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Come nascono i miti: se i "veri" narcisisti sono meno dell'1% della popolazione (mondiale)

Come nascono i miti: se i veri narcisisti sono meno dell'1% della popolazione (mondiale)
(getty)
Nonostante il dilagare social di contenuti a tema "narcisismo patologico" o dedicati alle persone che sopravvivono a relazioni con i narcisisti, il disturbo narcisistico di personalità si attesta intorno allo 0-6,2% secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.
di Eugenia Nicolosi

Negli ultimi anni c'è stato un boom nell'uso, anzi nell'abuso, del concetto di narcisismo patologico. Sempre più frequentemente lo si incontra nei discorsi quotidiani, nei post sui social, nei video divulgativi, nei meme, nei commenti sotto alle storie di relazioni finite male. "È un/una narcisista" è diventata una diagnosi pret a porter che si usa per descrivere persone che si comportano in modo egoista, che non mostrano empatia, che evitano il confronto emotivo o che appaiono fredde e incapaci di cura o, al massimo, totalmente disinteressate alle conseguenze che le proprie azioni hanno sugli altri. Ma i veri narcisisti non arrivano all'1 per cento della popolazione mondiale.

Come si affronta un disturbo del comportamento alimentare in famiglia?

Quello che sta accadendo è che un termine clinico, appartenente al lessico della psicopatologia, è stato trasportato nel linguaggio comune, semplificato, svuotato di complessità e applicato in modo arbitrario a comportamenti che il più delle volte sono solo manifestazioni di egoismo o di - banale - disinteresse. Il rischio è doppio: da un lato si banalizza un disturbo serio ipotizzandone cause e soluzioni, dall’altro si alimenta una cultura della deresponsabilizzazione ("non è colpa sua: è narcisista"). Ma il narcisismo, nella sua forma patologica, non è una semplice mancanza di sensibilità o una tendenza all’autoreferenzialità: è un disturbo strutturale della personalità, oltretutto molto raro.

A dispetto della sconclusionatissima diffusione mediatica del termine, il disturbo narcisistico di personalità (NPD) colpisce meno dell’1 per cento della popolazione mondiale. Cioè solo una piccola percentuale delle persone manifesta davvero i tratti che definiscono il disturbo: un senso grandioso e irrealistico di importanza personale, la costante necessità di ammirazione, l’incapacità di riconoscere i bisogni e le emozioni degli altri, una visione inflessibile e fragile del sé che si protegge con meccanismi di difesa anche molto aggressivi. È vero che in molti casi, il disturbo si radica nell’infanzia e si sviluppa come risultato di esperienze relazionali disfunzionali. Ma accade quando c'è realmente. Per fortuna non tutte le persone che hanno vissuto in famiglie disfunzionali crescono con il senso del sé grandioso o con frattute patologiche dell'ego né sono narcisiste.

il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

Quando si parla di disturbi della personalità ci viene in soccorso il DSM-5-TR, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, "5" perché è arrivato alla sua quinta edizione con "TR", cioè revisione testuale. È lo strumento usato dai professionisti e dalle profesioniste della salute mentale per classificare e diagnosticare i disturbi psicologici. Ecco: il disturbo narcisistico di personalità è uno dei dieci disturbi di personalità riconosciuti dalla manualistica clinica, ed è caratterizzato da un modello pervasivo e stabile nel tempo di: grandiosità (cioè una visione esagerata della propria importanza o superiorità), bisogno eccessivo di ammirazione, e mancanza di empatia.

Chi presenta questo disturbo tende a nutrire una convinzione profonda e persistente di essere speciale, superiore o unico, e spesso immagina scenari di successo illimitato, potere, bellezza ideale o amori perfetti. Non è raro che queste persone abbiano una visione distorta delle proprie relazioni, aspettandosi trattamenti di favore o sentendosi autorizzate ad avere privilegi particolari. Al tempo stesso, mostrano spesso difficoltà a riconoscere o comprendere i sentimenti e i bisogni altrui e possono provare invidia o credere che gli altri provino invidia nei loro confronti. Per diagnosticare formalmente un disturbo narcisistico, non basta riscontrare uno, due o tre tratti simili a questi: è necessario che la persona rispetti dei criteri specifici indicati nel DSM-5-TR e, per esempio, anche che tali tratti compromettano il funzionamento della sua vita personale, lavorativa e sociale.

Per quanto riguarda la prevalenza, si stima che il disturbo narcisistico di personalità colpisca tra lo 0,5 per cento e il 6,2 per cento della popolazione generale. In sintesi il narcisismo patologico non è sinonimo di egoismo, mancanza di empatia o arroganza occasionale ma un disturbo relativamente raro nella popolazione generale.

la nascita del mito: tutti sono narcisisti

Ok: stimare con precisione la diffusione del disturbo non è semplice. E questo perché esistono forme meno conclamate ed evidenti di narcisismo come quella detta covert narcissism, che si manifesta con tratti più sottili: vulnerabilità nascosta, vittimismo, ipersensibilità alla critica, manipolazione passiva. Questo rende difficile individuare tutti i casi, ma non cambia il dato essenziale: la stragrande maggioranza delle persone che consideriamo "narcisiste" non soffre di un disturbo di personalità.

Semplicemente sono persone immature, egoiste, viziate dalle famiglie di origine o da quelle che hanno da adulte, non reggono le critiche perché non è stato loro insegnato a farlo. A volte sono i cambi di passo culturali e sociali a rendere più facile identificare come sgradevoli, non patologici, dei tratti che fino a qualche tempo prima passavano inosservati. Curiosità: le ricerche indicano che tra il 50 per cento e il 75 per cento delle diagnosi sono su uomini, il che riflette anche uno squilibrio culturale nei modelli di comportamento e nelle aspettative di genere.

In una società che premia la competizione, l’indipendenza e l’autopromozione — soprattutto negli uomini — non è difficile che alcuni tratti narcisistici vengano persino incentivati o confusi con leadership, ambizione o carisma. Ma il punto più interessante, e forse più disorientante, è un altro: anche se solo una minoranza della popolazione rientra nei criteri diagnostici del disturbo narcisistico, molte persone mostrano in certi momenti della loro vita comportamenti che potrebbero sembrare "narcisistici". E non perché siano malate o tossiche, ma perché attraversano fasi difficili, periodi di disconnessione, o semplicemente reagiscono a un mondo che premia l’individualismo molto più della cura.

a forgiarci è una società che premia l'egoismo e non la cura

Viviamo in una società che spesso ci impone di performare, di apparire, di affermarci a ogni costo. In questo contesto, non è raro che si sviluppino atteggiamenti difensivi, chiusure affettive, forme di distacco emotivo o di iper-controllo dell’immagine di sé. E allora viene da chiedersi: siamo davvero di fronte a un’epidemia di narcisismo, o stiamo solo osservando le conseguenze psicologiche di un mondo sempre più stressante, competitivo e privo di spazi di ascolto reale?

Forse dovremmo iniziare a mettere in discussione il concetto stesso di "normalità" e la sua immobilità tra epoche e culture. Cosa significa essere normali, emotivamente funzionali, relazionalmente adeguati? Chi stabilisce i confini tra il carattere, la sofferenza e la patologia? La psichiatria e la psicologia, come tutte le scienze umane, si sono spesso confrontate con l’ambiguità di questi concetti e con il loro variare tra le epoche.

Ciò che oggi definiamo “disfunzionale” ieri era consueto. In questa prospettiva, e non si tratta certo di negare l’esistenza dei disturbi di natura psichica, si potrebbe parlare di come evitare di patologizzare tutto ciò che esce dagli schemi prestabiliti di comportamento relazionale. Forse nessuno è davvero “normale” nel senso assoluto del termine e invariabilmente nel tempo e nello spazio.

il patriarcato che crea narcisisti e narcisiste

È interessante d'altro canto leggere ricerche che analizzano il ruolo del patriarcato nello sviluppo e nella legittimazione del narcisismo che evidentemente non nasce nel vuoto. È influenzato, e in certi casi potenziato, dalle strutture sociali e culturali in cui le persone crescono e si formano. In tal senso il patriarcato può avere un impatto nel creare le condizioni che favoriscono lo sviluppo di tendenze narcisistiche, specialmente negli uomini. Le norme sociali e i sistemi di potere legati alla cultura patriarcale non solo rafforzano comportamenti come la grandiosità, il dominio e il senso di superiorità, ma li legittimano e li glorificano.

Dentro ai contesti patriarcali infatti si valorizzano in modo particolare la forza, il successo, l’autonomia e il controllo. Gli uomini vengono praticamente incoraggiati a percepirsi come leader naturali, come figure centrali nei rapporti e nella società. E questo può contribuire a sviluppare un senso di importanza personale sproporzionata e un’idea implicita di essere "autorizzati" a dominare le situazioni o le relazioni. Anche l’aggressività e la volontà di controllo vengono talvolta normalizzate, o addirittura apprezzate e romanticizzate: comportamenti che in altri contesti sarebbero considerati manipolatori o invadenti possono essere letti come giusti, naturali, sintomo di interesse, bravura, carisma.

Di conseguenza la dominanza e l’insensibilità, che sono due tratti tipici della personalità narcisistica, possono passare inosservati. E le donne? Anche se il narcisismo è più spesso associato agli uomini anche le donne possono presentare tratti narcisistici, seppure spesso in forme più indirette o strategiche. Una ricerca pubblicata dal National Institutes of Health (NIH) ha evidenziato che alcune donne possono esprimere il narcisismo attraverso comportamenti meno evidenti ma comunque manipolatori: ad esempio, assumendo il ruolo della vittima o ricorrendo al “ruolo materno” per esercitare controllo e ottenere potere.