Stare con uno che non ci piace pur di non rimanere sole: si chiama "Shrekking" (ecco quanto pesano le pressioni sociali)
Il problema delle donne single sono le aggressioni verbali e le pressioni psicologiche che subiscono dall'esterno: meccanismi distorti che le convincono che sarebbero più felici accanto a un uomo. Un uomo qualunque anzi, meglio se meno attraente di loro.
"Sposatevi con qualcuno che vi ama più di quanto voi amate lui". Lo dice un'amica di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda alle ragazze nel giorno delle proprie nozze. Le ragazze, in quell'episodio di Sex and the city, non possono fare a meno di chiedersi (cit.) che senso abbia. Erano gli anni Novanta.
Ci abbiamo messo tre decadi a dare un nome a questo fenomeno: si chiama Shrekking. Tradotto: quando il patriarcato ti convince ad accontentarti.
Cose che non vorremmo più sentirci dire in quanto donne single
C’è un nuovo termine che circola sui social: shrekking. Il riferimento all’orco verde della DreamWorks Animation non è casuale. Descrive la scelta di intraprendere una relazione con qualcuno percepito come “meno attraente” secondo i canoni dominanti, nel falso mito che "quelli brutti" sono più devoti, più stabili, più fedeli. Ma non è vero. In pratica è una strategia di compromesso che nella sua leggerezza apparente rivela molto delle gabbie in cui ci muoviamo quando si parla di relazioni, genere e potere.
L’orco e la principessa: una favola distorta
Lo shrekking nasce come trend social tra i/le giovani, diffuso da video e meme su TikTok, ma, dietro le battutine, c’è una dinamica che conosciamo bene. Le donne eterosessuali, educate a sentirsi incomplete senza un partner, finiscono più spesso per essere quelle che “abbassano gli standard”. Gli uomini, invece, sono meno spinti a misurare il loro valore sull’attrattiva estetica e più sul loro potere: quello che manca in avvenenza si costruisce sul capitale sociale legato a reddito, successo, potere.
Il risultato è una favola rovesciata: le donne vengono spinte a scegliere “l’orco” pur di non restare sole, mentre gli uomini possono raccontarsi che il loro valore prescinde dall’aspetto. Il che spiega anche come mai uomini rozzi, maleducati e orrendi (dal punto di vista umano, non estetico) sono spesso affiancati da donne che sulla carta sarebbero migliori di loro.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1965993]]Lo shrekking diventa allora un dispositivo che consolida l’asimmetria: lui guadagna stabilità e riconoscimento, lei rinuncia a desideri e aspirazioni. E qui entriamo nella parte più interessante della questione: non è solo superficialità o vanità. Dietro lo shrekking ci sono motivazioni psicologiche, sociali, culturali – spesso intrecciate con le aspettative di genere. La prima? La paura della "solitudine": per le donne essere single può ancora essere percepito come una mancanza di valore, come un mezzo fallimento e come il preludio a una vita vuota e priva di affetti reali (non è così: le donne single sono la sottocategoria demografica più felice di tutte).
C'è il vecchio mito dell'uomo bello e quindi anche stupido ed egoista: una favola anch'essa che deriverebbe dal fatto che un bell'uomo non si deve impegnare, né essere gentile, emotivamente maturo o interessante, per avere relazioni. Finisce che, come nelle migliori tradizoni di pregiudiziolandia, la valutazione del maschio si snoda su due binari: bello ma egoista e cretino oppure brutto ma intelligente e gentile. In questo quadro, scegliere qualcuno meno consapevole della sua bellezza/attrattiva significa cadere nel tranello che sarà più grato, più disponibile, più fedele, più maturo perché la vita lo ha obbligato a migliorarsi internamente, visto che esternamente non è granché.
Pressioni di genere e rappresentazioni culturali
La paura della solitudine è l’altro ingrediente fondamentale per questa torta dell'orrore che tutte mangiamo sin da bambine. In una società che stigmatizza la donna single come “sbagliata” o “non desiderata”, l’idea di accontentarsi non è nemmeno percepita come tale: non è percepita come "idea". Per dimostrare di essere valide, molte finiscono con l'accettare la corte di qualcuno da cui non si sentono minimamente attratte ma non con lucidà: sono pienamente convinte di sentirsi attratte.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1965985]]Non è un caso che sui social la narrazione sia piena di confessioni femminili: giovani donne che raccontano di essersi piegate a questa dinamica nella speranza di ricevere finalmente cure e rispetto. Molte però, subito dopo, raccontano di sentirsi deluse, ingannate, trattate con la stessa indifferenza che temevano dagli uomini “belli” e sicuri di sé.
Questa non è un’eccezione: è il segno che l’auto-sacrificio femminile non è mai sufficiente a scalfire una cultura che dà agli uomini il privilegio di non dover dimostrare nulla, mentre le donne devono sempre giustificare le proprie scelte. E i primi sono sempre più soli ma non si spiegano perché le seconde rinunciano consapevolmente, anche se malvolentieri, alle relazioni con il maschio etero che non si emancipa dal suo ruolo.
Il linguaggio dei meme rende tutto più digeribile ma non meno violento
Da una prospettiva di genere si vedono benissimo le spinte e le costrizioni, diverse per uomini e per le donne. Le donne sono spesso più socializzate ad attribuire valore all’attrattività estetica (sia propria che quella altrui). Lo standard di bellezza femminile è più rigido, mediato dalla moda, pubblicità, social media. Ciò può portare a più ansia riguardo al rifiuto, a più propensione a “fare compromessi” per ottenere accettazione e sicurezza emotiva.
Gli uomini non subiscono lo stesso grado di pressione culturale sull'apparire, esteticamente parlando. Però la pressione c’è anche per loro, ma diversa – successo, status, reddito, performance ecc - qui si scoperchiano le vecchie dinamiche basate sui ruoli di potere. Spesso chi “scende” nei criteri estetici spera che l’altro abbia altri pregi compensativi; ma se questi non compensano o se le relazioni diventano squilibrate, la persona che ha fatto la “concessione” può sentirsi sfruttata, invisibilizzata.
Non possiamo fare a meno di chiederci (ancora cit). perché continuiamo a essere così lontane, lontani, dalla costruzione di relazioni in cui le pressioni sociali non entrano. Relazioni tra persone libere da condizionamenti basati su denaro, potere, aspetto esteriore, capacità di aderire a dei modelli che mortificano la complessità umana. Libere dall'idea che le donne siano sempre principesse da salvare, se non da un principe almeno da un orco.