La scienza dice che possiamo cancellare i ricordi (dolorosi), la cultura ci dice che non dobbiamo farlo
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Un team di ricerca dell'Università di Kyoto, in Giappone, ha recentemente annunciato di aver sviluppato una tecnica per cancellare i ricordi - per ora nei topi - utilizzando l'optogenetica. Questa tecnica sfrutta la luce per manipolare specifici neuroni nel cervello, impedendo la formazione di ricordi a lungo termine.
Leggendo il paper scientifico emerge che i ricercatori e le ricercatrici hanno utilizzato una proteina chiamata SuperNova, che, quando illuminata, rilascia specie reattive dell'ossigeno in grado di disattivare i neuroni coinvolti nella memoria. Siamo di fronte a uno di quei progressi che ci costringono a riflettere su cosa vogliamo veramente: se fosse possibile cancellare i ricordi dolorosi, lo faremmo davvero?
"se mi lasci ti cancello", ripetere gli errori in un crudele gioco del fato
Quando è uscito il film con Kate Winslet e Jim Carrey Eternal sunshine of a spotless mind ("Se mi lasci ti cancello") ci abbiamo pensato tutte, tutti. Ma proprio come il film suggerisce, cancellare qualcuno, qualcosa, dai nostri ricordi non è mai la soluzione anzi, significa essere condannati, condannate, a ripetere all'infinito lo stesso "errore". Con rispetto parlando, ovvio.
La memoria è ciò che ci rende chi siamo, proprio perché conserva tutte le gioie e le sofferenze che ci indicano la via. E anzi sono proprio le esperienze più dolorose ad aiutarci a stabilire quali sono i confini entro i quali muoverci. Poi, sempre ovvio, sui traumi che quelle esperienze ci lasciano si può sempre lavorare. Ma non sul retaggio dell'esperienza in sé: quello occorre che sia mantenuto.
Immaginando di poter rimuovere il dolore di una perdita, la tristezza di una separazione, il rimorso di un errore, ci si concentra sulla sensazione di sollievo immediato ma non si valutano quasi mai i costi che comporterebbe: senza quel ricordo andrebbe persa la lezione che la perdita, la separazione, l'errore ha portato con sé. Compresa quella più importante: imparare a gioire delle gioie.
per non limitarsi alla sfera romantica parliamo di regimi totalitari
Allora cancellare i ricordi negativi non è solo un’operazione neuroscientifica: è un gesto che sfida l’intimità della nostra esperienza culturale e psicologica. Eliminare i ricordi che consideriamo negativi solo perché la ferita brucia ancora significherebbe perdere la capacità di trasformare il dolore in senso, di tramandare esperienze che ci definiscono come individui e come comunità.
È ciò che accade nei regimi totalitari - giusto per non limitare la conversazione alla sfera emotiva e romantica - dove la rimozione di memorie scomode serve a modellare la coscienza collettiva: culturalmente, la memoria negativa ha anche una funzione sociale perché educa, mette in guardia, genera solidarietà. Rimuoverla rischia di produrre individui più fragili alle ripetizioni degli stessi errori, incapaci di elaborare il lutto o la colpa. La scienza insomma ci offre sempre nuove possibilità: oggi, anzi domani, sarà quella di manipolare la memoria. Ma la cultura ci offre uno sguardo ampio sulle implicazioni etiche e emotive di interventi come questo.
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