Il fenomeno estetico delle sigarette tornate di moda: il fumo (negli occhi) di social e cinema
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Disclaimer necessario: fumare fa male, causa la maggior parte dei tumori e anche il fumo passivo danneggia gravemente la salute. Detto ciò, è evidente che fumare sia in trend, o almeno di moda, perché sui social stanno girando con sempre più insistenza e "estetiche" sempre più esasperatamente anni Novanta fotografie in cui sono presenti le sigarette.
Come anche al cinema e nelle serie: in Stranger Things ci sono 182 scene di fumo e in Orange is the new Black ben 45. Secondo Truth Initiative, nel 2024 il 51 per cento dei principali film usciti al box office conteneva immagini legate al tabacco, contro il 41 per cento del 2023. Gli "incidenti" legati al tabacco, cioè le apparizioni di sigarette, sigari, e-cigarette o altri prodotti — sono aumentati del 43 per cento in un anno con le sigarette che restano il prodotto più mostrato, con il 73 per cento delle apparizioni.
fumare le "vecchie" sigarette è tornato di moda
Non ci giriamo troppo attorno: le sigarette sono tornate e sono tornate prima di tutto nelle immagini. Nei caroselli Instagram, nei photo dump, nelle foto mosse delle feste, nei backstage, nei video musicali, nei film, nelle serie, nelle campagne moda che fingono di non essere campagne moda e invece sono campagne moda più furbe delle altre. Il guaio è che sono tornate come oggetto estetico, una specie di accessorio narrativo che dovrebbe raccontarci una sorta di europea dissolutezza, una ottocentesca e aristocratica visione della vita.
E cosa vogliono raccontarci i caroselli instagram in cui si vedono ragazze - sanissime, bellissime - che fumano sigarette all'antica? Forse che hanno una vita interiore, che il target di quel festival / locale / prodotto non sono le persone da borraccia termica e app di meditazione. Vogliono dirci che quella ragazza bellissima e sanissima è un po’ autodistruttiva e per questo interessante e fascinosa, che legge romanzi russi invece di fare Tiktok e che nel suo nichilismo è felice.
Sì: tutto questo lo capiamo dalla sigaretta che è diventata la scorciatoia più veloce per suggerire profondità, disordine, notte, (sesso?) malinconia. Insomma: il pacchetto completo del disagio estetizzato e soprattutto ben fotografato.
Oggi, fumare, è di nuovo una posa aggiornata all’algoritmo. La mano che tiene la sigaretta, il fumo che attraversa la luce, la bocca socchiusa, il balcone, il locale, la giacca oversize e l’aria da persona appena uscita da una relazione sbagliata o da una conversazione troppo lunga (ma tanto intensa). Tutto funziona grazie alla sigaretta dà alla foto quello che il filtro non riesce più a dare: una promessa di vita da poeti maledetti e quindi super interessante.
siamo alla fine dell'era healty e performativa?
Siamo alla fine, di conseguenza, o almenmo nella fase calante di quella cultura dominante ci ha venduto il corpo come progetto di manutenzione permanente e che ci ha convinte, convinti, a dedicare ore a skincare e monitoraggio del sonno. Una cultura che ci ha persuase a trasformare traumi e tristezza in qualcosa di funzionale da processare al tavolo del bar o almeno da trasformare in un contenuto utile. Era inevitabile che arrivasse la contro cultura, proiettata dalle contro-immagini: il flash (o il tristissimo filtro del flash, cioè un flash fasullo), le notti brave, la musica indie, l'alcol e la sigaretta.
E sul piano estetico funziona perché è l’anti-wellness perfetto, nel suo essere analogico (come va di moda oggi) eppure teatrale. Una piccola rovina portatile che ci ripiomba addosso dopo anni in cui ci siamo raccontate che stare bene fosse un dovere morale: ora stiamo "malissimo ma con stile"
Ed è qui che l'asino casca malamente perché il ritorno estetico della sigaretta non parla solo di tabacco. Parla di stanchezza e autodistruzione nella quale probabilmente ci riconosciamo perché non ne possiamo più del tempo in cui a tutti è necessario essere sani, lucidi, consapevoli, performanti, emotivamente risolti, sessualmente autodeterminati, economicamente brillanti e possibilmente fotogenici. A un certo punto qualcuno accende una sigaretta e dice "eccomi sono un disastro e va bene così".
il fumo si fa trend social trascinato dalle vibes anni Novanta
Evidentemente nel tuffarci a testa dentro alla nostalgia anni Novanta e Y2K ci siamo scontrati su una specifica immagine del vivere male: i poeti maledetti, le rockstar esauste, le modelle magrissime appoggiate ai muri, Kate Moss nel 2001, la ragazza triste che non dorme mai, il ragazzo che cita male Baudelaire e benissimo la propria incapacità di pagare l’affitto. La sigaretta rende tutto più cinematografico anche quando la scena reale è solo una persona in ansia davanti a un posacenere Ikea.
E siccome il fumo accompagna spesso il nichilismo, la solitudine, la notte, un amore finito, la precarietà (cioè le vite della maggioranza dei Millennial e della Gen Z) finiamo per pensare che ne sia il linguaggio naturale: noi ci riconosciamo in quei caroselli col finto flash e la sigaretta e la ragazza bellissima e traumatizzata che sembra felice perché è a "quel" festival. E non va bene.
Infatti eccoci con i dati perché stavolta ci teniamo a rovinare l’atmosfera. Secondo Istat, nel 2025 fuma il 18,6 per cento della popolazione dagli 11 anni in su, in lieve calo rispetto al 19,2 per cento del 2024. Però cresce l’intero ecosistema della nicotina: l’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato in quattro anni, passando dal 3,9 per cento del 2021 al 7,4 per cento del 2025.
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