Stare fuori fino a tardi anche se è martedì: la bellezza (perduta) di uscire nelle sere "di settimana"
Ma è lì che succedono le cose migliori, quelle non pianificate e quelle da ricordare.
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L'ossessione per la routine perfetta e il "benessere obbligatorio" ha trasformato il tempo libero in un'attività da gestire, relegando la convivialità spontanea nel fine settimana. Nonostante gli italiani e le italiane spendano oltre 100 miliardi di euro nei locali grazie ai consolidati trend dei consumi, la socialità nelle sere "di settimana" ha subito un drastico calo rispetto a dieci anni fa.
vivere la vita ma solo nel weekend è vivere a metà
Sappiamo da Istat che nel 2023 solo l’11,2 per cento delle persone sopra i 6 anni ha trascorso ogni giorno del tempo con gli amici e le amiche e che tre anni prima, nel 2021, lo faceva il 25,6 per cento. Il picco massimo della socialità lo abbiamo raggiunto nel 2003 con una percentuale del 26,2 per cento e poi le nostre mondanità si sono affievolite fino alla mazzata della pandemia.
Chi invece non ha amici o non li incontra mai è passato dal 5,5 all'8,1 per cento. Ma a noi piace pensare che torneremo ai tempi in cui un qualsiasi mercoledì sera poteva trasformarsi in una festa improvvisata grazie alle velleità da dj di un barista di quartiere. E ci piace perché non ci piace invece vedere come molti italiani sembrano vivere i giorni infrasettimanali come una lunga anticamera del sabato, proponendo a chiunque li inviti a uscire di "spostare sul weekend" la cena o il drink o il cinema.
lavoro, skin care routine e pandemia: i nemici delle serate fuori
Il motivo ufficiale è il lavoro, ma quello reale è più complesso. Negli ultimi anni abbiamo imparato a parlare di burnout, benessere mentale, produttività (bene quando è sostenibile) e soprattutto abbiamo imparato una infinita varietà di pratiche di cura di sé. Tutti temi importanti, sebbene alcuni siano andati alla deriva diventando trappole tossiche.
Il fatto è che insieme a queste conquiste sommate al burnout, sommate all'abitudine di rimanere in casa per via dei lockdown ci hanno fatto dimenticare che la sera dei giorni di settimana si può uscire e pure fare tardi. Il libero arbitrio, insomma. La skincare serale da dieci passaggi, le otto, nove o addirittura dieci ore di sonno, il monitoraggio del corpo attraverso smartwatch e applicazioni, l’ossessione per l’ottimizzazione sono diventate, da tentativo di prenderci cura di noi a una barriera tra noi e quelle attività che rendevano la vita più leggera.
Come uscire senza un motivo preciso, incontrare qualcuno a metà settimana, perdere un po’ di sonno per una conversazione interessante. Aggiungiamo che la diffusione dello smart working ha inoltre cancellato alcuni confini tra vita privata e professionale e che trovandoci già in casa a fine lavoro, è più complicato fermarsi a bere qualcosa con amici e colleghi.
tornare a uscire di settimana per apprezzare i momenti spontanei
Probabilmente sono cambiate le priorità e non è una questione di età: secondo i rapporti FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), il consumo fuori casa in Italia ha recuperato e in alcuni casi superato i livelli pre-pandemia, con una spesa complessiva che negli ultimi anni è tornata sopra i 90 miliardi di euro annui. Gli italiani continuano quindi a frequentare ristoranti, bar e locali. Ma molti operatori della ristorazione segnalano una crescente concentrazione della domanda nel fine settimana: venerdì e sabato diventano giornate fondamentali per il fatturato, mentre le serate dal lunedì al giovedì risultano più difficili da riempire come avveniva in passato. Eppure le cose che rendono memorabile una settimana raramente sono quelle che abbiamo pianificato per migliorare la qualità del nostro sonno o la nostra produttività.
Sono piuttosto, storicamente, quelle che interrompono il programma che ci eravamo date: la telefonata che si trasforma in una cena o la cerchia di amici che propone un bicchiere dopo l’ufficio. E sono improvvisate che dobbiamo tornare a coltivare.
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