Controlliamo lo smartphone 60 volte al giorno causandoci perdite di memoria, concentrazione e gioia
La mente umana non è progettata per vivere in costante distrazione digitale.
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Non importa se siamo a casa, alla guida, in mezzo ad amici e amiche: in media le persone controllano il proprio smartphone 58 volte al giorno. Alcune stime parlano di oltre 2.600 tocchi al giorno.
Questi gesti automatici e compulsivi vengono sottovalutati perché ormai sono, appunto, automatici e normalizzati. Ma l'impatto sulle capacità cognitive individuali è profondo e problematico. Soprattutto sulla memoria e sulla concentrazione.
Cosa accade al cervello quando controlliamo il telefono
Le neuroscienze ci offrono una risposta chiara: il cervello non è in grado di gestire efficacemente l’attenzione in presenza di continue interruzioni. Il continuo passaggio da un’attività all’altra, spesso innescato da notifiche o dalla ricerca di notifiche (per questo controlliamo il telefono) frammenta la nostra concentrazione e impedisce il consolidamento della memoria.
Harvard, nel paper Doomscrolling dangers ha evidenziato che la distrazione digitale riduce la memoria di lavoro, ovvero quella che ci permette di mantenere attiva un’informazione mentre la elaboriamo. Quando la mente viene interrotta, anche per pochi secondi, il cervello impiega diversi minuti per riagganciare il flusso cognitivo. Questo causa un deterioramento della capacità di ricordare e integrare nuove informazioni.
smartphone: basta la presenza (anche capovolto) ad annientarci
C'è anche Stanford con lo studio The Myth of Multitasking: qui viene dimostrato che il multitasking digitale non solo è inefficace, ma danneggia la mente. I partecipanti che passavano costantemente da un’attività all’altra (tra cui controllare il telefono) ottenevano risultati peggiori in test di attenzione, memorizzazione e controllo cognitivo rispetto a coloro che rimanevano focalizzati su un solo compito.
Ovviamente non poteva mancare il MIT (Massachusetts Institute of Technology), con lo studio Brain Drain Effect. Secondo questo studio, la sola presenza del telefono vicino a sé, anche se spento o rivolto verso il basso, è sufficiente a ridurre la capacità cognitiva disponibile. Insomma il cervello, anche inconsciamente, è distratto dalla possibilità di ricevere uno stimolo esterno, rimanendo in uno stato di allerta passiva che riduce le prestazioni intellettive.
Perché la mente umana non è progettata per questa iperconnessione
L’evoluzione ha modellato il nostro cervello per concentrarsi su un’attività alla volta, in modo profondo e duraturo. Per millenni, la sopravvivenza umana ha richiesto attenzione selettiva e memoria efficiente. Il nostro sistema nervoso centrale non è strutturato per gestire flussi continui di informazioni frammentate provenienti da più fonti contemporaneamente.
In pratica oggi viviamo una condizione innaturale: l’essere umano è costantemente iperstimolato, costretto a passare da un compito all’altro (mail, messaggi, social, notifiche) senza mai davvero immergersi in un’attività. Questo sovraccarico cognitivo provoca: affaticamento mentale cronico, perdita della capacità di concentrazione profonda (deep focus), difficoltà nel memorizzare informazioni nel lungo termine, stress e aumento dei livelli di ansia
Per non parlare degli effetti a lungo termine: secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology l’uso abituale dello smartphone è correlato a una ridotta capacità di elaborazione cognitiva e a un calo progressivo della memoria episodica, cioè quella legata ai ricordi personali e agli eventi.
Inoltre, la dipendenza dalle notifiche attiva i circuiti dopaminergici del cervello, gli stessi coinvolti nelle dipendenze da sostanze. Questo crea un ciclo: più ricevi stimoli, più ne desideri, meno riesci a concentrarti.
imparare a disconnettersi per riconnettersi con la vita vera
Cosa possiamo fare? Non si tratta di eliminare la tecnologia, ma di trovare un equilibrio sano tra connessione e disconnessione. Disattivare le notifiche non urgenti o impostare orari di digital detox durante lo studio, il lavoro o il tempo libero con amici e amiche potrebbe essere una strategia. Lasciare lo smartphone in un’altra stanza durante le attività cognitive intense come la lettura, la scrittura o la meditazione.
Viviamo in un'era straordinariamente avanzata da un punto di vista tecnologico ma questo progresso non può avere un prezzo così alto, cioè la regressione del cervello umano. È tempo di comprendere che non siamo programmati, programmate, per questo stile di vita e che possiamo - e dobbiamo - riprenderci il controllo imparando a disconnetterci, banalmente, per riconnetterci con la vita vera.
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