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Dimenticate la decappottabile rossa e l'amante, la crisi di mezza età è a trent'anni e si ricuce con la prova fisica

La rock'n roll marathon di San Diego
La rock'n roll marathon di San Diego  (getty)
Si chiama "quarter-life crisis": una crisi esistenziale che si insinua tra i 25 e i 35 anni e che si manifesta con dubbi su carriera, relazioni e identità personale e pare si risolva iscrivendosi a una Maratona.
di Eugenia Nicolosi

C’è un nuovo rito di passaggio che sta silenziosamente sostituendo i vecchi simboli della maturità. Una volta era la fuoriserie decappottabile, oggi è la preparazione atletica per la martatona di New York. A ricucire quindi l'identità in crisi al raggiungimento dei trent'anni oggi ci pensa il modulo di sana e robusta costituzione necessario a sottoporsi a sport a cui non si aveva mai nemmeno pensato.

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benvenute, benvenuti, nella "quarter life crisis"

E se ci ragioniamo, per una generazione compressa tra aspettative genitoriali e precarietà strutturale, ci sta che l’epifania dei trent’anni prenda la forma di una pettorina numerata, di un paio di scarpette da trail o di una parete da scalare. E il trend è ben osservabile. In Italia, la Federazione Arrampicata Sportiva ha visto crescere il numero di tesserati e tesserate da 15mila nel 2010 a oltre 90mila nel 2024. Le maratone urbane, da Milano a Roma, registrano ogni anno un picco di partecipazione tra i 30 e i 40 anni, in particolare tra gli uomini.

In generale negli ultimi anni la partecipazione alle maratone in Italia è quasi raddoppiata: da 21.392 a 38.254 "arrivi" dal 2003 al 2014. Pare quindi che molte/i trentenni non si limitino a fare sport ma usino la maratona come prova, come percorso di senso e realizzazione personale in risposta alle incertezze professionali e relazionali.

E si crea una sorta di turismo sportivo, con trasferte a New York, Berlino e altre città per vivere un’esperienza simbolica. E rimanendo in tema, dati simili emergono all’estero: alla Maratona di New York, la quota dei partecipanti under 35 è salita del 4 per cento solo negli ultimi quattro anni. In un’epoca di stagnazione professionale, il corpo sembra diventare l’ultimo spazio dove misurarsi, eccellere, e ritrovare un senso di agency.

Dimenticate l'auto da corsa e l'amante, la crisi di mezza età è a trent'anni e si ricuce con la prova fisica
Dimenticate l'auto da corsa e l'amante, la crisi di mezza età è a trent'anni e si ricuce con la prova fisica  (getty)

La scalata anzi, l'arrampicata e il climbing non sono da meno: negli ultimi anni l’arrampicata ha registrato una crescita verticale in Italia. Le tessere del FASI sono cresciute da 1.500 nel 2010 a circa 90mila nel 2024 (di cui 35mila, 38mila sono donne). A Roma, Milano e Torino sono centinaia le società frequentate sempre più assiduamente da chi ha dai 28 ai 40 anni.

Ma perché proprio a trent’anni? Potrebbe essere una risposta alla crisi, cioè si ragiona sul movimento leggendolo come uno scudo contro stress, invecchiamento e senso di stagnazione esistenziale. Gli psicologi e le psicologhe parlano però, da tempo, della “quarter-life crisis”, una crisi esistenziale che si insinua tra i 25 e i 35 anni e che si manifesta con dubbi su carriera, relazioni e identità.

E la “crisi di mezza età” tradizionale portava con sé Porsche e relazioni extraconiugali, quella contemporanea predilige ironicamente un’ascetica disciplina: sveglie alle 6, carbo-loading, e sessioni di climbing. La differenza è sostanziale. Oggi la crisi non è solo un lutto del futuro perduto, ma anche una lotta contro l’inerzia. E c’è qualcosa di simbolico: mentre le certezze sociali si sgretolano, la sfida fisica offre obiettivi chiari e misurabili: 42 chilometri da percorrere, una parete da conquistare, un record personale da battere.

Le nuove generazioni sono migliori anche nella gestione della crisi

Il gesto atletico diventa non solo un modo per restare in forma ma si trasforma nella prova fisica, una prova tangibile di resilienza, resistenza e controllo. Allenarsi d'altro canto diventa una forma di meditazione attiva, uno spazio mentale in cui rinegoziare le proprie priorità per prepararsi alla prova fisica che è, alla fine, una prova di giovinezza. Certo, dietro il culto della performance si nasconde anche una certa ansia da prestazione esistenziale.

L’idea che per “essere qualcuno” si debba sempre dimostrare qualcosa, anche a se stessi. Ma alla fine dei conti, nel caos fluido dei trent’anni, scegliere di inseguire un traguardo — per quanto arbitrario — può rappresentare una forma di resistenza. Una maratona, alla fine, è molto più di una corsa: è un modo per dire che, pur nella confusione, si è ancora in movimento. E inoltre non ferisce i sentimenti di nessuno e costa meno di un'auto sportiva: evidentemente, almeno nella gestione della crisi esistenziale, è vero che Millennial e Gen z sono generazioni migliori delle precedenti.