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Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Una donna ogni tre giorni: parlano gli uomini, finalmente, "la violenza di genere è un problema nostro"

La responsabilità della violenza di genere è di chi la compie: il primo passo è parlarne, facendosi carico del problema.
Abbiamo intervistato giornalisti, insegnanti, giudici e attivisti
di Eugenia Nicolosi
uomini contro la violenza di genere
uomini contro la violenza di genere  (getty images)

Ogni giorno, in Italia, un uomo pone fine alla vita di una donna. Nella quasi totalità dei casi si tratta di uomini che con la loro vittima hanno o hanno avuto un legame di natura romantica o affettiva: partner, ex partner, familiari. Le donne sperimentano ogni giorno una qualche forma di violenza esercitata in forza di una discriminazione sistemica che consente agli uomini di credersi in diritto di farlo: infantilizzazione, umiliazione, stupro, segregazione, privazione del diritto al lavoro, all'autonomia, alla libertà individuale. 

Gli autori della violenza sessuale, fisica, psicologica, economica operata su mogli, fidanzate, figlie, colleghe, amiche, sorelle e madri sono sempre uomini. Il problema della violenza maschile sulle donne è quindi prima di tutto un problema, appunto, maschile: devono farsene carico gli uomini. Come? Inziando a parlarne.

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il giornalista, "la violenza di genere non è un'anomalia ma cultura"

"La violenza maschile sulle donne non è un’anomalia, ma l’espressione più brutale di una cultura patriarcale che vede la donna come oggetto e l’uomo come dominatore - dice Pasquale Quaranta, giornalista che svolge anche il ruolo di Diversity Editor - Il femminismo ci ha insegnato che il cambiamento è possibile solo quando mettiamo in discussione le radici profonde del potere, educando uomini e donne a riconoscere e combattere le disuguaglianze. Questa lotta non è mai individuale ma collettiva: smantellare queste dinamiche oppressive non è solo un atto di giustizia per le donne, ma una liberazione anche per noi uomini, che dobbiamo ripensare la nostra identità oltre i ruoli imposti. Essere alleati del cambiamento è un privilegio e una responsabilità di cui tutti dobbiamo farci carico”.

Pasquale Quaranta
Pasquale Quaranta 

gli attivisti, "come uomini siamo tutti responsabili"

Ha dato vita a uno dei più grossi circoli Arci in Italia, l'Epyc di Palermo: Valerio Bordonaro registra l'intersezionalità. "Gli elementi socioculturali che caratterizzano la violenza patriarcale sono gli stessi che ispirano la sopraffazione dell’uomo bianco e ricco nei confronti del resto dell’umanità e della Natura" - sottolinea - "Bisogna quindi che noi uomini diventiamo l’elemento di cambiamento. Del resto, alleviare i sintomi di un fenomeno come la violenza maschile sulle donne ha senso solo nella prospettiva in cui si voglia realmente eliminare la causa del male".

Ed è "una questione di responsabilità - spiega Claudio Costanzo, militante del Palermo Pride - dobbiamo domandarci come la nostra identità di uomini si è costruita sul sopruso verso ciò che non siamo. Soprattutto, in che senso contribuiamo a una cultura che denigra le donne e i corpi non conformi, quando siamo stati violenti, che cosa (non) abbiamo fatto verso i nostri colleghi di genere per zittire quella battuta sessista o quell'atteggiamento violento che si basavano proprio sull'essere uomini".

Valerio Bordonaro
Valerio Bordonaro 

"altro che not all men: ci insegnano la mascolinità in culla"

La difficoltà per molti uomini di ogni età è ancora distinguere tra l’io e il patriarcato. Uscire fuori dal concetto di io no - dice Rosario Coco, presidente di Gaynet - La dichiarazione del ministro Valditara (il patriarcato riguarda i migranti, ndr) è in questo senso emblematica e rassicurante: il violento non sei tu, è sempre qualcun altro, spesso anche migrante.  C’è un particolare però: in oltre il 90 per cento dei casi, i femminicidi avvengono per mano di chi ha le chiavi di casa. E questo perché siamo tutti, i maschi, su quel pendio scivoloso in cui ci hanno messo da quando ci hanno appiccicato alla culla il fiocco blu. È quel pendio che ci porta dall’innocua battuta sessista all’idea di poter possedere una persona in una relazione. Perché se non ti mostri geloso sei debole e meno maschio. È quel pendio in cui ci trascina un certo linguaggio erotico, gran parte della narrazione pornografica, la professione di omofobia e ci viene richiesta come maschi a un certo punto della nostra crescita, quando dobbiamo schernire qualcuno dicendo che la prende dietro. Perché prenderla è una cosa da femmine che giustamente devono stare un gradino sotto".

"Allora la questione non è sentirsi in colpa, ma sentirsi responsabili del cambiamento - continua Coco - Ogni persona riconoscendo la propria posizione, dal privilegio di chi si socializza come uomo all’interiorizzazione del patriarcato di alcune persone che si socializzano come donne. I millenial e le generazioni successive sono probabilmente le prime che stanno affrontando radicalmente questo cambiamento anche dal punto di vista maschile".

il giudice, "carcere e multe non bastano: occorre educare gli uomini"

Nicola Aiello è giudice per le indagini preliminari, intercetta giovani violenti che commettono stupri, stalking e abusi di vario tipo. "Si tratta di reati trasversali: sbagliato pensare che riguardano solo contesti degradati perché se ne registrano in misura identica anche nelle fasce di reddito alto - ci tiene a spiegare - Allora il problema non è tanto contenere, con misure cautelari e sanzioni, ma educare le nuove generazioni a una cultura diversa da quella maschilista che è in vigore oggi, ad accettare che le donne non siano oggetti ma soggetti e che siano libere di interrompere i rapporti senza che il ragazzo si senta privato di qualcosa".

Il gip spiega come riconoscere alcuni campanelli d'allarme, segnali che aiutano a identificare gli uomini violenti. "Molto spesso durante gli interrogatori di garanzia si capisce che esiste una tipologia di autore: ovviamente sono uomini sani di mente ma con delle caratteristiche di gelosia e possessività, si capisce da come parlano che la donna per loro è un oggetto". Ma non solo: "Se quando parla alza la voce, o quando fa sesso non bacia la partner, se manda decine di messaggi per sapere dove sta e che fa è potenzialmente pericoloso".

Il professore, "quella paura negli occhi delle donne è colpa nostra"

Dario Accolla è insegnante, scrittore e saggista. Ha deciso di raccontare quando ha compreso, con esattezza, il concetto di discriminazione. "Tempo fa, tornando a casa, incontrai una donna che stava per prendere l'ascensore. Non mi conosceva, ero nuovo nel palazzo. Lessi la paura nei suoi occhi. E in quel momento compresi cosa intendevano dire le mie compagne per violenza maschile. Non ero io il problema, come singolo individuo, quanto ciò che rappresentavo. Uno sconosciuto che, poiché maschio, poteva rappresentare un pericolo. In verità quel male, che nella sua banalità si rendeva invisibile, l'avevo sperimentato sulla mia pelle sotto altre forme. Quando ero bullizzato per la mia omosessualità, a scuola, se incontravo dei ragazzi in gruppo per strada mi irrigidivo. Avevo paura di subire un abuso che si ripresentava come un copione".

Dario Accolla
Dario Accolla 

"Avrei dovuto pensarci prima - aggiunge - omofobia e violenza contro le donne sono due tentacoli del patriarcato. Ho dovuto sbatterci il muso, proprio sullo sguardo impaurito di una donna a cui non avrei fatto mai nulla di male. Per lei, però, in quel momento ero una minaccia concreta. Perché viviamo immersi in un sistema che lascia che quelle violenze si riproducano, come un automatismo. Come uomini abbiamo la responsabilità di spezzare questo circolo vizioso. Perché non mi piace vivere in un mondo che si struttura su quella violenza. E non mi piace esserne uno strumento. E fino a quando non prenderemo posizione, in quanto detentori di un privilegio, saremo irrimediabilmente complici. Non prendere posizione di fronte a un'ingiustizia significa avallarla".

Il direttore dei centri per maltrattanti, "uomini convinti di essere nel giusto"

Da anni Fabio Ruvolo dirige una rete di centri per il recupero di uomini maltrattanti: "L'unico modo per sradicare il sistema che normalizza la violenza sulle donne è fornire agli uomini la consapevolezza di ciò che è: gli uomini sono convinti che il loro fare sia giusto”. Rimproveri e infantilizzazioni, botte e stupri: “Secondo gli autori sono semplici e giustificabili reazioni, non un agire violento, non reati. Perché l'esercizio del patriarcato è una pratica normalizzata e che si eredita, nella quale si cresce, che gli uomini subiscono a loro volta in forme dirette o indirette - spiega Ruvolo - Il patriarcato si rigenera replicandosi di generazione in generazione, finché non si interrompe". E Come? "Gli uomini vanno riportati a una dimensione di autocoscienza con percorsi e terapie".