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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Vuoi anche tu un disturbo alimentare? Sui social spopolano i consigli e le strategie

Vuoi anche tu un disturbo alimentare? Sui social spopolano i consigli e le strategie
(getty)
La libertà di espressione può diventare mortale: sui social, grazie alle nuove politiche di "non moderazione", stanno dilagando consigli e community sui disturbi alimentari e sull'esaltazione della magrezza estrema
di Eugenia Nicolosi

Dire di voler “mangiare sano” per poi eliminare il 90 per cento degli alimenti, inventarsi impegni per saltare i pasti, abbuffarsi senza limiti in occasioni speciali, controllare le calorie dei cibi (e privarsene): questi e altri consigli su come coltivare i disturbi alimentari sono disponibili, troppo, sulle piattaforme. In particolare lo sono su X, la vecchia Twitter che oggi è di Elon Musk.

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i consigli su come provocarsi disturbi alimentari

Sui forum tipo Reddit accade di tutto, per fortuna ogni tanto anche qualcosa di buono. Per esempio lo sono le autodenunce e le segnalazioni fatte dagli utenti che lamentano la totale assenza di controllo e moderazione dei contenuti sulle piattaforme social. E ultimamente sono esplose le segnalazioni in massa di una impressionante “libertà di parola” sul tema dei disturbi alimentari: ma attenzione, non si tratta di gruppi di auto aiuto bensì di consigli e strategie per coltivare l'anoressia, la bulimia e in generale la magrezza.

Sappiamo che l'esaltazione della magrezza non è cosa nuova, anzi. Ma a essere nuova è una crescita nel volume e nella capillarità dei contenuti, che secondo gli utenti vengono addirittura “spinti” dall'algoritmo della piattaforma X che non solo li ospita ma li propone attivamente nel feed "Per te" anche se le persone non desiderano vederli né hanno fatto ricerche online in tal senso.

In poche parole, la piattaforma X si sta guadagnando la reputazione di zona franca per veicolare – e monetizzare su – contenuti come questi. Ma forse è quello che desiderava fare: più sono liberi i contenuti, più la piattaforma è frequentata, più c'è modo di monetizzare. Se non paghi, il prodotto sei tu (e la salute fisica e mentale degli utenti, in questo caso).

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Le community di X, infatti, usano apertamente termini come “proana” (pro anoressia) e “thinspo” (thin inspiration: cioè contenuti motivazionali per dimagrire) o altre varianti mascherate (#thynspo, #anafit): termini che romanticizzano i disturbi alimentari in modo estremo alludendo ai loro peggiori esiti. Come “deathspo”, che è la crasi di "death inspiration" (ispirazione alla morte) e si riferisce a contenuti che spingono verso una magrezza talmente estrema che avalla perfino l'autolesionismo o la morte legata ai disturbi alimentari non curati. Nelle varianti “mascherate”, quindi con numeri e lettere al posto di vocali e consonanti, questi hashtag si possono trovare anche su altri social come Instagram e TikTok.

l'Inquietante della "libertà di parola"

L’ombra dei contenuti che promuovono i disturbi dell'alimentazione torna a infestare i social media (se mai avesse smesso) e il fenomeno, lungi dall’essere arginato, si sta diffondendo con un’intensità preoccupante. In particolare, su X (ex Twitter), dove le maglie della moderazione si sono allentate da quando Elon Musk ne ha preso il controllo trasformando la piattaforma nel simbolo di una moderazione ridotta all’osso. Questo vuoto ha permesso a contenuti precedentemente banditi di tornare in circolazione e chi gestisce la piattaforma si nasconde dietro l’idea di una "libertà di espressione assoluta" che serve a monetizzare e basta, per questo vale più della sicurezza degli utenti

Il problema, come detto, non si limita al social X. Anche Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha recentemente modificato le sue politiche sulla moderazione dei contenuti. L’obiettivo dichiarato è quello di "favorire la trasparenza" e "lasciare maggiore libertà agli utenti", ma il risultato è che contenuti sottilmente pro-disturbi alimentari hanno trovato e troveranno sempre nuovi spazi per proliferare. Su Instagram continuano a emergere immagini e messaggi che promuovono ideali di magrezza estrema o forniscono consigli per "sfidare la fame". 

Serena Mazzini, "il disturbo legittimato a suon di like"

Su TikTok il fenomeno ha assunto dimensioni ancora più preoccupanti. Ne abbiamo parlato con Serena Mazzini, social media strategist e docente nota sui social come @SerenaDoe___, che proprio nelle ultime ore ha diffuso un post fortemente critico sul tema. "Chi decide di raccontare il proprio percorso di cura sulla piattaforma si trova a dover aderire a precisi elementi stilistici e narrativi, ricalcando una struttura simile a quella dei reality show", commenta.

"Episodi come il ricovero, l’alimentazione tramite sondino o l’assunzione di psicofarmaci vengono narrati seguendo regole ben definite: musiche e gesti in tendenza, dirette in cui le protagoniste si mostrano mentre mangiano o piangono, e l’uso di filtri che enfatizzano i segni della malattia. Le loro esperienze si trasformano così in una sorta di spettacolo, modellato sui suggerimenti e le richieste dei follower - afferma Serena Mazzini - Questi non solo si alimentano di tali narrazioni, ma esercitano un controllo sempre più diretto sulle protagoniste, validando il disturbo con like e commenti, talvolta intrusivi o persino spietati, chiedendo loro di mangiare specifici alimenti. Alcuni utenti arrivano a creare contenuti per analizzare il loro aspetto fisico o a organizzare lunghe dirette, speculando sul rapporto con la famiglia o rendendo pubblici dettagli personali, come il domicilio o l’ospedale in cui sono in cura". Esistono soluzioni?

La responsabilità di queste dinamiche non è (solo) delle piattaforme

Le aziende tecnologiche come X e Meta hanno il potere – e forse anche il dovere etico – di intervenire per arginare il fenomeno della diffusione dei contenuti che romanticizzano e normalizzano i disturbi dell'alimentazione. Ma il ritorno di contenuti pro-disturbi alimentari richiede una risposta anche, soprattutto, esterna. Non si può pensare che basti implementare strumenti di moderazione più avanzati per gestire il problema "sui social", occorre invece educare le persone, quindi gli utenti, soprattutto i giovani. Il ritorno delle libere conversazioni sui disturbi alimentari sui social è in fin dei conti solo il sintomo di un problema più ampio: la diffusione degli stessi disturbi dell'alimentazione. Abbiamo forse creduto davvero di esserci liberate dell'ossessione della magrezza? 

Il Numero Verde SOS Disturbi Alimentari è 800 180 969