L'Italia e il sesso: dal rapporto Censis emerge che monogamia uguale frequenza (e che le donne escono dal mito)
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Più che un Paese libertino, il rapporto Censis racconta un Paese pratico: il sesso, nella fotografia del 2025, non è manco più la trasgressione permanente che ci si aspetterebbe. Semmai è una pratica incorporata nella vita ordinaria che come sappiamo è un incastro certamente di desiderio ma anche di stanchezza, logistica, bisogno di stabilità e la ricerca di piacere dove sta?
Ed è proprio qui il punto interessante: gli italiani e le italiane non stanno affatto abbandonando il sesso, nonostante tutto. Lo stanno normalizzando, cioè portando fuori sia dal moralismo sia dalla mitologia.
Il primo dato che spazza via molte chiacchiere è la frequenza. L’88,3 per cento degli italiani e delle italiane tra 18 e 60 anni ha avuto rapporti sessuali completi; quasi due terzi hanno una vita sessuale almeno settimanale; gli astinenti o quasi sono l’8,5 per cento. Secondo noi è il ritratto di una società in cui il sesso resta un’abitudine forte, ricorrente, compatibile con il lavoro, la fatica, la vita domestica. Il corpo, insomma, non è scomparso sotto i detriti della performance sociale: continua a reclamare il suo spazio.
con la monogamia si fa più sesso
Ancora più interessante è il contesto in cui quel sesso avviene. L’80,4 per cento dichiara di avere rapporti esclusivamente con la persona con cui ha una relazione stabile; solo il 12 per cento vive la sessualità soltanto con partner occasionali. E soprattutto: nelle coppie stabili il sesso è più frequente che tra le persone single.
Tra chi è in coppia gli attivi e i regolari pesano molto di più: tra le persone single gli astinenti arrivano al 32,5 per cento. È un dato quasi offensivo per vent’anni di retorica pop: quella secondo cui la vera intensità erotica starebbe fuori dai legami, mentre la coppia lunga sarebbe un corridoio verso la noia. Il rapporto dice quasi il contrario. La stabilità allora non sta uccidendo il desiderio anzi in molti casi gli sta dando una casa.
Questo non significa che l’eros italiano sia tornato sotto la campana di vetro della tradizione. Anzi. Il grande mutamento, e qui il Censis è netto, riguarda soprattutto le donne. In venticinque anni crolla la quota femminile di chi ha avuto un solo partner nella vita, sale quella di chi distingue sesso e amore, cresce l’apertura verso pratiche un tempo minoritarie.
Nel 2000 il 35,7 per cento delle donne riteneva separabili amore e piacere sessuale; nel 2025 siamo al 56,4 per cento. È una rivoluzione gigantesca, perché non riguarda soltanto i comportamenti: riguarda il diritto femminile a nominare il piacere fuori dalle giustificazioni sentimentali. Gli uomini, da questo punto di vista, cambiano meno indipendentemente dall'orientamento sessuale.
le donne escono dal mito dell'amore romantico quando parlano di sesso
Ed è qui che il report diventa davvero politico: per decenni il sesso femminile doveva essere spiegato e giustificato dall’amore, dalla coppia, dalla riproduzione, dall’affetto, dalla moralità. Oggi una quota maggioritaria di donne lo inserisce invece nel perimetro del piacere soggettivo. Olè.
Non significa che uomini e donne - etero, queer - siano uguali nel vissuto del sesso. Significa che si assottiglia la vecchia asimmetria per cui il piacere maschile era dato per naturale, quello femminile per condizionato da sentimenti etc.
Poi però arrivano i dati che impediscono ogni celebrazione ingenua. Il primo rapporto sessuale è ricordato come piacevole dal 65,9 per cento degli intervistati, ma la frattura di genere è eloquente: 72,4 per cento tra gli uomini, 56,3 per cento tra le donne.
Vuol dire che per una quota molto alta di donne l’ingresso nella sessualità resta associato a disagio, tensione, dolore o disallineamento tra aspettativa e realtà.
"la prima volta è sempre strana" ma di più per le italiane
C’è poi un altro elemento che colpisce: la sessualità italiana è meno ideologica di quanto ce la raccontiamo. Il 36,3 per cento continua a considerare la verginità un valore da preservare, e nel Sud-Isole questa quota supera chi la pensa al contrario. Intanto, però, l’età media del primo rapporto si abbassa leggermente per le donne e sale per gli uomini.
Anche sul versante della coppia il report del Censis mette in scena una contraddizione solo apparente: da un lato cresce la separabilità tra sesso e amore; dall’altro il 68,5 per cento ritiene che un tradimento comprometta irreparabilmente la relazione. Dunque gli italiani e le italiane sono più aperti sul piano culturale, ma restano molto severi quando il sesso entra nel territorio della lealtà tradita.
Anche la figura del single esce ridimensionata. Il rapporto mostra che la singletudine non è affatto un moltiplicatore automatico di sesso. Anzi, spesso è il contrario: sesso occasionale esiste, le app facilitano il contatto, il 32,5 per cento ha conosciuto partner sessuali sui social ma la vita erotica più intensa resta spesso quella di chi ha una relazione stabile. La fantasia del single iperattivo sembra soprattutto una proiezione pubblicitaria.
Quando il sesso è raro, si evince dal report, spesso non è per mancanza di desiderio, ma per mancanza di energie e tempo. Le donne associano più spesso la ridotta frequenza a stanchezza e sovraccarico, gli uomini a fattori esterni come disponibilità del partner o assenza di una relazione stabile.
È un dato che vale molto più di tante teorie astratte. Dice che il sesso, per le donne, continua a essere più intrecciato alla gestione complessiva della vita. Non basta la libertà formale se poi il corpo femminile arriva a sera già stremato dal lavoro, dal carico di cura, dall’organizzazione del quotidiano. Ma questa è evidentemente un'altra storia.
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