Uomini e salute: eterni bambini che fanno fare tutto alle mogli (dalle prenotazioni alle conversazioni col medico)
Gli uomini non si occupano della loro salute perché rientra nel carico mentale che grava sulle mogli.
Ma perché e, soprattutto, come smettere?
Ieri pomeriggio chi scrive era dal medico di base e in sala d'attesa c'erano due coppie di anziani. Non si conoscevano tra loro. Entrambi gli uomini erano distratti, seduti sulle sedioline a sfogliare riviste, entrambe le mogli erano in piedi, pronte a parlare con l'infermiere e poi con la dottoressa della salute dei rispettivi mariti.
La serie Netflix "Maschi Veri": perché gli uomini non si confidano tra loro?
Loro, le mogli, tenevano tra le mani i classici raccoglitori con lo storico clinico del partner, i fogli con le ricette, i risultati delle ultime analisi: "mio marito ha questo", "mio marito ha quello", spiegavano a turno. Mentre i mariti, adulti e vaccinati si diceva un tempo, continuavano a farsi gli affari loro. Come fossero bambini in attesa di essere visitati dal pediatra, dopo che le conversazioni "da grandi" le aveva tenute la mamma.
Quasi l'80% delle prenotazioni viene fatto da donne
I dati di Zocdoc, piattaforma statunitense per la prenotazione online di visite mediche, hanno quantificato nel 2025 il mental load of scheduling, cioè il carico mentale legato all’organizzazione delle cure. Secondo i dati il 67 per cento delle prenotazioni su Zocdoc è stato effettuato da donne. Non solo: il 52 per cento delle donne gestisce la cura di altre persone e il 76 per cento di tutti gli appuntamenti prenotati per qualcun altro è stato fissato da donne.
In Italia il quadro conferma la stessa tendenza. Doctolib, azienda europea che offre servizi digitali per la prenotazione di visite mediche e la gestione del rapporto tra pazienti e professionisti sanitari, segnala che il 79 per cento delle prenotazioni online di visite mediche è effettuato da donne. Insomma quando si parla di salute la figura che se ne fa carico è ancora prevalentemente femminile. Ed è qui che il discorso tocca anche il partner. Perché se le donne sono le principali coordinatrici della cura degli altri, è facile che tra questi "altri" ci siano anche i partner.
Anzi, spesso il partner rappresenta uno dei terreni più evidenti di questo squilibrio: uomini che trascurano i controlli, che rimandano, che si affidano alla compagna per ricordare scadenze, prenotare visite, interpretare sintomi, perfino decidere quando è arrivato il momento di farsi vedere da un medico. Il risultato è che la donna non si limita ad amare e sostenere o, perché no, accompagnare (cosa che a parti invertite non avviene): è la mediatrice tra il partner e la sua stessa salute.
la salute di tutti: un ennesimo carico che grava sulle mogli
Questo normalizzatissimo meccanismo viene raccontato come una forma di attenzione spontanea ma non c’è niente di naturale o "giusto" in una distribuzione così sbilanciata della responsabilità sanitaria. C’è, piuttosto, un’abitudine sociale consolidata: l’idea che la donna debba vigilare, prevedere, ricordare, che debba occuparsi totalmente lei della prevenzione dei figli, dei controlli dei genitori anziani e già che c'è pure della salute del partner.
Le ragioni di questo squilibrio sono naturalmente socioculturali: per decenni, se non per secoli, alle donne è stato attribuito il ruolo di custodi del benessere familiare. Non solo madri dei loro figli ma in qualche modo anche madri dei loro partner. Anche quando queste donne lavorano fuori casa. Il partner continua a coltivare l’aspettativa che sia la partner a "tenere insieme tutto" mentre lui, al contrario, è stato educato - dalla sua vera madre - a considerare la cura di sé come qualcosa che può demandare.
A questo si aggiunge una cultura che premia nelle donne la disponibilità e la premura, mentre negli uomini tende a normalizzare la rimozione del problema, la minimizzazione del dolore (perché sono "veri maschi") e anche il rinvio dei controlli. Così il rapporto maschile con la salute finisce per essere delegato, direttamente o indirettamente, alla partner perché un’intera costruzione sociale continua a presentarlo come normale.
"ma che ti costa": uomini bambini che vogliono una seconda mamma
È ovvio che molte donne di qualsiasi età, oggi, svolgano questo ruolo con affetto e senso di responsabilità. Però occorre riconoscere che non dovrebbe spettare automaticamente a loro, mentre i partner - spesso lavoratori e pure con ego giganteschi - sono nei fatti eterni bambini. Intanto il carico invisibile della salute altrui rimane sulle spalle delle donne e si somma a tutto il resto del carico: lavoro retribuito, gestione domestica, cura emotiva, organizzazione familiare.
Possiamo anche dire, visto che siamo nel 2026, che in una relazione adulta, la salute non può essere tra quei compiti amministrativi affidati alla partner. Prenotare una visita, seguire un controllo, ricordarsi un esame, costruire un rapporto serio con la prevenzione e tutto il resto dovrebbe far parte dell’autonomia di ciascuno. Se così non è, e non lo è, allora va sottolineato che il prezzo dell’immaturità (anche sanitaria) maschile lo stanno pagando, ancora una volta, le donne con il loro tempo e la loro energia.