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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Gli ultimi romantici sono i maschi, lo dicono oltre 50 studi: ma dopo il "ti amo" per loro è solo guadagno

Gli ultimi romantici sono i maschi, lo dicono oltre 50 studi: ma dopo il ti amo per loro è solo guadagno
(getty)
Le relazioni sentimentali sono più importanti che mai per i maschi etero, ufficialmente definiti i più romantici: oltre 50 studi rivelano sostanziali differenze di genere nell'approccio al romanticismo.
di Eugenia Nicolosi

Definire gli uomini (più o meno giovani) etero "più romantici" delle donne per raccontare quanto è emerso da molti, molti studi sulle relazioni etero: sono i primi a dire "ti amo", sono i meno propensi a tagliare una storia, stanno fisicamente e psicologicamente meglio quando sono in una relazione stabile e per questo non riescono a vedere mai, o quasi mai, il lato positivo dell'essere single. 

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i maschi etero sono romantici o solo addicted alle relazioni lunghe?

Un'analisi condotta dall'Institute of Psychology dela Humboldt University, dalla University of Minnesota dalla Amsterdam Universiteit ha elaborato i risultati di oltre 50 studi scientifici sulle differenze di genere nelle relazioni eterosessuali. Emerge che gli uomini, apparentemente, tendono a concentrarsi di più sull'intraprendere relazioni stabili. Inoltre, ma questo lo sapevamo, da un punto di vista di benessere e salute gli uomini traggono maggiori benefici dalle relazioni di lunga durata rispetto alle donne che invece ne accusano più i doveri che i piaceri (perfino l'aspettativa di vita degli uomini è più alta quando sono in coppia).

Gli autori e le autrici dell'analisi hanno scoperto che gli uomini hanno meno probabilità delle donne di rompere quando sono in una relazione stabile, hanno maggiori probabilità di provare solitudine dopo una rottura e hanno meno probabilità di vedere il lato positivo della fine di una storia. Naturalmente gli studi psicologici e sociologici presi in esame sono stati analizzati tenendo conto delle differenze di genere nelle diverse fasi delle relazioni. Ma lo vedremo dopo.

Intanto, dal punto di vista di chi ha svolto la ricerca, la spiegazione più plausibile sul perché i maschi etero vivano così le relazioni sta nei loro bisogni emotivi: "Sappiamo da numerosi studi che le donne ricevono più supporto emotivo dalla loro rete sociale rispetto agli uomini: quindi gli uomini eterosessuali dipendono maggiormente dalle loro partner per soddisfare i loro bisogni emotivi rispetto alle donne eterosessuali". In breve, le donne hanno una rete sociale di amicizie e parentela più stretta e più funzionante, motivo per cui gli uomini si aggrappano alle partner. Le norme sociali di genere hanno permesso alle donne di condividere più facilmente le loro emozioni con gli altri, per questa ragione hanno meno bisogno di un partner: hanno amici, famiglia e perfino colleghe e colleghi di lavoro con cui soddisfare il fisiologico bisogno emotivo o di socialità. Senza una partner che li include nella propria rete o che soddisfa i bisogni emotivi, i maschi etero (non tutti gli uomini, ovvio) soffrono di questo vuoto sociale ed emotivo, non hanno molte persone con cui possono aprirsi e che li supportano emotivamente. 

È facile dire "ti amo" per primi, se dopo non cambia niente (anzi)

Un attimo, facciamo ordine. Essere romantici non significa solo di essere predisposti a scrivere bigliettini o lanciarsi in dichiarazioni appassionate e mandare fiori. Politicamente – e culturalmente – il romanticismo è una forma di adesione a un ideale: quello dell’amore romantico che "prima o poi arriva", veicolato da un volume impressionante di prodotti pop e, per molte persone, falso e fuorviante. La promessa che ci viene sussurrata da sempre è che prima o dopo troveremo la nostra "metà", che è lì fuori da qualche parte, il che implica che senza siamo, appunto, "metà", incomplete e incompleti. Ma chi può permettersi di crederci davvero, oggi?

Gli studi ci dicono anche che gli uomini sono più propensi a esprimere per primi i propri sentimenti romantici, ma lo fanno in un contesto dove per loro il rischio è nettamernte minore, in cui il carico emotivo che ne consegue è praticamente nullo.

Per le donne amare è ancora un lavoro. Ed è per questo – e lo mostra la stessa ricerca di cui sopra – che le donne tendono ad attendere più a lungo prima di dichiararsi. Non è mancanza di sentimento: è cautela. È esperienza. È memoria collettiva, è autoconservazione. È ragionare prima di lanciarsi in qualcosa che ha molti, molti costi emotivi, energetici, sociali. Come biasimarle? Sono prudenti, non ciniche

Lo studio della Humboldt va ad analizzare quello che succede oltre il primo slancio: quando le relazioni finiscono. Ed è particolarmente rivelatore: sono gli uomini a soffrire di più dopo una rottura.

Gli uomini eterosessuali si aspettano che le loro partner soddisfino tutti i loro bisogni emotivi (e spesso anche pratici) e quando il lavoro emotivo della partner viene meno perché lei se ne va, il crollo maschile è verticale: meno emozioni positive, maggiore solitudine, più rischi per la tenuta della salute mentale.

non vogliono essere lasciati (e non lasciano) perché non sanno stare soli

Perché? Perché molti uomini non hanno mai imparato a costruire una rete emotiva che non sia la loro partner. Non confidano negli amici, non parlano con la famiglia. Per loro, l’amore è un monolocale senza uscite di sicurezza. Quando finisce, restano in mezzo alle macerie. Non è romanticismo: è dipendenza. Come lo chiamiamo, allora, un sistema in cui una donna deve essere al tempo stesso partner, terapista, life coach, tata, sessuologa, chef e governante? Lavoro invisibile, cura gratuita. E, quando finisce, lo chiamiamo sollievo. Non è un caso che le donne riescano ad adattarsi alla vita da single più in fretta. Quindi forse no, i maschi etero non sono più romantici. Sì, dicono “ti amo” prima e sì, piangono di più dopo. Ma tra l’inizio e la fine, cosa ci hanno messo dentro? Hanno condiviso il carico? Hanno curato, ascoltato, costruito? Hanno collaborato?

Essere romantici non è questione di tempismo, ma di responsabilità. È facile dire “ti amo” quando non si rischia nulla. È più difficile costruire un amore che non chieda sempre agli altri – e soprattutto alle altre – di fare tutto il lavoro.

E allora, forse, i veri romantici e le vere romantiche sono quelli e quelle che smettono di credere nelle favole e iniziano a riscriverle. Anche da sole. Anche senza “ti amo” sussurrati in anticipo da qualcuno che poi quell'amore non lo pratica.