Consensuale ma non desiderato: quando il "sì" è stato detto senza che ci fosse alcuna voglia di fare sesso
E non sempre coincidono.
Condividi su
L’esperienza sessuale è uno dei fenomeni umani più complessi, governata da centinaia di variabili soggettive, molte delle quali non accessibili alla coscienza. Gli studiosi sottolineano che parlare di normalità, di parafilie, abusi e desiderio come concetti fissi è spesso fuorviante: ciò che viviamo sessualmente dipende da strutture psichiche profonde, contesti relazionali, aspettative sociali, dinamiche di potere e microstorie affettive.
Si definisce sesso consensuale non desiderato quel rapporto sessuale in cui una persona acconsente pur non provando alcun desiderio, anzi spesso provando disagio, indifferenza o resistenza interiore.
È un fenomeno documentato in moltissime ricerche di psicologia sociale e studi di genere: un "sì" che viene pronunciato nella piena lucidità e consapevolezza ma che non coincide con il volere, con il desiderio sessuale, ma con condizioni sociali e relazionali. Si può decidere di fare sesso con qualcuno per gratitudine, per amicizia, per pietà perfino, o ancora per la fascinazione del potere, perché si erotizza un momento o una persona, per paura di essere lasciati/e, traditi/e o esclusi/e da un gruppo, perché crediamo che al/alla partner sia sconveniente dire di no. Poi nei fatti quel sesso è sgradevole, non era voluto davvero, ma ormai il consenso è stato manifestato e quindi si va avanti. E qual è il confine con l'abuso? A volte non c'è. Solo che l'altra persona non lo sa.
Nelle dinamiche relazionali e sociali il confine tra desiderio e dovere diventa poroso. E non perché sia giusto, ma perché è così. Le ragioni che portano una persona - e frequentemente ragazze e donne - ad acconsentire a rapporti sessuali senza che si provi reale desiderio sessuale sono molte e complesse. A cominciare dai disequilibri di potere di economici, emotivi, gerarchici, sociali e culturali verso un partner percepito come generoso o bisognoso, per la paura del conflitto o della delusione dell’altro/a, per il desiderio di essere percepite come affettuose, disponibili e "brave", per il senso di obbligo coniugale o relazionale, per l'internalizzazione di norme culturali in cui il desiderio femminile è secondario o irrilevante (o peggio, stigmatizzato).
la differenza tra sesso consensuale ma non desiderato e abuso
In queste situazioni, il sì diventa un atto sociale, non un atto erotico, ma non viene percepito come tale, non viene nemmeno interrogato. Il paradosso, oggi che tanto si discute di consenso, di abusi e di cultura dello stupro, è tutto giuridico: si può denunciare un rapporto sessuale consensuale ma non desiderato che viene percepito come stupro? Sì che si può.
Ma significa affrontare un paradosso: la persona che ha subito un danno psichico o corporeo può percepire quell’esperienza come un abuso e, in senso fenomenologico ed etico, lo è. Ma chi ha ricevuto il consenso raramente è consapevole del disagio dell’altro/a. Qui si apre un impasse giuridico: il sistema penale, basato su categorie binarie (consenso/non consenso), non è attrezzato per fenomeni in cui il consenso c'era ma non era supportato dal desiderio.
Molti operatori del diritto non hanno formazione in dinamiche relazionali, pressioni culturali, erotizzazione. Per questo il vissuto della vittima rimane inespresso o peggio invalidato nei casi di stupro "veri", ma potrebbe essere assolutamente istruito, in senso giuridico, nei casi di stupro percepito nonostante sia stato dato il consenso.
la tendenza a codificare qualcosa che non è codificabile: il sesso
Viene da pensare a quanto la nostra civilltà si ostini a voler etichettare, normare, semplificare qualcosa che è inetichettabile e innormabile. Viviamo in una società che tenta costantemente di scientificizzare il sesso: classificarlo, normarlo, culturalizzarlo, appiattirlo su dinamiche collettive. Ma il sesso non è mai solo sesso. Nel suo spazio si intrecciano tutte le variabili della soggettività altro che potere, affetto, discriminazione e dipendenza emotiva (comprensibili) ma tutta la sfera delle parafilie, disfunzioni, spiritualità, trauma, fantasie, paure e desideri inconsci.
Il paesaggio interiore legato all’esperienza sessuale è spesso contraddittorio e francamente irriducibile a categorie giuridiche o sociologiche semplici, figuriamoci se ci si aspetta davvero che tutte le volte che qualcuna, qualcuno, dica il proprio "sì" sia perché prova una banale pulsione fisica. Educazione e introspezione sono a questo punto due livelli complementari.
L’educazione alla sessualità e alla parità di genere in classe e fuori, lo abbiamo detto tante volte, è essenziale: offre strumenti linguistici, cognitivi, culturali per riconoscere pressioni, manipolazioni, diseguaglianze. Ma non basta. Esistono spazi interni alle persone che nessuna lezione può raggiungere: luoghi profondissimi in cui si formano desideri, paure, automatismi affettivi e in cui esistono degli interruttori invisibili e diversi per ciascuno - e non normabili nè scientifizzabili - che governano il rapporto con il corpo dell'altro, degli altri. Comprendere il fenomeno del sesso consensuale non desiderato richiede di tenere insieme tutti i livelli: quello sociale e quello interiore, quello politico e quello psicologico.
Condividi su