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Il gender gap della felicità: se sei (in)felice e tu lo sai batti le mani

Analizzando il "Report globale della felicità" non possiamo non vedere il gender gap: le donne sono sempre più infelici degli uomini.
Poi ci sono dei posti in cui sono molto felici (e sono quelli in cui esistono politiche di conciliazione famiglia - lavoro)

Partiamo dall'inizio: esiste un Rapporto globale della felicità (World Happiness Report), diffuso ogni anno dall'agenzia di statistica Gallup, l'Oxford Wellbeing Research Centre e le Nazioni Unite. Il documento viene pubblicato ogni anno dal 2012 come parte di un’iniziativa delle Nazioni Unite per promuovere la “ricerca globale della felicità come obiettivo umano fondamentale” e passa in rassegna lo stato della felicità nel mondo. Ebbene, emerge un gender gap: le donne sono sempre, sempre, sempre più infelici degli uomini. Ci sono poi altri dati, quelli sulle politiche di conciliazione adottate da ciascun Paese e, sorpresa (ma non troppo), i Paesi in cui le donne sono più felici - anzi, meno infelici - sono quelli in cui sono più libere di lavorare, di occupare posti nei Governi e seguire i loro sogni di carriera perché hanno dei sostegni - veri - alla cittadinanza. Si chiamano politiche di conciliazione (ma in Italia sono un miraggio). 

"Le donne hanno bisogno di essere messe in condizione di realizzare i proprio sogni, i proprio desideri, comprese le proprie competenze", così Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale Istat, sottolinea l'importanza dell'empowerment femminile

il gender gap nel report globale della felicità

A livello mondiale, nel periodo 2021-2023 le emozioni negative sono state più diffuse tra le donne rispetto agli uomini. Quasi ovunque il gap di genere è maggiore andando avanti con l'età. Il denaro è un altro punto critico in tutto il mondo con solo il 54 per cento delle persone intervistate che dichiara di essere soddisfatta della propria situazione finanziaria mentre la crisi del costo della vita si trascina, con gli uomini (57 per cento) leggermente più propensi a dirsi soddisfatti rispetto alle donne (52 per cento). Alcuni dei Paesi più felici del mondo però, sono anche quelli con la maggiore parità di genere. Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia e Nuova Zelanda infatti compaiono in cima a due classifiche chiave: l’elenco dei Paesi più felici del mondo del report mondiale della felicità e quello sul gender gap del World Economic Forum. 

Comunque, anche quest’anno il titolo di popolo più felice del mondo è andato alla Finlandia (è il settimo anno di fila). Al secondo posto si piazza la Danimarca, poi c'è l'Islanda, poi la Svezia. E appunto Islanda, Svezia e Finlandia sono elencate come i primi cinque migliori Paesi per le donne lavoratrici. Al quinto posto nella lista della felicità c’è Israele, seguito dai Paesi Bassi e poi dalla Norvegia. All'ottavo posto c'è il Lussemburgo, poi la Svizzera e infine l'Australia al numero dieci (rispetto all'undicesimo dell'anno scorso). 

Gli Stati Uniti sono scesi al numero 23 della lista ed è la prima volta che non si trovano tra i primi 20 "Paesi più felici" e vale la pena notare che, negli Stati Uniti, il divario salariale è pari al 17 per cento, è l’unico paese OCSE a non offrire alcun congedo retribuito di maternità o paternità, il diritto all’aborto è stato tolto nel giugno 2022 e il Paese è sceso nella classifica dei "posti migliori in cui essere una donna lavoratrice" del World Economic Forum di quest'anno.

Ma non è solo questione di diritti delle donne a emanciparsi: le classifiche sulla felicità tengono conto anche del PIL di ogni Paese, dell’aspettativa di vita, del senso di libertà e dell’assenza di corruzione. 

gender gap come metro di gioia dei Paesi

La Rete delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, l’organizzazione dietro il World Happiness Report, utilizza sei fattori per valutare la felicità dei Paesi: sostegno sociale, reddito, salute, libertà, generosità e assenza di corruzione. Il World Economic Forum confronta invece i gap di genere dei Paesi su quattro dimensioni: opportunità economiche, livello di istruzione, salute e sopravvivenza e potere politico

Come anticipato, i Paesi più felici del mondo sono gli stessi in cui le condizioni sono di uguaglianza di genere, sia livello sociale che economico. E come? Il World Economic Forum stabilisce una chiara correlazione tra politiche sociali, felicità delle famiglie e avanzamento di carriera delle donne. 

I felicissimi Paesi nordici – Islanda, Svezia, Finlandia e Norvegia – hanno alcune delle politiche di congedo retribuito più generose al mondo per i genitori. Le famiglie norvegesi sono sostenute da un’ampio ventaglio di politiche familiari che offrono generosi congedi parentali retribuiti, nonché educazione e cura della prima infanzia universali e convenienti (per bambini da zero a sei anni) e ci sono gli asili nido aperti 10 ore al giorno dal lunedì al venerdì. Questi sostegni aiutano sia i padri che le madri a partecipare a tempo pieno al mercato del lavoro e possono essere fondamentali nel convincere le persone a metter su famiglia.

In Norvegia i neo genitori hanno diritto a  un totale di 49 settimane di congedo a retribuzione intera o 59 settimane a retribuzione dell’80 per cento. Di queste, 15 settimane sono riservate alla madre, 15 settimane al padre e le restanti 19 settimane possono essere condivise tra loro come ritengono opportuno. Non come in altri Paesi, dove occorre mettere da parte la propria carriera per rimanere a casa a causa dei costi dell’assistenza all’infanzia. Sempre in Norvegia, l’aumento dei finanziamenti federali per gli asili nido ha spinto più madri a ritornare al lavoro, mentre la Svezia ha una delle percentuali più alte di madri nella forza lavoro dei 38 Paesi censiti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Ma secondo i dati dell'Organizzazione è la Danimarca ad avere la più alta percentuale di madri lavoratrici tra tutte le nazioni nord occidentali (oltre l’80 per cento delle madri danesi lavora): La Grecia è l’ultimo dei Paesi con poco più della metà delle madri impiegate. L'italia è terzultima: nel 2022 ha visto il 63 per cento delle madri lasciare il lavoro per la difficoltà di conciliarlo con la vita familiare.

Esistono ovviamente altre strategie che questi Paesi hanno adottato e che hanno avuto come ripercussione la felicità. Tra queste la promozione dell’equità nei luoghi di lavoro. Finlandia, Islanda e Svezia offrono lezioni universitarie gratuite ai loro cittadini, il che può aiutare a dare alle persone un accesso più equo alle opportunità di lavoro ben retribuite. E infatti i Paesi che si collocano ai primi posti sia in termini di felicità che di uguaglianza di genere sono riusciti a creare un clima in cui le persone sentono di poter "avere successo" e sono supportate dalle istituzioni sia nell'educazione (scuola, università) che nel lavoro (servizi alla cittadinanza, politiche di conciliazione). Per essere chiare: i Paesi più felici sono anche quelli "migliori per le donne".