A Malta una turista americana rischia la vita a causa delle leggi antiabortiste
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Le donne maltesi conoscono bene, purtroppo, le severe leggi antiabortiste del loro paese. Se desiderassero di abortire, l’unico modo per farlo sarebbe tramite l’acquisto online di farmaci abortivi illegali o uscendo dal Paese; una strada tortuosa, soprattutto durante gli anni della pandemia.
Lo stesso dramma lo stanno vivendo, in queste ore, la turista americana Andrea Prudente e il marito Jay Weeldreyer: la donna sta subendo un aborto spontaneo, ma il cuore del feto batte ancora e lei rischia la vita perché i medici non possono porre fine all’aborto in corso.
La vicenda della turista americana
Durante una vacanza all’isola di Malta con il marito Jay, la turista Andrea Prudente, durante la notte del 12 giugno, ha sofferto di una grave emorragia che l’ha condotta all’ospedale Mater Dei, a Msida. La donna era alla sedicesima settimana di gravidanza e, una volta raggiunta dall’equipe medica, le è stato prescritto un medicinale per prevenire l’aborto spontaneo. Tuttavia, dopo due giorni, le si sono rotte le acque e i medici hanno riscontrato che la sua placenta si era parzialmente staccata; dopo altre 48 ore, la donna non presentava più liquido amniotico e i dottori le hanno riferito che il bambino non sarebbe sopravvissuto.
A questo punto, nella maggior parte dei Paesi europei, la donna sarebbe stata sottoposta a un aborto, per terminare quello spontaneo in corso; ma a Malta le leggi antiabortiste sono severissime, e finché è possibile sentire il battito del feto, i medici non possono intervenire. Le cose non sono cambiate anche quando ad Andrea Prudente è stata diagnosticata una rottura della membrana e una fuoriuscita dalla cervice del cordone ombelicale, due elementi che la espongono a un grande rischio di contrarre emorragie e infezioni.
In pericolo di vita e in cerca di una fuga
Ogni giorno i medici controllato la presenza o meno del battito cardiaco del feto, per capire come poter procedere. Il marito Jay Weeldreyer si è espresso in un’intervista per il The Guardian: “Questa è una forma inconcepibile di tortura emotiva e psicologica. Parte di me celebra il battito del cuore, ma allo stesso tempo vorrei che smettesse di esserci, perché sta causando solo più sofferenza per la donna che amo”.
La coppia, al momento, sta cercando disperatamente di uscire dal Paese, facendosi pagare dall’assicurazione un trasferimento in Gran Bretagna; dinamiche analoghe si erano verificate nel 2017, quando da Malta una turista fu evacuata d’urgenza in Francia per un aborto.
I medici maltesi, nel mentre, le suggeriscono di tornare in hotel finché il suo corpo non espellerà naturalmente il feto. La dottoressa Lara Dimitrijevic, presidente della Women’s Right Foundation, spiega la tragica situazione di Malta alla BBC: “La pratica generale è che i medici o lasciano che il corpo espella il feto da solo, oppure - se il paziente si ammala gravemente e sviluppa la sepsi - allora e solo allora intervengono per cercare di salvare la vita della madre”.
Le star che hanno subito un aborto e hanno trovato la forza di continuare
La gravidanza è un momento magico per ogni donna eppure, in certi casi, la magia si scontra con la dura realtà. Queste donne hanno subito un aborto spontaneo e hanno trovato la forza di continuare nonostante la sofferenza causata da questo tremendo evento.
Alcune donne, come Elisabetta Canalis e Costanza Caracciolo, hanno perso un bambino per poi diventare madri l'anno successivo, dando il benvenuto a Skyler Eva e a Stella.
Anche l'amatissima ex First Lady americana ha vissuto la triste esperienza di un aborto spontaneo. Nel Novembre 2018, infatti, ha raccontato in un'intervista al Good Morning America che 20 anni fa ha passato questo incubo: "Mi sono sentita persa e sola e mi sono sentita come se avessi fallito, perché non sapevo quanto fossero comuni gli aborti spontanei dato che non se ne parlava. Ci chiudevamo nel nostro dolore pensando di essere in qualche modo rotte".
Ecco quali sono le donne che hanno subito un aborto e che hanno trovato la forza di andare avanti.
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La situazione di Malta
Malta è l’unico paese facente parte dell’Unione Europea a vietare la pratica dell’aborto in ogni circostanza possibile. La legge antiabortista attuale, in vigore dal 1860, non prevede eccezioni: l’aborto è severamente vietato anche, quindi, in caso di pericolo di vita per la donna, stupro, incesto e anomalie fetali. Chi decide di sottoporsi all’intervento rischia fino a tre anni di carcere; il medico che lo esegue, fino a quattro. Per ovviare a questa limitazione dei diritti della donna, moltissime viaggiano verso il Regno Unito o la Francia ogni anno; altrettante, invece, acquistano pillole abortive illegali online.
Nonostante l’impegno di molte associazioni, tra cui l’Ong maltese Doctors For Choice, che ha aderito alla campagna del 2018 Voice For Choice allo scopo di decriminalizzare l’aborto sull’isola, la situazione non sta cambiando e non vediamo neppure una prospettiva rosea per il futuro.
Ne è un esempio calzante la presenza alla presidenza del Parlamento Europeo di Roberta Metsola: politica maltese dichiaratamente antiabortista che si era opposta, nel 2015, alla possibilità di inserire l’accesso all’aborto come requisito necessario per la parità di genere.
L'aborto in Europa
Malta è uno dei pochi Paesi Europei in cui la legge antiabortista non prevede eccezioni: come Malta, solamente Androrra e San Marino. Ciò non significa, tuttavia, che nel resto del continente la situazione sia sempre rosea. In Polonia, fino all’anno scorso, l’aborto era consentito in caso di pericolo di vita per la madre, stupro, incesto e malformazione del feto, ma una nuova legge antiabortista si è posta contro la terza eccezione (quella che riguarda la possibilità di aborto in caso di malformazione).
Ne sono conseguite manifestazioni in tutto il Paese da parte di attivisti e non e, purtroppo, anche le morti di diverse donne per infezioni da aborto spontaneo non trattate dai medici.
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L'aborto in Italia
E in Italia? L’aborto è consentito entro 90 giorni dal concepimento in condizioni normali, e oltre i 90 giorni in presenza di processi patologici, quali anomalie e malformazioni del nascituro. Inoltre, è possibile anche l’utilizzo della pillola abortiva RU486.
Nonostante ciò, non è tutto rosa e fiori: secondo studi recenti, i medici obiettori in Italia sono tantissimi: sono 31 i centri in Italia, tra ospedali e consultori, con il 100% di medici obiettori di coscienza. Il che rende terribilmente complesso per molte donne la ricerca di un posto dove esercitare la legge 194.
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