemi che non vediamo

Il true crime di per sé non è un problema, anzi: può stimolare la riflessione, generare empatia per le vittime e perfino insegnare a riconoscere situazioni di pericolo. Ma esiste una soglia oltre la quale l’interesse diventa problematico. Tra le più diffuse conseguenze per la salute mentale documentate c'è l'aumento dell’ansia e della paranoia. 

Guardare in modo compulsivo storie di crimini può alimentare la sensazione che il pericolo sia sempre dietro l’angolo. Ed è peggio per chi ha vissuto traumi, dal momento che il true crime può diventare una zona sicura in cui rivivere il trauma ogni volta che si vuole, senza affrontarlo realmente mai. Ma la conseguenza è più banalmente l'assuefazione a una forma di costante ipervigilanza: ci si convince che tutti – amici, partner, vicini – possano essere potenziali minacce. 

Non mancano il tema del doomscrolling e quello dei pensieri ossessivi: il consumo compulsivo di notizie negative ovviamente trova la sua più alta manifestazione nelle storie reali e inquietanti stimolano una morbid curiosity - una curiosità ossessiva verso il macabro - che può portare le persone a passare ore cercando casi simili, altri video e altri dettagli disturbanti. Questo tipo di comportamento è legato a stati depressivi e disturbi ossessivo-compulsivi, e può tradursi in una visione distorta del mondo. 

C'è poi l'ovvia ripercussione sulla salute del sonno ("rilassarsi" con i true crime potrebbe non essere realmente rilassante anzi, causare insonnia) e quella altrettanto ovvia della desensibilizzazione: il costante contatto con storie di omicidi, abusi e mutilazioni può ridurre l’empatia verso le vittime e trasformare anche le forme di violenza più estreme in contenuti "normali". 

la cara, vecchia, romanticizzazione del criminale

Infine, ma occorre essere predisposti e predisposte, si potrebbe incappare in un meccanismo di feticizzazione dei criminali. E si lega direttamente alla desensibilizzazione verso la violenza: l’ibristofilia, cioè l’attrazione romantico-sessuale per criminali, come è accaduto con figure come Ted Bundy o il "night stalker", Richard Ramirez nasce dalla giustificazione e minimizzazione dei delitti e dei comportamenti criminali.

Ma vogliamo concludere con una nota positiva: l’interesse per il true crime si radica nella secolarità ma anche nella psicologia di tutti e tutte. Il genere infatti offre un comfort puramente epistemico perché ci aiuta a dare ordine al caos - analizziamo comportamenti fuori dalla norma - e soprattutto ci aiuta a inserire il male, la malvagità e l'efferatezza in una narrazione quanto più possibile ordinata e razionale.