I cellulari vintage sono trend: millennial e gen z danno "priorità alla vita reale" (e alla salute mentale)
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No: non è nostalgia dei Y2K, è sopravvivenza. Il 95 per cento delle persone tiene il cellulare a portata di mano ogni minuto durante la veglia. Il 92 per cento lo fa anche mentre dorme. Che ci sia qualcosa che non va è evidente, non ci voleva molto a ipotizzare che prima o poi qualcuno avrebbe recuperato lo Star Tac dimenticato in un cassetto dagli anni Novanta o cercato di comprare un "dumb" phone (un telefono "stupido", "inutile") come i primi, pesanti, indistruttibili cellulari che non avevano schermi a colori né internet: che siano a conchiglia oppure no, i telefonini vintage sono, pare, una risorsa per recuperare spazio, tempo e salute mentale. Va anche detto però che oggi come oggi è un privilegio poterlo fare: c'è sempre chi con lo smarthphone si guadagna da vivere e può abbandonarlo raramente.
la gen z compra cellulari a conchiglia (quelli vintage, senza internet)
Sappiamo dalla rivista dedicata al tech, Wired, che "imprevedibilmente su TikTok" il nuovo trend sono proprio i cellulari flip ovvero quelli con apertura e chiusura a conchiglia, che chi c'era negli anni Novanta deve ricordare per forza. Ancora il magazine spiega che "sono di recente tornati alla carica come proposta economica" (in una versione nuova, quindi con tutte le utilities di ultima generazione) e sono "particolarmente apprezzati dalla cosiddetta Generazione Z".
Ed è sempre la gen z che sta promuovendo l'uso dei cellulari a conchiglia, "vecchio stile" per privilegiare la vita disconnessa, quindi quella vera, e con essa tutelare la propria salute mentale. Per chi non può liberarsi totalmente dalla catena dello smartphone, che lo faccia nei fine settimana e la sera, fuori dagli orari di lavoro. Infatti dotarsi di cellulari vintage significa limitare le interazioni al solo uso delle chiamate o dei messaggi di testo, cioè i vecchi SMS. Nessuna app, niente Internet, nessuna (o quasi) distrazione.
Con l'uso dei social media e le interminabili ore passate davanti a uno schermo che sono ormai abbondantemente stati collegati all'insorgere della depressione, molte persone vogliono tornare a una comunicazione e a una connessione con l'esterno minima se non essenziale. L'aumento della domanda di cellulari in stile anni Novanta o primi Duemila potrebbe suggerire allora che sotto non ci sia tanto un trend, quanto una questione pratica e di auto aiuto: non vedere lo schermo illuminarsi è un modo per non prendere il dispositivo, eliminando lo stress di sentirsi iperconnesse e costantemente reperibili.
E va aggiunto che i social media rendono più difficili le rotture, intensificano i problemi (di autostima, di rabbia, di mania di controllo) e fanno perdere la prospettiva e il tempo, consumando energie come delle sanguisughe e limitando la percezione del "qui e ora", alimentando invece la FOMO (fear of missing out, paura di perdersi qualcosa). Insomma non si vive, si subisce.
la scarica di dopamina e i "telefoni kosher"
I dispositivi che utilizziamo ogni giorno, che siano tablet, smartphone o computer, ci procurano quindi enorme stress ma anche scariche di dopamina collegate alla ricezione di un messaggio o di un "mi piace" sui social ed è questa la ragione per cui sono stati progettati, creando dipendenza e trasformando le persone in contenuti, oltre che consumatrici ossessive di contenuti (ma non è questo il punto).
Con il ritorno sulla scena dei vecchi cellulari, cioè i "telefonini" che esistevano prima che gli smartphone ci asfissiassero con le loro notifiche, si apre un'opzione lì dove non credevamo ce ne fossero più. Ma è un'opzione praticabile? Lo è per i genitori che vogliono che i loro figli abbiano i vantaggi di un telefono (un punto di contatto sicuro) senza essere risucchiati dai social media o dai giochi online e all'interno di alcune comunità ebraiche ultra-ortodosse i "telefoni kosher" senza capacità di navigazione su internet si sono dimostrati utili.
tornare ai vecchi telefoni: più facile a dirsi che a farsi
Ma tornare a usare un vecchio telefono è semplice in teoria, quando di fatto significa dover riorganizzare l'intera vita: dalle mapppe per orientarsi, ai canali informativi, dalla ricezione della posta fino alle visite mediche oltre al fatto che c'è chi usa lo smartphone per lavoro. Per alcune persone riadattarsi potrebbe essere snervante, per quanto alla lunga è ovviamente un passo in avanti verso la serenità.
Allora un approccio drastico come il tornare a cellulari senza internet per schivare lo stress tecnologico è una soluzione sostenibile solo per qualcuno. Alle altre persone tocca fare affidamento sull'autocontrollo e sulla disciplina per cambiare il proprio stile di vita e smettere di essere iperconnesse.
E ci si può aiutare anche rimuovendo le app particolarmente addictive dalla home del telefono, impostando il cellulare su "non disturbare" e avvalendosi di app create a posta per dare l'allarme quando si è passato troppo tempo sui social. Ci sono poi le altre persone, quelle di cui ci si dimentica anche se sono sedute a mezzo metro: chiedere a chi ci sta intorno di responsabilizzarci, facendoci notare che abbiamo "sempre il telefono in mano" è una buona idea come anche lo è mettere via i telefoni quando si sta tra amici.
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