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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Mi ha convinta a fare trekking e poi mi ha abbandonata a metà percorso: la violenza dell'Alpine Divorce

Mi ha convinta a fare trekking e poi mi ha abbandonata a metà percorso: la violenza dell'Alpine Divorce
(getty)
Le relazioni abusanti attraversano molti momenti topici: tra questi c'è l'abbandono in un luogo impervio.
Si chiama "alpine divorce": se lo si subisce c'è solo una cosa da fare.
di Eugenia Nicolosi

Se non avete ancora intercettato questo termine lo farete a breve. "Alpine divorce", è un nome leggero per una violenza pesante: lasciare indietro il partner, la partner, durante un’escursione, un’uscita in montagna, lo snorkeling.

In un luogo insomma isolato e impervio in cui l'altra persona non ha risorse. Lo scopo è esercitare potere.

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Che cos'è il "divorzio alpino" 

"Alpine Divorce" è letteralmente "divorzio sulle Alpi", e riaffiora dal racconto An Alpine Divorce di Robert Barr, pubblicato nel 1893, in cui un marito progetta di lanciare la moglie giù da un pendio dopo averla convinta a fare una vacanza in montagna. Oggi il termine vive una seconda vita all'indomani di una terribile storia di cronaca avvenuta nel 2023, passata a giudizio lo scorso febbraio.

Un alpinista austriaco - Thomas Plamberger - è stato condannato a Innsbruck per omicidio colposo grave dopo che ha abbandonato la compagna durante un'escursione. Kerstin G., questo il nome della ragazza, è morta per assideramento sul Grossglockner nel gennaio 2025.

L’accusa sostiene che l'alpinista si è allontanato per cercare aiuto senza effettuare una chiamata immediata ai soccorsi, spegnendo il cellulare per risparmiare batteria. Il tribunale ha rilevato che, pur non avendo agito con intenzione di danneggiare, le scelte compiute sono state insufficienti a garantire la sicurezza della compagna e che fosse abbastanza esperto da riconoscere e temperature proibitive. Al netto di cosa frullava nella testa dell'alpinista, che comunque ha presentato ricorso, è riconosciuto che la pratica di comportarsi da gradassi/e con la partner o con il partner sia una forma di violenza.

alpine divorce: isolare il partner nell'abbandono

 Naturalmente parlare di Alpine Divorce non è parlare di dating trend: non siamo davanti al ghosting o a banali red flags. L’Alpine divorce indica l’abbandono del partner in un contesto di montagna, pericoloso comunque isolato. Insomma in un ambiente ostile. Non si tratta di una rottura comunicata male o di una sparizione nel nulla casuale, c'entra la volontà - conscia, inconscia, comunque violenta - di lasciare indietro qualcuno che conta sulla presenza dell'altro. Lo si fa infatti spesso in un luogo dove orientamento, attrezzatura e resistenza fisica sono fondamentali per la sicurezza.

Il rischio allora è concreto e si sa: alla base di questa pratica c'è una forte asimmetria di potere in quel preciso contesto. Esempio: persona sportivissima può praticare questa violenza al partner che non si allena da secoli. 

Uno dei due è spesso più esperto, più allenato o meglio equipaggiato. Questo crea una dipendenza pratica e nella logica dell'abusante, serve a riaccaparrarsi spazi di potere che in spazi neutri non pensa di avere e pensa l'abbia l'altra persona. 

Il gesto può essere minimizzato da chi lo compie, spesso lo è: ma gli effetti sull’altra persona sono di smarrimento, e l'altro lo sa. Anzi lo fa di propositio per elevarsi e intimidire, per guadagnare - nella sua logica.- una forma becera di rivalsa. Il problema di questo tipo di violenza è che può essere letale.

Perché l’abbandono in un luogo ostile è una forma grave di violenza

Quando una persona viene mollata in un contesto potenzialmente pericoloso, il gesto smette di appartenere al teatro delle relazioni tossiche raccontate online (anche troppo spesso) e entra nel campo della sopraffazione. E siamo al confine tra leggerezza crudele, punizione emotiva e abuso, che qui si assottiglia fino quasi a sparire.

L’Alpine divorce colpisce perché rende letterale ciò che di solito resta metaforico. Essere "lasciati indietro" in una relazione è un’immagine comune, la sensazione che l'altro progredisca e ottenga successo non fa sempre piacere - purtroppo - dentro a relazioni tossiche. Ma qui quella figura si materializza in un abbandono fisico e senza preavviso. 

Se qualcuno usa l’ambiente ostile come leva per umiliare, punire o spaventare l’altro, la questione non riguarda il carattere difficile o la compatibilità sentimentale o ancora, conflitti non risolti e responsabilità condivise: è criminale.

E ovviamente riguarda il controllo. Serve dire che l’isolamento forzato può essere una tecnica di dominio, come la paura indotta, che la disparità di competenze in un luogo remoto espone a una forma particolare di ricatto, lo diciamo. E siamo sicure che non sia solo la montagna il posto in cui viene esercitato questo abuso, ma ogni spazio in cui il partner abusante si sente più preparato. Abbastanza da mettere a rischio la vita dell'altro, dell'altra, se non quella di entrambi, pur di dimostrare che vale qualcosa. Ma non vale niente. Né in montagna né altrove.