Che cosa è l'amore? Chiedilo alla Scienza: la teoria che spiega perché ci innamoriamo
La Scienza ha usato le tecniche più innovative per indagare su quel fenomeno immortale chiamato "innamoramento"
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Secondo Roland Barthes è "un gioco a caduta libera": ma secondo la Scienza l'amore è molto di più, se possibile. Con il saggio Why We Love: The Nature And Chemistry Of Romantic Love, l'antropologa Helen Fisher (scomparsa nel 2024) diffonde uno studio scientifico dell'amore romantico, utilizzando tecniche come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per esplorare le basi neurali dell'attrazione e dell'attaccamento umano. E le cose che ha scoperto sono, oggettivamente, curiose.
Le sue ricerche hanno rivelato che l'amore non è solo un'emozione, ma un vero e proprio sistema cerebrale legato ai meccanismi di ricompensa e al rilascio di dopamina, paragonabile a pulsioni fondamentali come la fame o la sete.
Helen Fisher e la scienza dell’amore: perché ci innamoriamo (e soffriamo) così tanto
L’amore è un fenomeno universale, eppure per secoli è stato trattato come un mistero insondabile. Helen Fisher, antropologa biologica e pioniera nello studio dell’amore romantico, ha cercato di tradurre il linguaggio del cuore in quello del cervello, dimostrando che l’innamoramento non è solo un’esperienza emotiva, ma anche una risposta biologica regolata da precisi circuiti neuronali. Nel suo libro ha identificato tre sistemi cerebrali fondamentali che guidano l’accoppiamento e la riproduzione nell’essere umano: Lussuria, cioè il desiderio sessuale primario, che spinge a cercare più partner; Attrazione, cioè l'intensa fase iniziale dell’amore romantico, caratterizzata da euforia e ossessione e Attaccamento, il profondo senso di legame che permette alle coppie di rimanere unite nel tempo.
Dal punto di vista evolutivo, questi tre sistemi hanno funzioni precise: la lussuria ci spinge a cercare più partner, aumentando la diversità genetica, l'attrazione romantica ci aiuta a concentrare l’attenzione su un solo individuo, aumentando la probabilità di un legame stabile, e l'attaccamento ci permette di rimanere insieme abbastanza a lungo da crescere i figli in modo cooperativo.
E quindi questa teoria, proposta già in un articolo scientifico del 1998, suggerisce che l’amore non è un’emozione unica, ma un insieme di processi distinti e interconnessi. È stato ipotizzato, però, che questa suddivisione non rappresenti perfettamente l’evoluzione o il funzionamento reale dell’amore romantico. Secondo Fisher, non c’è un’unica strada per innamorarsi. Alcuni iniziano con l’attrazione fisica, per poi sviluppare sentimenti profondi. Altri si innamorano prima e consumano la relazione solo in un secondo momento. Alcuni ancora provano inizialmente un forte legame emotivo, che poi si evolve in romanticismo e desiderio sessuale.
la risonanza magnetica che individua l'amore
Fisher ha analizzato la neurobiologia dell’amore attraverso scansioni fMRI (risonanza magnetica funzionale) su 49 individui in tre situazioni diverse: 17 persone follemente innamorate, 15 persone appena lasciate, 17 persone innamorate dopo oltre 21 anni di matrimonio / unione.
I risultati hanno dimostrato che l’amore romantico attiva aree cerebrali specifiche legate alla ricompensa e alla motivazione, come l’area tegmentale ventrale, coinvolta nel piacere e nell’attenzione focalizzata e il nucleo caudato, che regola la motivazione e il comportamento sociale. Queste sono le stesse aree che si attivano quando si assumono droghe come la cocaina, il che spiega perché l’innamoramento possa essere così euforico, ma anche devastante quando finisce. Ma non solo: secondo Fisher, l’amore romantico è una pulsione più forte del desiderio sessuale. A riprova di ciò, sottolinea che "Se qualcuno rifiuta una proposta sessuale occasionale, non si scivola nella depressione o nella disperazione. Ma il rifiuto romantico può causare dolore immenso".
L’amore è una droga: dipendenza, ossessione e ansia
Sappiamo che esistono le persone aromantiche, per cui lungi da noi universalizzare il concetto di "amore". Ma sappiamo che in compenso, chiunque si sia mai innamorato sa che l’amore romantico non è solo gioia, ma anche tormento. Fisher ha identificato alcuni sintomi caratteristici:
- intensa concentrazione sulla persona amata: si tende a ignorare i suoi difetti e a esaltarne le qualità;
- Euforia e sbalzi d’umore: una risposta simile a quella indotta da sostanze psicoattive;
- Dipendenza emotiva: il pensiero costante dell’altra persona può diventare ossessivo;
- Ansia da separazione: l’idea di perdere il partner provoca angoscia e agitazione;
- Reazioni fisiche intense: battito accelerato, respiro affannoso, sudorazione.
Fisher descrive tutto questo con una frase che rende perfettamente l’idea: "Quando sei innamorato/a, è come se qualcuno stesse abitando nella tua testa".
Questo stato alterato della mente, che può essere straordinario ma anche estremamente doloroso, spiega perché il rifiuto romantico possa essere una delle esperienze più difficili da affrontare.
Fisher ha anche sollevato un tema controverso: gli antidepressivi possono influenzare l’amore? Secondo le sue ipotesi, alcuni farmaci che regolano la serotonina potrebbero attenuare i sentimenti di attaccamento e desiderio romantico, così come influenzano il desiderio sessuale. Però esistono evidenze scientifiche che su questo punto sono contrastanti, insomma non vi è consenso unanime sul fatto che gli antidepressivi possano realmente ridurre l’intensità dell’amore romantico.
Uomini e donne amano in modo diverso?
Parlando di uomini e donne in un senso sociale, le persone socializzate come uomini e quelle socializzate come donne potrebbero elaborare in modo diverso l'amore romantico. Gli uomini tendono a mostrare maggiore attività nelle aree cerebrali associate alla percezione visiva, probabilmente perché, dal punto di vista evolutivo, devono valutare visivamente la salute e la fertilità di una potenziale partner. Le donne, invece, attivano più aree legate alla memoria e al riconoscimento del comportamento, perché nel passato dovevano ricordare se un uomo fosse un buon cacciatore, un protettore affidabile o un compagno stabile. Queste differenze potrebbero spiegare perché alcuni uomini spesso danno più importanza all’aspetto fisico, mentre alcune donne tendono a considerare anche il comportamento e il carattere del partner.
harvard ci mette la sua: come e quando l'amore crolla
Richard Schwartz e Jacqueline Olds sono due psichiatri esperti in neuroscienze affettive e terapisti di coppia della Harvard Medical School (HMS) e studiano come l'amore si evolve e anche come crolla. Nel loro studio si legge ancora delle ricerche di Helen Fisher ma anche di altri studi. Citano la comunissima teoria che sostiene che l’amore, con il tempo, si trasforma da passionale a compassionevole: da un turbine di emozioni forti a un legame più stabile, profondo, ma meno eccitante. Si può riaccendere la passione? La scienza dice di sì. Per le coppie che sentono che la loro relazione è scivolata nella routine, la ricerca offre una soluzione concreta. Secondo Schwartz e Olds riaccendere la passione è possibile, e tutto inizia dal corpo.
L’attività sessuale aumenta i livelli di ossitocina, l’ormone dell’amore e del legame, il contatto fisico (baci, abbracci, carezze) stimola la vasopressina, che rafforza la monogamia e l’attaccamento e l’eccitazione condivisa (viaggi, esperienze nuove, sport estremi) può attivare il circuito della ricompensa e ricreare l’intensità dei primi tempi. In sostanza l’amore non è un fuoco che si spegne da solo. Può essere alimentato, se si conoscono i meccanismi giusti.
L’amore tra biologia e mistero
Helen Fisher ha dimostrato che l’amore non è solo una questione di cuore, ma anche di cervello. È una forza biologica, chimica, evolutiva, che ci spinge verso gli altri e che segue schemi prevedibili. Ma la scienza, per quanto avanzata, non riesce ancora a spiegare tutto. Perché alcune persone restano legate per tutta la vita mentre altre si lasciano dopo pochi mesi? Perché ci innamoriamo proprio di quella persona e non di un’altra? Quali variabili fanno la differenza tra una relazione che dura e una che svanisce?
L’amore resta una delle esperienze più straordinarie e complesse dell’essere umano, capace di darci le più grandi gioie e le più profonde sofferenze. E, nonostante tutti gli studi, continuerà a essere uno dei più grandi misteri della nostra esistenza. Perché, dopotutto, non c’è risonanza magnetica che possa spiegare il brivido di uno sguardo che ci cambia la vita.
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